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Il valore prezioso della differenza

Di Maria Masi (Avvocata in Nola e componente del CNF)

Nessuno può immaginare
quel che dico quando me ne sto in silenzio
Chi vedo quando chiudo gli occhi
Come vengo sospinta quando vengo sospinta
Cosa cerco quando lascio libere le mani
Nessuno sa
Quando ho fame quando parto
Quando cammino e quando mi perdo
E nessuno sa
Che per me andare è ritornare
E ritornare è indietreggiare,
Che la mia debolezza è una maschera
E la mia forza è una maschera
E quel che seguirà è una tempesta.
Credono di sapere
E io glielo lascio credere
E io…avvengo
(tratto da “Sono una Donna” di Joumana Haddad, scrittrice e giornalista libanese)

Trent’anni fa Elena Marinucci scriveva che la storia dei diritti delle donne è la storia di una civiltà, aggiungendo che ripercorrerla consente di recuperare le ragioni di una indignazione che non potrà spegnersi fino a quando non sarà rimossa l’ultima discriminazione.
Mai come in questo caso non possiamo rilassarci su un “C’era una volta” perché il pericolo è sempre attuale ed è presente e purtroppo mai passato, come testimoniano la cronaca e il dibattito quotidiano.
L’ evoluzione della condizione giuridica delle donne è stata importante e imponente e se vi è una sfera del diritto dove la dialettica fra previsione normativa e vigenza concreta assuma il più profondo rilievo sicuramente è quello che riguarda i diritti delle donne.
I diritti si creano si tutelano si riconoscono si difendono.
Non basta enunciare principi ma bisogna custodirli proteggerli e garantirne l’effettività.
Il principale interprete di questa cura è sicuramente l’Avvocatura, sempre più sostantivo femminile, fedele nel declinare la funzione sociale di riaffermare i diritti fondamentali a cui non può considerarsi distratta la tutela delle pari opportunità.
Nel sempre piu frequente caso di latitanza del legislatore o del Parlamento, agli avvocati tocca il ruolo di autentico presidio nella tutela dei diritti.
Quando viene posto un tema di rilevanza sociale, quale è quello del diritto antidiscriminatorio occorre dare una risposta.
Una risposta che faccia emergere il valore delle differenze piuttosto che delle diversità e alle differenze di ” genere” ancora la maggiore cura.
Le donne salvarono tre volte la patria: la garantirono dalla vendetta di Coriolano, dall’avidità di Brenno, dalle armi vittoriose di Annibale.
Ma se per tre volte esse meritarono un decreto pubblico di riconoscenza del Senato, sempre, nel dramma singolo dell’ Uomo, furono sul ciglio del baratro per l’ultima spinta.
Così scriveva Gaetano Filangieri ieri e, oggi, è ancora tristemente vero.
Il baratro è l’indifferenza rispetto alla guerra civile del femminicidio, il baratro è la povertà di ingegno sul valore delle differenze, il baratro sono le recenti proposte normative che arretrano il genere femminile al ruolo di ancelle operose e mute, il baratro è una (in)cultura sessista e un linguaggio inadeguato e inappropriato.
Il baratro è rappresentato dagli stereotipi da cui non riusciamo a liberarci.
Dovremmo imparare dalle eroine delle “anime” al femminile giapponesi…
Da Heidi a Lady Oscar..
Le eroine dei shjo giapponesi credono in se stesse, contano solo sulle loro forze e non si arrendono mai …sicuramente più efficaci e corrette di molti libri di testo che ancora si utilizzano nelle nostre scuole.
Non si può pensare di aver archiviato il sessismo sul lavoro o nelle istituzioni se fece scalpore l’inaugurazione della prima sala dedicata alle Donne nelle istituzioni.
Laura Boldrini all’epoca sottolineò che la mostra non era solo una rassegna storica ma rappresentava uno stimolo alle ragazze perché capissero che tutte le possibilita, nessunacesclusa, sono nelle loro mani.
Tre specchi, nella sala, rinviavano simbolicamente al futuro a nuove cariche per le donne e un invito alle giovani perchè possano credere in loro stesse.
Ancora pregiudizi alla base delle differenze ma ognuno ha la sua storia.
Il sano distacco da modelli sistemici o empatici, predefiniti è forse il metodo piu efficace per sottolineare l’unicità del genere, per scoprire l’attrazione nella diversità, per portarla anche dalla nostra parte e nei percorsi di crescita delle nostre figlie.
Il bello delle donne è che hanno paura, ma alla fine hanno il coraggio di fare tutto“.

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