Benvenuto fisco forfetario

Benvenuto fisco forfetario

di Antonio Damascelli (Avvocato in Bari e Presidente di UN.CA.T.)

L’art. 1 comma 9 della legge di bilancio 2019 (L. n. 145/2018), innovando alle disposizioni della legge finanziaria n. 190/14, ha modificato parzialmente il regime fiscale forfetario delle persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti e professioni.

Ci occuperemo, pertanto, della disciplina fiscale del reddito degli avvocati che possiedono i requisiti previsti dal comma 9 in esame. Ovviamente lo stesso regime si applica a tutti i soggetti rientranti nelle categorie sopra indicate e, dunque, a tutti i liberi professionisti e piccoli imprenditori.

Il nuovo regime di determinazione forfetaria del reddito (d’ora in avanti regime forfetario) prevede rilevanti semplificazioni ai fini Iva e contabili nonché la determinazione forfetaria del reddito.

I SOGGETTI

Dal punto di vista soggettivo, esso si applica agli avvocati che nell’anno precedente hanno percepito compensi non superiori ad euro 65mila (potranno usufruire nel 2019 del nuovo regime gli avvocati che nel 2018 non abbiano riscosso compensi superiori a quel limite).

Per poter accedere al regime forfetario, nella ricorrenza del presupposto costituito dal limite massimo del compenso annuale, gli avvocati non devono rivolgere alcuna istanza, in quanto per tali soggetti il regime forfetario è il regime naturale.

Questo regime non prevede una scadenza legata al numero degli anni di attività o al raggiungimento di una determinata età anagrafica. Né vi è un limite temporale di applicazione del regime medesimo.

CAUSE DI ESCLUSIONE

Sono esclusi dal nuove regime forfetario gli avvocati che, oltre ad esercitare la libera professione, pur in possesso del requisito del tetto del compenso, partecipino a società di persone disciplinate fiscalmente dall’art. 5 del DPR 917/86, cioè del Testo Unico in materia di imposte dirette.

Con riserva di poter tornare sull’argomento, non v’è chi non veda la contraddittorietà – dal sapore punitivo – tra questa disposizione speciale e la previsione normativa che consente la libera partecipazione del singolo avvocato ad associazioni professionali.

La norma fiscale è, quindi, chiaramente disincentivante rispetto ai nuovi scenari di implementazione dell’esercizio della professione che lo stesso legislatore ha voluto.

MODALITA’ DI DETERMINAZIONE DEL REDDITO

I contribuenti che non hanno percepito nell’anno d’imposta precedente compensi superiori a 65 mila euro determinano il reddito applicando ai compensi il coefficiente di redditività previsto dal codice Ateco, pari al 78%.

In pratica, a fronte di compensi di 65 mila euro, questi contribuenti applicheranno l’imposta del 15% sull’importo di € 50.700 (78% di 65.000).

Importa sottolineare che, ai fini della sussistenza del requisito (compensi fino a 65 mila euro) non rilevano gli ulteriori componenti positivi previsti dall’art. 9 bis del d.l. n. 50/2017, cioè gli indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA).
Gli ISA misurano il grado di affidabilità fiscale riconosciuto a ciascun contribuente, anche al fine di consentire a quest’ultimo, sulla base dei dati dichiarati entro i termini ordinariamente previsti, l’accesso al regime premiale, previsto da questa disposizione ma non applicabile ai forfetari.

Ove nel corso dell’esercizio venga meno il requisito della misura massima dei compensi, il regime forfetario cessa di avere applicazione a partire dall’anno successivo.

Parimenti, il regime forfetario cessa di avere applicazione a partire dall’anno successivo a quello in cui, per effetto dell’accertamento operato dall’Agenzia fiscale ma divenuto definitivo, viene meno la condizione della percezione dei compensi entro il limite dei 65 mila euro.
In tal caso, vale a dire in caso di infedele indicazione, da parte dei contribuenti, dei dati attestanti i requisiti e le condizioni che determinano la cessazione del regime previsto, le misure delle sanzioni minime e massime stabilite dal decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, sono aumentate del 10 per cento se il maggiore reddito accertato supera del 10 per cento quello dichiarato.

Resta salva la possibilità di optare per il regime ordinario di tassazione.
A questo fine, l’opzione, valida per almeno un triennio, e’ comunicata con la prima dichiarazione annuale da presentare successivamente alla scelta operata.
Trascorso il periodo minimo di permanenza nel regime ordinario, l’opzione resta valida per ciascun anno successivo, fino a quando permane la concreta applicazione della scelta operata

SEMPLIFICAZIONI E ADEMPIMENTI I FINI IVA

Sul fronte contabile e degli adempimenti anche in materia di Iva, permangono i precedenti benefici previsti dalla legge n. 190/2014.

Gli avvocati che applicano il regime forfetario non addebitano l’Iva in fattura ai clienti né detraggono l’Iva sugli acquisti.
In sintesi, essi:
– non liquidano e non versano l’imposta;
– non presentano la dichiarazione e la comunicazione annuale Iva;
– non comunicano all’Agenzia delle Entrate le operazioni rilevanti ai fini Iva (sono esonerati dallo spesometro);
– non hanno l’obbligo di registrare i compensi;
– devono numerare e conservare le fatture di acquisto e certificare i corrispettivi

SEMPLIFICAZIONI E ADEMPIMENTI AI FINI DELLE IMPOSTE DIRETTE

Ai fini dell’imposizione diretta, i contribuenti forfetari sono esonerati dagli obblighi di registrazione delle scritture contabili, fermo l’obbligo di tenere e conservare i registri in base a disposizioni extrafiscali.
I compensi non sono soggetti a ritenuta alla fonte, poiché autoliquidano l’imposta.

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