Ciao Bellezza
di Enzo Varricchio
Tigre, tigre, che ardi brillante
nella foresta della notte,
quale mano o occhio immortale
osò dar forma alla tua spaventosa simmetria?
William Blake, The Lamb, 1794
Povera bellezza. La tirano sempre per la giacchetta, incaricandola di salvare il mondo; ma chi salverà lei dalla bruttezza dilagante, dal cattivo gusto dominante, dall’odio serpeggiante?
Sarà che l’eroe greco era kalòs kagathòs (bello e buono), o che bellus in latino era un diminutivo di bonus, ma la bellezza antica non andava mai disgiunta dalla virtù, mentre oggi la bellezza fisica appare quasi sempre schierata all’opposto della saggezza e non sempre accanto alla ricerca della salute.
Sarà che non solo per i classici ma anche per i poeti come Dante e Foscolo era sinonimo di armonia, oppure di verità come per il John Keats di Ode su un’urna greca, mentre il nostro mondo precipita nel caos e nella “fakelife“.
Sarà che prima delle Avanguardie novecentesche la bellezza era considerata l’ideale precipuo dell’arte, mentre oggi, dopo l’Espressionismo, l’Art Brut e il Kitsch, nessun artista si sognerebbe, neppure sotto tortura, di ammettere che lavora per lei.
Sarà che il vigente codice dei beni culturali italiano ha smarrito persino la parola, assai cara al Bottai legislatore fascista del 1939 (la omonima legge differenziava le bellezze culturali da quelle naturali, il bello per natura da quello per cultura), paludandola dietro tecnicismi economicistico-aziendalistici, figli di una perniciosa temperie storicistica che non accenna a finire mai, annidati in termini quali “patrimonio culturale”, “beni culturali”, “beni paesaggistici”, etc., alquanto lontani dalla matrice filosofica e umanistica dell’idea di bello.
Per tutte queste ragioni, e per molte altre ancora, salvare la bellezza è diventato un imperativo equipollente a quello di salvare il pianeta dall’inquinamento, al quale peraltro è intimamente connesso. Non c’è bellezza che possa durare in un ambiente brutto.
Che cos’è poi questa bellezza di cui tanto abbiamo bisogno e di cui invochiamo disperatamente il ritorno?
Una volta era una prova dell’esistenza di Dio, fino a quando non ci si è chiesti chi avesse inventato il male e la bruttezza.
Certamente ha a che fare con l’idea di perfezione, inarrivabile quanto indispensabile come la stella polare per i naviganti, termine di paragone di ogni nostra azione.
Sicuramente si genera nella sfera dell’immaginazione, perché solo attraverso tale facoltà prettamente umana si può “vedere” al di là della realtà fisica, dove essa alberga accanto al Bene e al Male assoluti, come insegna il Blake di The Lamb and The Tyger, ripreso in La grande bellezza di Sorrentino.
La bellezza è un giano bifronte, è al contempo un diritto e un dovere, qualcosa da pretendere quanto da dare: non ci si può meravigliare del degrado di un monumento pubblico se poi si getta la carta dal finestrino della propria auto in corsa.
Salvarla sarà possibile quando torneremo ad associarla alla salute, al benessere, all’amore, alla pace e alla giustizia.
Ciao Bellezza, arrivederci dietro l’angolo dei nostri sogni e delle nostre vite che sembrano così inutili e senza senso senza di te.
di Enzo Varricchio
https://www.cairoeditore.it/libri/arte-e-letteratura/che-cose-arte-oggi-66867
su Ora Legale:
https://www.oralegalenews.it/?s=Enzo+Varricchio
Sitografia:
https://library.weschool.com/lezione/william-blake-the-tyger-the-lamb-traduzione-analisi-romanticismo-inglese-13035.html
https://www.youtube.com/watch?v=5aWLAUXrEOE
Da leggere: Eco U., Storia della Bellezza, Milano, Bompiani, 2015
Eco U., Storia della Bruttezza, Milano, Bompiani, 2015
Image credit: Ulrike Mai da Pixabay
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