l'amore che manca

L’amore che manca

di Paola Perchinunno (Avvocata in Bari e counselor)

Il
punto di partenza è che l’umanità si trova in una situazione estremamente
critica e il progressivo riscaldamento della terra è uno dei sintomi più
evidenti che il nostro mondo rischia di trasformarsi in un inferno.

Una radice comune è alla base del complesso industriale-militare, dell’autoritarismo, dell’ingiustizia, dello sfruttamento, dell’alienazione, dell’incapacità di vivere in pace, della spoliazione della terra e degli altri mali di cui soffriamo.
Con lucidità, coraggio e determinazione guardiamo la miseria moderna, la miseria della miseria che non possiamo più permetterci: l’impero commerciale globale e pseudodemocratico caratterizzato dallo spostamento del potere dalle nazioni al mondo imprenditoriale globalizzato che fonda le sue radici e la sua legittimazione sulla società patriarcale.

Lungi
dall’essere un’ennesima voce politica, lungi dall’essere una facile ricaduta
nei luoghi comuni, l’oggetto della miseria qui analizzata muove le radici
dall’osservazione e dallo studio delle personalità (ovvero caratteri)
individuando in alcune di esse la radicalizzazione di un modo di pensare e di
vivere che è responsabile dei principali problemi della nostra società.

Il carattere, quindi, è l’insieme delle norme interiorizzate della società; è costituito dall’organizzazione psicosociale che regge le nostre istituzioni e forme di vita:  il sistema patriarcale, appunto.
Il patriarcato è una forma di organizzazione sociale gerarchica basata sul potere maschile.
Esso, trascurato per molto tempo, ha soppiantato le culture matristiche incentrate su una serie diversa di valori: la comunità, la collaborazione, la solidarietà e, più in generale, le funzioni di nutrimento e di sostegno della vita.
Nelle società patriarcali, il dominio maschile che si esprime, sia a livello sociale sia intrapsichico per i riflessi sulla rappresentazione mentale degli individui, è l’ostacolo principale per la salute mentale e per l’equilibrio interiore.

Attenzione, l’analisi prescinde dalle religioni e dal sessismo: muove dall’oggettiva osservazione che tali personalità rappresentative del patriarcato sono maggiormente presenti nel maschile.

Secondo lo psichiatra, psicoterapeuta, Claudio Naranjo, nato in
Cile nel 1932, gli esseri umani durante l’infanzia vengono “feriti” – spesso inconsciamente – dai genitori nel loro
bisogno di ricevere amore
. Si tratta di un fenomeno pressoché universale,
che per primo ha descritto Sigmund Freud, e che si trasmette di generazione in generazione con l’espletamento della
funzione genitoriale.

Queste carenze d’amore determinano lo sviluppo di risposte apprese, caratterizzate da fissità e rigidità, a livello emotivo, cognitivo e spirituale.
Nella prima infanzia si sviluppa un apparato di contromanipolazione sia sul piano passionale sia sul piano cognitivo che le diverse tradizioni hanno chiamato “Io”, “Ego”, “personalità”, “carattere”.
Il carattere è, dunque, l’espressione di una nevrosi ovvero di “carenza d’amore”, di un “vuoto esistenziale”, di un oscuramento dell’Essere”. Si tratta di una caduta spirituale della coscienza.

Le nostre società sono, infatti, caratterizzate dall’interiorizzazione del dominio paterno sulla madre e sul bambino interiore.
La spontaneità e la compassione sono implicitamente disprezzate.
In questo assetto patriarcale gli esseri umani hanno interiorizzato l’idea che, affinché il sistema funzioni, tutto è legittimo, unitamente ad una fede cieca per l’ordine gerarchico, che richiede di obbedire sempre ai superiori e di aggredire gli inferiori.
Anche l’educazione, consiste in una forma sofisticata di indottrinamento ai valori delle istituzioni e dell’autoritarismo:

L’imprenditore è una legittima autorità.
L’impiegato è soggetto a tale autorità.
Il lavoro è obbedienza alle richieste dell’imprenditore.
Il salario è un premio all’obbedienza dell’imprenditore.

In questo modo il lavoro entra a far parte dell’ordine morale che si esprime in una catena gerarchica di legittima autorità.
Il marchio è rappresentato da specifiche cinque personalità dominanti, autoritarie e violente che, nelle loro nevrosi (carenze d’amore), professano tali valori di generazione in generazione.
Si potrebbe pensare che questi “supermaschi”, usurpatori dell’autorità maschile, siano caratteri essenzialmente paterni (il padre severo); in realtà, pur essendolo, sono bambini che, nella loro rivolta contro il padre, hanno voluto far propria l’aggressione che accompagna l’autorità nella cultura civilizzata.

Un esempio è relativo alla personalità rigida, il cd. “perfezionista”: il perfezionismo implica un dominio del Super-Io nel carattere e il moralismo che lo caratterizza è molto diverso dalla vera morale, nonostante la maggior parte delle persone non sappia differenziarli, né comprenda l’immoralità della morale compulsiva, con la quale le persone coprono ipocritamente quelle che considerano le proprie imperfezioni e si erigono come moralmente superiori, mentre considerano inferiori gli altri e finiscono col dominarli.

Una delle forme di espressione sociale di questo carattere perfezionista è lo spirito di conquista civilizzatore di cui possono essere considerati esempi il fenomeno delle crociate o il comportamento dei conquistadores spagnoli.
In tali casi la presunta superiorità di un gruppo umano serve da motivazione razionale per giustificare la sua avidità; avidità e violenza sono state parti della vita civile fin dai suoi inizi.
Ma la civiltà, cioè la società patriarcale, non solo ha discriminato e spogliato i popoli che ha giudicato meno civilizzati; si è anche divisa in una classe dominante che denigra, tratta da inferiori e controlla una maggioranza della popolazione in nome della giustizia e dei valori.

La repressione e la violenza sono intrinseche alla civiltà e in essa la violenza si pone al servizio della repressione.
Che cosa viene represso a livello collettivo? Il bambino interiore di ognuno, la tenerezza materna che gli sarebbe solidale e la protesta davanti a quella discriminazione che serve alla violazione dei diritti umani.

Il prolungamento di questo carattere maschilista può riconoscersi negli eccessi dell’autorità maschile della famiglia.
Il pregiudizio disumanizzante ha anche sostenuto la schiavitù, l’antisemitismo della civiltà cristiana occidentale e dei regimi totalitari comunisti.
Come è facile dedurre, non c’è tempo e non c’è età ove si consideri la violenza perpetrata quasi quotidianamente sulle donne laddove salta anche il rapporto padre/figlia se questa è costretta ad impugnare un coltello per salvare la madre e la nonna; ove si consideri, altresì, che adolescenti provino gusto a massacrare di botte un anziano inerme e isolato.

Come prevenire tutto ciò?
Innanzitutto, si può: instaurare un’educazione che ci porti al di là della mente patriarcale.  
Ciò richiede la comprensione che la mente patriarcale è il nostro problema-radice.
Vero è che, accanto alle personalità maschili ve ne sono altre, prettamente femminili, intrinsecamente pronte a sostenere non solo la parte dominante, ma, adeguatamente formate, a muoverne il cambiamento! 
Esempi muovono anche in ambito manageriale laddove un impero economico come quello di Brunello Cucinelli fa storia e genera movimenti culturali di ben-essere, fondati sul rapporto paritetico fra gli esseri umani, dipendenti e imprenditori. 
L’ultima pubblicità della Ducati ne è un altro esempio.

A livello sociale la risoluzione di questa crisi epocale non passa attraverso un semplice ribaltamento dei sistemi organizzativi e mentali (dal patriarcato al matriarcato), bensì dalla realizzazione di un equilibrio tra l’aspetto paterno, materno e filiale, nella società, nella famiglia, ma soprattutto nelle nostre menti; promuovendo, in primo luogo, la comprensione dei meccanismi psicologici occultati dal perfezionismo e dalle convinzioni generazionali.
Ancora, formando (come nel caso della violenza) esseri emotivamente sani ovvero forniti di armonia interiore stando ben attenti a non tornare nel circolo vizioso dell’iperconformismo e della monetizzazione dell’amore e dei valori: un mondo che cerca affannosamente la felicità per una strada sbagliata senza giungere a trovarla, produce solo molta sofferenza al suo passaggio; e, davvero, tutta questa miseria è un lusso che non possiamo più permetterci.

Il risveglio è riassunto nel motto delfico “conosci te stesso” che Socrate ha posto a fondamento dell’educazione alla conoscenza.
Si tratta di entrare in contatto col “dolore “generato dalla carenza di Essere che costituisce la propria nevrosi.

PIC: billy cedeno da Pixabay

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