Il legal counselor

Il legal counselor

di Paola Perchinunno (Avvocata in Bari)

Le nuove frontiere del counseling: il legal counselor

Siamo ormai entrati nella cultura delle ADR e delle tecniche di negoziazione dei conflitti passando attraverso la mediazione familiare, ovverosia interventi stragiudiziali in cui un terzo si mette a disposizione per comporre un conflitto.

La giurisprudenza ha creato, altresì, altre  figure professionali, anch’esse con compiti di composizione dei conflitti, come il “coordinatore genitoriale”.

Non mi soffermo sulle differenze e sulle professionalità, ma sul dato sociologico-culturale riprendendo le parole di Bauman in “Modernità liquida” con riferimento ad una condizione umana liquido-moderna: < quello che stiamo vivendo è un periodo di “interregno” uno di quei momenti in cui gli antichi modi di agire non funzionano più, gli stili di vita appresi/ereditati dal passato non sono più adeguati all’attuale conditio humana, ma ancora non sono state inventate, costruite e messe in atto nuove modalità per affrontare le sfide >.

Questa profonda esigenza di nuove modalità ed anche di nuove persone “professionalizzate” a cui affidare i disequilibri emergenti, ha contribuito a creare una particolare e crescente attenzione al mondo delle emozioni che, ove non riconosciute, trasformano la comunicazione in conflitto.

Fra le suddette professioni “trasversali” si sta diffondendo anche in Italia il counseling.

Il counseling si configura come una professione autonoma in un momento storico in cui tanti avvertono la necessità di un “nuovo umanesimo”, ovvero di un nuovo modo di stare al mondo, che ci veda maggiormente attenti alla dimensione relazionale ed empatica tra esseri umani.

Il counseling nasce  nel Nord America nei primi del ‘900 – esattamente nel 1908 – ad opera di tre pionieri (Jesse B. Davis, Frank Parsons, Clifford Beers) che utilizzarono per la prima volta l’espressione “counseling” (counselling nell’inglese britannico) cercando di spiegare l’attività di supporto che svolgevano a favore di persone con problemi sociali e nell’ambito del lavoro, della vocazione e dello sviluppo professionale.

Gli anni tra il 1940-1950 scandirono definitivamente lo sviluppo del Counseling prima negli Stati Uniti e, successivamente, nel resto del mondo. Pietra miliare fu la pubblicazione del famoso libro Counseling and Psychotherapy (1942) di Carl Rogers.

Rogers, esponente della nascente corrente di pensiero nota con il nome Psicologia Umanistica, introdusse la <<terapia centrata sul cliente >> rivendicando così, nel colloquio tra professionista e cliente, la centralità di quest’ultimo.
Una posizione nata quale reazione al determinismo, al riduzionismo scientista ed alla semplificazione meccanicistica delle due correnti all’epoca dominanti nel mondo della psicologia: il comportamentismo (oramai all’epoca diffusosi tra gli psicologici) e la psicoanalisi.

Rogers e il suo movimento culturale, fortemente influenzati dalle correnti di pensiero della fenomenologia e dell’esistenzialismo, non fecero altro che promuovere l’idea di individuo libero, responsabile, consapevole e in grado di scegliere.

L’intervento di Carl Rogers determinò due sostanziali conseguenze:

  • il counseling, da quel momento in poi, iniziò a dare enfasi alla qualità della relazione;
  • Rogers, suo malgrado, accostando il counseling alla psicoterapia, inconsapevolmente  favorì arbitrarie speculazioni  nel mondo della psicologia soprattutto qui in Italia dove qualcuno, nella traduzione dall’inglese all’italiano dell’opera di Rogers, sostituì “counselor” con “consulente psicologico” manipolando così il messaggio dell’autore.

Spesso si crede che la cosa più importante sia distinguere tra relazione che funziona e relazione che non funziona; tra comportamenti giusti e comportamenti sbagliati; tra torti e ragioni.

I conflitti sorgono dalla mancanza di allenamento a prestare attenzione al “modo” con cui entriamo in relazione, perciò il lavoro è allenarsi  a sentire se stessi.

La persona che si rivolge ad un counselor vive la propria esperienza sentendo che qualcosa gli sfugge; tuttavia, non si tratta di disagi per i quali si rende necessaria una ‘stampella’, una terapia che sarebbe di competenza dello psicoterapeuta, né tanto meno malesseri che abbisognano di uno psicofarmaco che sarebbe di competenza dello psichiatra.
Si tratta di problematiche che richiedono tecniche che agiscano da leva affinché dal cliente si evochi la risposta che egli stesso sta cercando.

Spesso si crede che la cosa più importante sia distinguere tra relazione che funziona e relazione che non funziona; tra comportamenti giusti e comportamenti sbagliati; tra torti e ragioni. I conflitti sorgono dalla mancanza di allenamento a prestare attenzione al “modo” con cui entriamo in relazione, perciò il lavoro è allenarsi  a sentire se stessi.

Osservare se stessi significa imparare ad avere l’abitudine di osservare quali sentimenti, emozioni o risposte emergono rispetto una data situazione, una persona o un evento.
Osservarci in questo modo, senza giudizio, limitandoci, per così dire, a raccogliere dati sul nostro funzionamento, ci consente di conoscerci e, conseguentemente, di entrare in relazione con sé e con gli altri in modo efficace.

La persona che si rivolge ad un counselor vive la propria esperienza sentendo che qualcosa gli sfugge. 

Osservare se stessi significa imparare ad avere l’abitudine di raccogliere dati sul proprio funzionamento e, conseguentemente, a entrare in relazione con sé e con gli altri in modo efficace.

Gli ambiti lavorativi del counseling, dunque, variano dal settore pubblico a quello privato, dal gruppo al singolo individuo, dalla casalinga al manager, dalla scuola alla grande azienda.
E dunque anche nel mondo giuridico, tant’è vero che ci sono i giudici onorari presso il Tribunale dei Minorenni e la stessa prima Garante per i Diritti dell’Infanzia in seno alla Regione Puglia. Tali figure possono qualificarsi come counselors.

L’attività del counselor, in ambito legale, viene definita  “counseling giuridico”: un servizio offerto al cliente dell’avvocato e allo stesso studio legale da una figura qualificata che affianca l’avvocato nella gestione delle situazioni emotivamente più complesse e garantisce al cliente un riferimento ampio e costante che lo aiuti a superare le sue difficoltà.

Oggi si assiste a un nuovo step, rappresentato dalla figura del “legal counselor:

è lo stesso avvocato che  può accedere al Master quadriennale in una Scuola che garantisce un riconoscimento a livello Europeo e l’appartenenza ad un’associazione professionale di categoria ai sensi della Legge 14 gennaio 2013 n. 4.

Questa nuova figura può senz’altro offrire un significativo contributo all’evoluzione della classe forense, atteso che, da un lato, può esaltare l’attitudine conciliativa dell’avvocato e, dall’altro, può favorire una migliore introspezione del cliente  nell’ambito del conflitto in cui è coinvolto.

A tale ultimo proposito, occorre tener presente che l’auto-esplorazione è determinante per individuare rabbia e paura che intervengono sempre a produrre situazioni di stress e ingestibilità della quotidianità.
E’ frequente l’espressione “farsi dei film” ovvero credere e riportare fatti ed eventi in maniera soggettiva senza considerare che la mente dell’altro ha ragionato in maniera diversa.
Non siamo tutti uguali e la mente “mente” in quanto educata a convincimenti rinvenienti dalla cultura, dall’ambiente in cui si è cresciuti e dalla personalità che in esso si è formata.

Einstein sosteneva che non si può risolvere un problema con la stessa mente che lo ha creato.
È certo che esso si riproporrà in un qualunque ambito, in una qualsiasi nuova relazione, in una nuova coppia dopo una separazione o un divorzio.

 “Rendi cosciente l’inconscio, altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino.” (Carl Jung).

#TOPICS: ultimi articoli

Avvocati, cosa… come…?

Massimo Corrado Di Florio
Autentici depositari di una fede di libertà

Rilevanza strategica

Andrea Buti
Inquadrare il problema, individuare le opzioni, immaginare gli scenari

Trasformazione etica

Tania Rizzo
L’Avvocatura è l’ossatura dello stato di diritto

Per prima cosa, uccidiamo tutti gli avvocati

Aldo Luchi
Le battaglie per i diritti di tutti e non per il privilegio di pochi

Lo sguardo laico

Nicola Cirillo
Una funzione propulsiva del progresso e dello sviluppo sociale

Prospettiva ribaltata

Anna Losurdo
Abbiamo, non da oggi, un problema reputazionale

Dieci ragazzi per noi

Ileana Alesso
Il linguaggio del legame sociale è un linguaggio “speciale” che deve essere “normale

Sentimenti e regole

Antonio Pascucci
Le regole sono il fondamento di ogni comunità strutturata, necessarie per garantire un equilibrio tra ordine e libertà

Un fiocco di tanti colori

Paola Furini
Ai ragazzi e alle ragazze è stata garantita la possibilità di partecipare alla vita pubblica

Archivio Magazine

Indice

Rubriche: ultimi articoli

Nuove regole per i consulenti psico forensi

Pubblicato in |

Alessandra Capuano, Giovanna Fava, Ida Grimaldi, Andrea Mazzeo, Elvira Reale
Il malcelato tentativo di negazione della violenza domestica e di genere che si vuole mantenere fuori dai Tribunali civili e dalle cause di affidamento dei minori

Mobbing famigliare o genitoriale?

Pubblicato in |

Andrea Mazzeo
Le condotte conflittuali o di sopraffazione tra i coniugi non sono equiparabili al mobbing nel mondo del lavoro

Stato interessante in stato di diritto

Pubblicato in |

Anna Frasca
Esiste una correlazione inversa tra il lavoro domestico e il desiderio di avere figli

Diritto alla conoscenza

Pubblicato in |||

Paola Regina
La giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo ha elaborato
nozioni autonome di diritto e di legge

Trasparenza legislativa nella UE

Pubblicato in |||

Emilio De Capitani
Elementi fondanti per il diritto all’auto determinazione di ogni individuo e per il funzionamento di una società democratica

Responsabilità del linguaggio

Pubblicato in |||

Roberta De Monticelli
L’idea di trasparenza è il luogo dove la logica si salda con l’etica

Diritto di capire

Pubblicato in |||

Stefania Cavagnoli
L’importanza del diritto e della sua comunicazione come strumento di relazione e di garanzia

Distrofia sintattica

Pubblicato in |||

Massimo Corrado Di Florio
Le parole non devono essere ingannatrici

Better law making

Pubblicato in |||

Trasparenza delle leggi e strumenti di democrazia partecipativa in Italia e in Europa
Ileana Alesso
Se un linguaggio che non è possibile capire e parlare è un linguaggio che rende muti, ferisce le persone e la comunità, occorre la bussola di una lingua comune per l’orizzonte disegnato dalla Costituzione

Ifigenia

Pubblicato in

Povera, si direbbe.Che già ad essere figlia di Agamennone e…

Sospensione feriale: si/no

Pubblicato in ||||

Giovanna Fava
Le richieste di provvedimenti in materia di famiglia sono tutte urgenti

Una sfida per la qualità

Pubblicato in ||||

Angelo Santi
Un campo di azione in cui esplicare la libertà delle parti