Scaramanzie di fine Anno
Tra me e tutto ciò che è fuori da me una barriera insormontabile. Inutile illudersi. Siamo alla fine dell’imbuto, pur senza giungere mai (e per sempre mi verrebbe da dire) allo sbocco del medesimo imbuto. Intrappolati in un pertugio. Anzi, parafrasando Ludwig Wittgenstein, limitati nel nostro mondo poiché questo e solo questo conosciamo, eternamente proiettati verso la personalissima (e, pertanto, errata) presunzione che il nostro bel dire sia l’unico e vero sistema di conoscenza.
Per non parlare di chi discetta del frastornar di parole, così riducendo il dire pensato a sola poltiglia di frasi appiccicate le une alle altre. Frasi secche come fave seccate.
“i limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo” (Ludwig Wittgenstein, Tractatus Logico-Philosophicus).
Dicevo bene, qualche tempo fa, quando affermavo, alla fine di questa fiera delle vanità, che le parole sono finite. Un bel sistema di sintetica comunicazione potrebbe confortarci se, nella notte del 31 dicembre, salutassimo apotropaicamente tutti innalzando un dito per aria in segno di trionfale vittoria.
Il pollice? (come facevano i motociclisti un tempo); il medio? (non per invocare la famosa leva di Archimede che avrebbe sollevato il mondo); l’indice? (per ricordare che dall’alto il deus ex machina sta lì e ci osserva). A voi la scelta.
Proporrei, invece, di usare due dita. Come quando gli abitanti di Creta salutavano Minosse per ricordargli del Minotauro. Avete capito bene: indice e mignolo. Alla larga la sfiga. Buona fine. Se così posso dire. Ottimo inizio. Che è meglio.
Scaramanziedifineanno…tutta una parola.
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