Si chiamerà Pace

Si chiamerà Pace

di Paola Furini (Avvocata in Milano – Fronteverso network)

… e se è una femmina si chiamerà Futuraaaaa…

È impossibile per le persone della mia generazione leggere questo verso senza canticchiarlo sulle note orecchiabili della notissima canzone di Lucio Dalla.

Il testo è del 1980 e racconta di due ragazzi di Berlino che, pur vivendo dalle parti opposte del muro riescono ad amarsi e a concepire un figlio che, se sarà femmina, si chiamerà FUTURA.
Come Lucio, molti altri artisti, attraverso le loro opere hanno veicolato messaggi di amore e concordia contro tutti i muri.

Nel 1986 è stato Keith Haring che ha dipinto sulla parte ovest di quello stesso muro una lunga catena di figure umane unite attraverso l’unione di mani e piedi. Il graffito, destinato a essere un’opera temporanea, è andato distrutto ma il suo annuncio di concordia tra i popoli rimane. Come immaginare che, dopo la caduta di quel celeberrimo muro e il potente messaggio che da quella caduta è scaturito, i muri nel mondo si sarebbero moltiplicati?

È vero che a Berlino il muro era stato costruito per impedire alle persone di uscire e che oggi i muri vengono costruiti perlopiù per impedire alle persone di entrare, ma cosa cambia? Si tratta sempre di restrizioni di libertà alle quali, oggi come allora, gli artisti rispondono con le loro opere.

Al confine tra la California ed il Messico c’è un lunghissimo muro che rende più difficile l’immigrazione negli USA. Ronald Real, un artista statunitense, ha costruito un’installazione realizzando alcune altalene con un sedile da una parte e uno dall’altra del muro ed il perno al centro con lo scopo di far giocare insieme i bambini americani con quelli messicani.

Al confine tra Israele e la Palestina c’è un muro di separazione che attraversa anche Betlemme. Banksy ha realizzato per questo Natale un presepe, proprio lì di fronte. Alle spalle della Sacra Famiglia, invece della capanna, l’artista ha riprodotto quel muro colpito da una granata il cui buco ricorda la stella cometa. L’opera si chiama “La cicatrice di Betlemme” ed è forte come un pugno allo stomaco.

Tra i tanti muri e i tanti artisti che ne è stato di Futura?
Oggi ha circa quarant’anni e non vive certamente nel mondo “ideale” sognato da suo padre e da sua madre. Chissà se appartiene alla schiera dei costruttori di muri o a quella degli artisti.

Image credit: photosforyou da Pixabay

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