Credula postero

Credula postero

di Anna Losurdo

Dum loquimur fugerit invida aetas: carpe diem, quam minimum credula postero

Orazio (Odi 1, 11, 8)

Dobbiamo impegnarci sul serio, in questo nostro tempo cupo, per confidare nel domani.
E invero, a dirla tutta, la pandemia aveva già messo a dura prova il carpe diem del quale si era abusato, seppure in una interpretazione distorta, negli ultimi decenni.

Ora abbiamo un’unica opzione per costruire un futuro in cui confidare e per scongiurare il rischio di spegnerci, dopo aver depauperato i giovani di tutto.
Siamo portati erroneamente a pensare al futuro come “nostro” e invece non lo è. È il loro. E a loro dobbiamo restituire il desiderio di non fuggire. Per loro dobbiamo inventare il mondo che sarà.

Il futuro è una dimensione dell’essere. E noi dobbiamo invertire lo sguardo per imprimere una diversa la prospettiva al mondo che sarà.
Le idee che regolavano in precedenza le condotte non sono più idonee al buon governo del nostro paese (e del mondo interconnesso) e l’evoluzione delle diverse condizioni impongono un rapido (sebbene tardivo) cambio di rotta.

Per riuscirci dobbiamo, quindi, superare l’aspetto nostalgico. Il passato in fondo ci rassicura, perché siamo ancora qui e ce l’abbiamo fatta, noi che, allora, eravamo giovani. Ma, soprattutto, dobbiamo rimuovere il senso di colpa collettivo, per non sapere bene cosa dire, sul futuro, presi come siamo a dover fronteggiare un oggi dopo l’altro, dimenticando che il mondo comunque va avanti.

Porre a fondamento della nostra società, libera e inclusiva, alcuni principi fondamentali (per tutti, oltre gli schieramenti).
Diritti, istruzione, competenze. Ma anche decisioni pubbliche assunte guardando lontano e sulla base delle evidenze scientifiche disponibili e non alzando muri.

Tutti i diritti devono essere garantiti a tutte e a tutti, perché la democrazia è una comunità di persone diverse.

La nostra stessa evoluzione, attraverso i millenni, è avvenuta grazie alla collaborazione e all’apertura agli altri.
Sostenibilità e inclusione sono due parole chiave per ripensare la società del ventunesimo secolo sia nell’approccio urbanistico sia in quello culturale.
Senza trascurare la necessità, ormai ineludibile, di aggiornare le etiche tradizionali, tutte a sfondo antropologico, con una etica planetaria, che estenda i diritti anche a tutte le cose animate e inanimate che esistono al mondo.
L’azione predatoria perpetuata ai danni del pianeta, quantomeno negli ultimi due secoli, non è più perseguibile, dato che per il momento non abbiamo un pianeta B dove ci sia concesso vivere.

Il futuro è una scommessa.

È, come mai prima, una parola necessaria e piena di promesse, ma anche di preoccupazioni e di incertezze. È prendersi cura di tutti e di tutte. È accogliere. Dobbiamo crederci senza avere paura di cambiare, con la consapevolezza che non c’è cambiamento se non cambiano le strutture di potere. Anche se ci spaventa l’agire in maniera del tutto diversa rispetto a quanto fatto sino a oggi.

L’idea su cui si basa il sistema capitalista è che le persone sono egoiste e che le istituzioni e il mercato devono controllare questo egoismo. Ma questa visione legittima diseguaglianze e gerarchie.
D’altronde è sempre successo che movimenti e persone siano stati minacciati, contrastati o intimiditi per il solo fatto di chiedere giustizia e uguaglianza. Ma nuove forme di mobilitazione, anche digitale, stanno trasformando la partecipazione, soprattutto dei giovani, alla vita pubblica.

Garantire a tutte le cittadine e a tutti i cittadini la possibilità di competere per contribuire a migliorare la le condizioni di vita di ciascuno, partendo da pari condizioni di partenza.
Ripensare le nostre città così da ridurre le disuguaglianze e, invece, favorire la solidarietà e l’integrazione.
Invertire la rotta e iniziare a occuparci con attenzione al territorio che abbiamo rovinato e che lasceremo in eredità.
Perché i problemi climatici sono la conseguenza di una serie di ingiustizie sociali: se non affrontiamo quelle, non c’è salvezza.

L’inquinamento che uccide non è solo quello dell’anidride carbonica, anche la diseguaglianza inquina mortalmente il nostro pianeta

Papa Francesco

Credits: Kim Kototamalune, Museo di storia naturale Venezia

Di Anna Losurdo, su Ora Legale News

https://francescoeconomy.org/it/

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