Welfare e vaccinazioni

Welfare e vaccinazioni

di Enzo Cianciotta (HR Specialist – Milano)

La questione sanitaria posta dal COVID-19 in queste settimane sta mutando. Come abbiamo sperimentato, la decretazione governativa di urgenza ed i provvedimenti regionali in ambito sanitario da fine febbraio in poi sono stati un susseguirsi di interventi adottati sulla base delle contingenze e caratterizzati da un orizzonte di breve periodo.

Nella fase attuale, superato il periodo di emergenza acuta, si fanno spazio iniziative di medio periodo. Tra queste, vanno segnalate alcune novità nella pianificazione 2020-21 delle vaccinazioni antinfluenzale ed antipneumococcica.

Il Ministero della Salute il 4 giugno ha emanato una circolare in cui sottolinea “l’importanza della vaccinazione antinfluenzale, in particolare nei soggetti ad alto rischio di tutte le età, per semplificare la diagnosi e la gestione dei casi sospetti, dati i sintomi simili tra Covid-19 e influenza. Vaccinando contro l’influenza, inoltre, si riducono le complicanze da influenza nei soggetti a rischio e gli accessi al Pronto Soccorso”.

In altre parole: il virus non è scomparso in coincidenza dell’estate, come si sperava.

Circola ancora e, nell’ipotesi che ci possa essere una seconda ondata in autunno, non possiamo correre il rischio di riempire i Pronto Soccorso di persone che hanno una banale influenza. Inoltre, in caso di infezione da COVID-19, chi sarà vaccinato contro l’influenza correrà un minor rischio di essere coinvolto in un quadro clinico di multimorbilità.

Il Ministero ha chiesto alle Regioni di avviare massicce campagne di vaccinazioni dei bambini di età tra 6 mesi e 6 anni anche con l’obiettivo ridurre la circolazione del virus influenzale fra gli adulti.
Ha, inoltre, abbassato per quest’anno la soglia di età per accedere gratuitamente alla vaccinazione da 65 a 60 anni.
Non solo: il Ministero ha raccomandato di anticipare le campagne di vaccinazione ad inizio ottobre.

Sin dai primi di giugno già 9 Regioni hanno avviato l’iter per la fornitura di vaccini antinfluenzali e 5 anche per l’anti-pneumococcica. Lazio e Campania ne hanno deliberato l’obbligatorietà per chi ha più di 65 anni.
Bisogna invertire una triste tendenza: nei primi anni 2000, ha spiegato Giancarlo Icardi – Coordinatore GdL Vaccini e Politiche vaccinali del SITI – “avevamo coperture del 65% tra gli over 65enni, poi una serie di fake news ha allontanato la popolazione target e oggi viaggiamo intorno a coperture del 50%.”

D’altra parte, da una ricerca del CENSIS pubblicata nell’ottobre 2019 risulta che gli italiani (over 50) sono ben informati (99,2%) dell’esistenza della vaccinazione antinfluenzale ma solo il 61% pensa sia utile per non ammalarsi.
Solo il 32,7% si fida “molto” della vaccinazione e solo il 4,4% ammette di avere “molta paura” dell’influenza.
Questo, insieme alle irrazionali paure diffuse qualche anno fa dai “No Vax” (peraltro misteriosamente scomparsi del tutto nel pieno dell’emergenza pandemica e pericolosamente riapparsi da pochi giorni) concorre a creare un percorso in salita.

Bisogna recuperare tutto il terreno perduto e portarsi in un’area virtuosa.

Che cosa possono fare le aziende?
Alcune aziende includono già da tempo nei propri piani di Welfare programmi di vaccinazione gratuita per i propri dipendenti.
Questo è il momento in cui le aziende possono agire in maniera convinta e fare “sistema” con il settore pubblico.
Bisogna cambiare la prospettiva: un programma aziendale di vaccinazione non va più considerato una iniziativa “nice to have”, ma un concreto contributo di grande impatto strategico sociale, clinico ed economico.
Le aziende possono ora giocare una partita davvero significativa.
Si tratta di una battaglia civile a cui le aziende non possono sottrarsi.

Non ci aveva insegnato Adriano Olivetti che tra i compiti dell’impresa vi è quello di garantire salute e benessere ai lavoratori?

Da fonti dell’Istituto Superiore di Sanità si arriva ad attribuire mediamente 8.000 decessi per influenza e le sue complicanze ogni anno in Italia. Fosse solo per questo, una iniziativa di welfare sulla vaccinazione antinfluenzale sarebbe già ampiamente giustificata; in realtà, come si è già evidenziato, quest’anno la lotta al SARS-CoV-2 passa attraverso una azione energica di contenimento dell’influenza tradizionale.
Inoltre, la “banale” influenza ogni anno causa la perdita di circa 2 milioni di giornate di lavoro. Che riguardino il settore pubblico o privato, non ce lo possiamo più permettere.

Nel Rapporto Annuale dell’ISTAT, pubblicato il 3 luglio scorso si legge che le imprese italiane intendono reagire alla crisi del COVID-19 nell’ordine: “con la riorganizzazione degli spazi e dei processi, con la spinta alla modifica o all’ampliamento dei canali di vendita o di fornitura e con la accelerazione della transizione digitale”.

Questo è il momento per assumere anche iniziative di welfare aziendale per varare dei programmi di vaccinazione antinfluenzale ed antipneumococcica.
Si tratta di piani economicamente sostenibili poiché il costo complessivo dei due vaccini è di poche decine di euro.

L’adozione di iniziative di questo genere si traduce in un evidente beneficio economico che interessa sia le aziende che l’intera collettività. Ma la valenza principale risiede nell’agire in sinergia con le iniziative di sanità pubblica, di rafforzamento della consapevolezza e di diffusione della cultura della vaccinazione.

Va evidenziato, infine, che l’adozione di programmi di people caring è particolarmente efficace in termini di engagement dei dipendenti, identificazione nell’azienda, miglioramento del clima aziendale, produttività.
Non va dimenticato che nel periodo di massima emergenza ciascun dipendente ha spesso cercato delle risposte nella propria azienda. Determinante è stato il ruolo dei “capi” nel saper ascoltare e aiutare i propri collaboratori e confrontarsi con loro anche per arginare le incertezze ed il disorientamento.

In questo senso, le aziende che vareranno piani di vaccinazione avranno ben interpretato in termini di responsabilità sociale il ruolo che, scientemente o inconsapevolmente, sono chiamate a recitare.

Image credit: Michael Strevens, Paranoias
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