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Dress for success

di Carla Broccardo (Avvocata in Bolzano – Vicepresidente F.A.I. del CNF)

Per quanto sembrino cose di secondaria importanza, la missione degli abiti non è soltanto quella di tenerci caldo. Essi cambiano l’aspetto del mondo ai nostri occhi e cambiano noi agli occhi del mondo”. Virginia Woolf, Orlando.

Pochi secondi, uno sguardo all’aspetto di una persona, a quello che indossa e la prima idea su quella persona si forma già come un giudizio di massima che probabilmente cambierà solo con difficoltà e nell’arco di molto tempo.
Tempo che non c’è durante un colloquio di lavoro, momento sempre di grande tensione per le aspettative in gioco e che espone ad una situazione altamente stressante la donna impegnata a cercare il suo impiego in un contesto nuovo.
Ecco perché sentirsi a proprio agio negli abiti indossati e scelti, con la competenza di un professionista dell’immagine personale, appositamente per il colloquio diventa fondamentale per rafforzare la sicurezza in sé stesse, la necessaria padronanza della situazione e di conseguenza le chances di un buon esito della prova: questo lo sa molto bene chi collabora con Dress For Success, l’associazione di volontariato nata a gennaio 2018 a Roma su iniziativa di Francesca Jones, che ha portato in Italia un modello di intervento nato diversi anni fa negli Stati Uniti.
Senza cadere nella trappola di vedere nell’aspetto fisico il principale o unico criterio di giudizio sul valore di una persona, Dress For Success promuove e sostiene l’inserimento delle donne nel mondo del lavoro agendo su formazione, motivazione e sviluppo della persona, dove la cura dell’immagine diventa un importante alleato.
In termini di accesso e partecipazione al lavoro, occasioni di carriera, salari ecc., la differenza tra mondo femminile e maschile è purtroppo marcata: per esempio la quota di lavoro quotidiano non pagato per le donne è del 61,5% contro il solo 22,9% per gli uomini.
Lo scoraggiamento per l’ambito lavoro riguardo alle donne è del 60,5%.
Rispetto al grande tema della disparità fra donne e uomini sul lavoro, la questione dell’abbigliamento potrebbe sembrare marginale: tuttavia il giusto abbigliamento non è solo alla base dell’autostima e della crescita personale delle donne, ma gioca un ruolo importante anche per le decisioni che altri, guardando una donna, possono prendere su di lei.
Come per esempio se assumerla o meno.
Sono gli esperti dell’economia comportamentale che ci dicono che, prima ancora che ragioni di convenienza economica, sono le emozioni e le nostre reazioni psicologiche ad orientare le scelte.
Pertanto, anche una donna nel corso del colloquio di lavoro risulta facile vittima dell’effetto alone – il bias cognitivo che ci porta a estendere il giudizio che abbiamo dato a un attributo significativo di qualcuno all’intera sua personalità e a tutte le altre sue qualità.
E questo effetto vale anche in negativo: così come, se riteniamo che un attore o giocatore sia brutto, tendiamo a sottovalutare la sua performance o la sua capacità atletica, se si ritiene una donna vestita in modo non appropriato, si corre il rischio di sottovalutare e svalutare anche le sue competenze e abilità.
Il sostegno dato da Dress For Success alle donne che vogliono rendersi indipendenti e cercano lavoro – in un anno di attività sono state oltre 100 le donne che sono state seguite e di queste 35 hanno trovato un impiego a tempo indeterminato e 8 a tempo determinato – prevede un percorso articolato fra l’individuazione dell’obiettivo lavorativo, la revisione del curriculum e la simulazione del colloquio di lavoro.
E prevede, infine, la valorizzazione dell’aspetto personale, con la scelta (e quindi il dono) dell’abito portafortuna.
Di recente la FAI – Fondazione dell’Avvocatura Italiana ha scelto di sostenere l’attività di Dress for Success Roma – e lo farà con una specifica formazione sui temi giuridici – poiché si è convinta della necessità di diffondere azioni di politica attiva, concrete e incisive, seppur basate su risorse private e attività di volontariato.
È dimostrato che la difesa dei diritti, come quello, per le donne, di avere le stesse opportunità professionali degli uomini, ha un positivo impatto anche sull’economia e così un problema di giustizia diventa anche un aspetto di convenienza economica:
Se le donne avessero pari opportunità rispetto agli uomini per raggiungere il loro pieno potenziale, il mondo sarebbe non solo più giusto ma anche più prospero” (Kristalina Georgieva, Presidente Banca Mondiale).
Il recente studio della Banca Mondiale, che raccoglie i dati degli ultimi 10 anni in 187 paesi, usando 8 indicatori selezionati per misurare la parità di diritti per uomini e donne, presenta un’Italia ancora indietro: 22° posto in Europa.
Si è calcolato che sarebbero necessari 217 anni per colmare il gap economico fra uomini e donne, per le quali è più difficile trovare lavoro o avviare un’impresa, mentre riducendo il gender gap sul luogo di lavoro, già da qui al 2025 si potrebbe raddoppiare il contributo delle donne al Pil mondiale (rif. McKinsey Global Institute).
I grandi obiettivi si raggiungono un passo dopo l’altro. Un buon inizio e un concreto esempio è proprio l’attività di Dress for Success Roma, che quindi FAI – Fondazione dell’Avvocatura Italiana ha deciso di sostenere, appoggiando l’iniziativa privata e le attività, in molta parte di volontariato, che queste donne hanno messo in piedi per aiutare altre donne a entrare – con il giusto habitus – a testa alta nel mondo del lavoro.

Ph. Carla Broccardo

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