Senza più debiti con dignità

Senza più debiti con dignità

di Barbara Balsamo (Avvocata in Trento)

I miei studi classici di scuola superiore, anche se non recenti, mi riportano alla mente l’antico periodo della riforma di Solone con l’affrancamento dei piccoli agricoltori ridotti in schiavitù e reinseriti nella vita sociale e attiva di Atene. Era l’unica soluzione per mantenere lo Stato e per togliere da situazioni critiche irreversibili alcune categorie di persone.

Vorrei prendere spunto da questo fatto storico per parlare di sovraindebitamento e della L.3/12, come modificata dal Decreto Ristori 2020 nonché del ritorno del debitore alla vita economica e sociale preservando la propria dignità.

L’indebitamento eccessivo è diventato un grave fenomeno sociale forse anche per l’assenza di solidarietà e per le marcate diseguaglianze che caratterizzano la nostra società.
C’è stato un tempo in cui l’accesso al credito ha permesso un notevole miglioramento della vita al singolo con accesso a beni voluttuari e non necessariamente di lusso che senza questo strumento mai sarebbero stati alla portata di molti.

Quando si parla di sovraindebitamento ci si riferisce ad una situazione debitoria difficilmente sostenibile nel tempo, caratterizzata dal reale pericolo di non potervi far fronte seppure in prospettiva.
La causa è in vari fattori economici e finanziari, come la drastica diminuzione dei tassi di interesse, il minor risparmio, le variazioni percentuali di disoccupazione nonché l’alternarsi tra crescita e decrescita economica.

Negli ultimi anni, l’indebitamento del singolo è divenuto un problema collettivo che ha creato un allarme sociale; proprio su questo si innesta la L.3/12, con l’obiettivo primario di fornire a chi si trova in una situazione economica gravemente critica di “essere affrancato” e poter avere un ruolo attivo nell’economia e nella società.

Il quadro economico mondiale ha subito, con l’avvento del Covid-19, il lockdown e le limitazioni conseguenti, un arresto forse senza precedenti, inducendo il legislatore a prevedere interventi mirati per microimprese, artigiani, liberi professionisti, consumatori e famiglie gravemente messi in ginocchio.
Il Decreto Ristori (D.L.137/2020) è intervenuto a gamba tesa sulla L.3/12 riformandola, migliorandola ed integrandola nel nuovo Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza e nell’obiettivo di dare una via d’uscita concreta alle fasce più deboli ha introdotto norme sull’indebitamento familiare.

Ancor più, oggi, le modifiche apportate si rivolgono alle categorie più deboli, a chi lo è diventato per effetto di un licenziamento, o per far fronte a spese mediche e a spese per la famiglia assunte a suo tempo e non più sostenibili.
L’affrancamento, come risposta alla necessità sociale, come concetto di libertà da soggezioni e oneri, con il decreto Ristori si rivolge anche al debitore incapiente-nullatenente, al solo fine di valorizzarne la sua potenzialità economica, l’esperienza e la competenza, evitando il ricorso alla “fuga” da tutto ciò che costituisca oggetto di esecuzione da parte del creditore, restituendogli, così la dignità.

La crescita del nostro Paese dipende anche dal ricorso effettivo ed efficace a queste norme.

Image credit: Pete Linforth da Pixabay

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