Similis cum similibus
di Samanta Leila Macchiarola (Docente di latino e greco presso L’I. S. I. S. S. “FIANI-LECCISOTTI” – sez. liceale di Torremaggiore – FG)
“Similis cum similibus“
“Odi et amo. Quare id faciam fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior”
(Catullo, carme 85)
“Yin e yang”
“Dormiveglia”
Che dire? Difficile per un individuo districarsi tra la prima affermazione, cara agli antichi romani nella sua accezione negativa ma spesso intesa anche come “ricerca di affinità”, e l’imprevedibilità prospettata dalle successive parole che rimandano chiaramente al paradossale attrarsi dei contrari.
Del resto siamo circondati dagli opposti: bene vs male, cielo vs terra, femmina vs maschio.
Ad evidenziarli c’è addirittura un dizionario molto in uso tra studenti in cerca di parole ad effetto e adulti lessicalmente curiosi.
Ciò che è uguale ci tranquillizza, ci rassicura, a volte ci annoia.
Ciò che è diverso, invece, ci racconta novità, ci incuriosisce, ci attrae, a volte ci spaventa.
In balia delle nostre emozioni e dei nostri vissuti, passati e quotidiani, ci approcciamo agli opposti in modo altalenante. Difficile, insomma, prendere una posizione.
Il problema sorge, in tutta la sua urgenza, quando in una persona o in una situazione li troviamo entrambi. L’uguale e il diverso.
Istintivamente portati ad individuare i punti di contatto, finiamo per elettrizzarci di fronte all’insolito che non ci appartiene. E più siamo curiosi più siamo esposti.
Esperienze, amori, amicizie, contesti finiscono per attrarci proprio per questo.
E per questo ci danno energia.
Il dilemma, però, resta. Le differenze avvicinano o allontanano?
Perché una cosa è accettare le differenze nell’ambito di quella che oggi si chiama, a scuola e non solo, “Educazione alla cittadinanza”: tutti o quasi tutti, spero, concorderanno nell’affermare che la convivenza umana, intesa nel senso più ampio del termine, “esige” tolleranza e rispetto delle reciproche diversità.
Altro è fare della diversità il nostro “criterio elettivo”.
Mi raccontava un’intima amica di aver avuto una relazione, anche abbastanza lunga, con un uomo che nel tempo si è rivelato, per molti aspetti, il suo opposto.
Mi diceva che a far scattare la scintilla erano stati proprio gli opposti. Perché, ci teneva a precisare, entrambi erano tipi curiosi. Quali opposti?
Dalle cose più banali a quelle più importanti: amante del mare lei, refrattario al caldo lui; lavoratore autonomo lui, dipendente statale lei; lui senza figli, lei con figli; lei dal lessico forbito e restio alle parolacce, anche quelle più comuni, lui “colorito” nell’esprimersi; lei sostanzialmente chiusa nella sua bolla, per quanto consapevole di quanto questo atteggiamento rappresentasse una “mancanza”, lui sempre informato e attento a quello che avveniva nel mondo; lui non vaccinato, lei tre dosi di vaccino.
Potrei continuare, ma penso sia sufficiente …
Mi viene in mente, in tutto il suo struggente coinvolgimento, l’indimenticabile Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto, film cult degli anni ’70, che sugli opposti gioca il significato della vicenda, magistralmente interpretata da Mariangela Melato e Giancarlo Giannini.
Eppure, diceva la mia amica, si erano amati. Accorgendosi di essere tanto diversi ma anche tanto uguali.
Era stato bello, ma poi, lentamente, era finito … incomprensioni, distanze, cambiamenti.
La differenza, da cui tutto era partito, si è rivelata fatale. Gli opposti non si sono più attratti.
L’energia è diventata negativa.
Mi ha raccontato che nei momenti di tensione lui le diceva che avrebbe dovuto trovarsi uno come lei.
Similis cum similibus… questa volta nell’accezione negativa.
Un suo simile.
Difficile valutare, trarre delle conclusioni. A ognuno la propria riflessione.
A me sembra che abbiano perso una scommessa, una partita giocata sulla capacità di continuare a vedere l’opposto come una risorsa tanto paradossale quanto affascinante.
Come, a volte, sono certi dormiveglia in riva al mare…
Credits: da Pixabay
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