occhio ai titoli

Occhio ai titoli

di Antonio Longo (Avvocato in Bari)

Quel titolo “Il gigante buono, un bravo ragazzo”, con cui un quotidiano ha descritto il tipo di Piacenza, reo confesso di aver ucciso la ragazza che non voleva saperne di lui, occultandone, per parecchi giorni, il cadavere, quel titolo, dicevo, non riesco proprio a mandarlo giù.

Come non riesco a mandar giù il richiamo dello stesso titolo, condiviso su alcune bacheche.
Non è stata una sensazione solo mia perché ho notato e apprezzato che molti hanno protestato duramente per quell’insensato “buonismo”.

È una pratica antica, ma non per questo meno grave, quella di dipingere con aggettivi e caratterizzazioni bonarie l’assassino (o violentatore) di turno, purché (visto l’orientamento del quotidiano che ha scelto quel titolo) bianco e possibilmente settentrionale.
L’epoca “social” e con essa la spiccata tendenza alla condivisione di linguaggi e titoli ha inevitabilmente portato il titolo di un giornale di modesta tiratura ad esser condiviso da molti, troppi. E c’è il serio rischio che anche noi che ne parliamo in termini critici, contribuiamo ad assecondarne l’assimilazione.

Ma il caso, a me, pare grave, gravissimo.

C’è evidentemente del marcio se manca poco, nella rappresentazione che fanno il giornale e i suoi lettori fidelizzati, che ora sia la ragazza uccisa a Piacenza a dover chiedere scusa al suo assassino. Mi pare un buonismo d’accatto, giocato con una sapiente ricerca di parole non certo lasciate al caso. Mi pare un’ipocrisia nauseante quella che passa in quegli ambienti dove, invece, non ci si fa scrupolo alcuno di calunniare col termine “scafista assassina”, la ragazza tedesca che ha tratto in salvo dal mare 100 e più persone.

Il “ribaltamento” della scala dei valori, l’uso malizioso di alcune parole e di alcuni concetti, l’interpretazione distorta di alcuni fatti di cronaca rappresentano una piaga sociale gravissima che mina, da tempo, il nostro sistema di relazioni sociali.

Sono tutti comportamenti violenti, certo quasi mai passibili di indagine e di condanna da parte degli Organi preposti. Ma sono violenti perché incitano alla violenza.

Quello che possiamo fare noi è ripristinare l’uso delle parole; è un contributo minuscolo che, se lo facciamo in molti, potrebbe far ridimensionare questo clima d’odio acuitosi negli ultimi tempi.
Non è un gigante buono. È un assassino.

Photo credit: hardi budi

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