Una vita da scienziata

Una vita da scienziata

di Patrizia Caraveo (Astrofisica)

Mi chiamo Patrizia Caraveo e sono un’astrofisica.
Ho iniziato la mia carriera con l’analisi e l’interpretazione dei dati dal satellite europeo COS-B dedicato allo studio dell’astronomia gamma. Per cercare di identificare le sorgenti di raggi gamma viste da COS-B ho allargato il mio campo di azione prima sconfinando nell’astronomia X e poi in quella ottica
Così sono diventata una entusiastica sostenitrice dell’astrofisica multilunghezza d’onda.
Oltre a fare ricerca attiva, da anni tengo il corso di Introduzione all’astronomia all’interno della Luarea triennale in Fisica all’Università di Pavia.
Amo occuparmi di divulgazione sia tenendo conferenze, sia scrivendo su quotidiani e riviste. Negli ultimi anni ho anche scritto qualche libro sull’astrofisica delle alte energia, sulla conquista della Luna e sulla salvaguardia del cielo. Ho anche scritto un libretto sulla non parità di diritti tra uomini e donne.
Vorrei che a tutti e a tutte fossero offerte le stesse opportunità e per questo sono felice di fare parte delle 100 donne contro gli stereotipi.
Sono anche fiera di fare parte del gruppo 2003 per la ricerca scientifica, che riunisce gli scienziati italiani più citati nella letteratura mondiale.

Courtesy Patrizia Caraveo – Ph: G. Bruneau- Una vita da scienziata – Fondazione Bracco

Faccio il secondo lavoro più antico del mondo e non potrei desiderare di meglio.

Guardando indietro, riconosco di essere stata fortunata. Ho cominciato la mia carriera su un treno in corsa e, da allora, non mi sono mai fermata.

Il primo treno si chiamava Cos-B e mi sono trovata a bordo durante la tesi per la laurea in Fisica all’Università di Milano (nel 1977), senza apprezzare la grande opportunità che mi era offerta. Era il primo satellite della neonata Agenzia Spaziale Europea (ESA), dedicato all’astronomia nei raggi gamma. Una camera a scintille fatta per lo spazio che avrebbe traghettato l’Europa (e me) nella serie A della ricerca spaziale.

Dopo la laurea, sono andata in Francia al CEA di Saclay e poi sono tornata in Italia con una borsa di studio del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Dopo qualche anno, sono diventata ricercatrice del CNR presso l’istituto di Fisica Cosmica e Tecnologie Relative di Milano (nel 2005, confluito nell’Istituto Nazionale di Astrofisica. INAF) dove ho seguito le normali progressioni di carriera dapprima come primo ricercatore e poi come dirigente di ricerca, fino a diventare direttore dell’Istituto che, nel frattempo aveva cambiato nome ed era diventato Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica cosmica dell’INAF.

Nel frattempo ha avuto occasione di partecipare a tutte le missioni di astrofisica delle alte energie che NASA ed ESA mettevano in campo. Ho collaborato alla missione INTEGRAL dell’ESA, alla missione Agile, dell’Agenzia Spaziale Italiana, alle missioni SWIFT e Fermi della NASA. Ho ricevuto premi, sono entrata nella lista degli Highly cited researchers e il Presidente Mattarella mi ha conferito il titolo di Commendatore.  

Che morale posso trarre dalla mia carriera?

Ho sicuramente lavorato molto, ma ho sempre tratto grande soddisfazione dal mio lavoro. Certo, è bello ricevere riconoscimenti, ma ho sempre pensato che la prima a dover essere soddisfatta di quello che facevo dovevo essere io. Non ho mai smesso di sentirmi una privilegiata.
In più, sono stata fortunata: la mia vita scientifica si è intrecciata da subito con quella privata e ho condiviso gli interessi, le passioni, la vita e l’ufficio con un uomo che non mi ha mai fatto annoiare.
Abbiamo avuto naso nello scegliere i problemi da attaccare e, insieme, siamo riusciti ad ottenere risultati importanti e siamo diventati famosi per avere scoperto una stella di neutroni capricciosa.
Mio marito, Nanni Bignami, aveva avuto l’idea di chiamarla Geminga, che in dialetto milanese significa non c’è (gh’è minga) e il nome è diventato un marchio di fabbrica per tutti coloro che lavorano con le stelle di neutroni.
Abbiamo avuto una figlia fantastica che ha rischiato di chiamarsi Geminga.
Per fortuna abbiamo cambiato idea, Giulia, che dice di essere allergica all’astrofisica, non ce lo avrebbe perdonato.

Non penso di avere fatto carriera perché sono “la moglie di”.
Anzi, so per certo che in diverse occasioni la mia candidatura a questa o quella posizione non è stata considerata proprio perché ero la moglie di un personaggio importante.
Aggiungo che, come tutti (uomini e donne), ho partecipato a concorsi che ho regolarmente perso prima di imbroccare quello giusto. Quando leggo dei provvedimenti anti nepotismo, non posso non pensare che avrebbero potuto cambiare il corso della mia carriera.

Difficile dare consigli sulla base della mia esperienza.

Le situazioni contingenti variano così rapidamente che quello che è stato importante per me potrebbe essere irrilevante per altri/e in contesti di versi. Quello che non deve mai mancare è una determinazione assoluta. Se bisogna stringere i denti, vuol dire che ne vale la pena. In ogni caso, posso garantire che studiare il cielo è il lavoro più bello del mondo.

http://www.iasf-milano.inaf.it/~pat/personal.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Patrizia_Caraveo

Image credit: Nidhi Yashwanth da Pixabay

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