Avvocati ribelli
di Roberto Giovene di Girasole (Avvocato in Napoli – OIAD)
In questo tempo sospeso dal quale, almeno qui da noi in Italia, stiamo faticosamente provando ad uscire, non si è fermata la repressione contro gli avvocati, naturali difensori dei diritti umani e dello stato di diritto. Mentre ovunque, nel mondo cosiddetto libero, ci si è interrogati sulla legittimità dell’avvenuta sospensione di libertà fondamentali quali quella di movimento e di riunione, almeno “in presenza”, giustificata dalla esigenza di tutelare il diritto alla salute, garantito in Italia dall’art. 32 della Costituzione, con riferimento al principio di proporzionalità delle misure adottate, non si sono fermate le intimidazioni e le repressioni contro gli avvocati.
Dalla Cina all’Azerbaijan, dalla Turchia all’Egitto, la lista è sempre troppo lunga per essere contenuta in un articolo.
Sono continuate incessanti l’opera di documentazione e denuncia dell’Oiad (Osservatorio Internazionale degli Avvocati in pericolo) e l’attività di monitoraggio dei processi che vedono imputati avvocati, colpevoli solo di aver fatto ilo loro dovere, esercitando con indipendenza e rigore il compito loro assegnato dalla legge in virtù del mandato difensivo conferito dai clienti.
Per restare ai paesi citati, per quanto riguarda la Cina, l’Oiad a maggio scorso ha segnalato il caso dell’Avvocato Lu Siwei, specializzato in diritto finanziario e penale, che si è occupato anche di casi relativi ai diritti umani. In particolare, ha lavorato al caso cosiddetto delle “bottiglie di vino del 4 giugno“, perché gli attivisti per i diritti umani avevano creato e condiviso sui social network l’etichetta di una bottiglia di liquore cinese, con la scritta “4 giugno 1989”.
Era un gioco di parole con il nome del liquore per commemorare le manifestazioni a favore della democrazia in piazza Tienanmen.
Il 24 aprile 2020 la Chengdu City Lawyer’s Association, un ramo dell’All China Lawyer’s Association, ha sanzionato disciplinarmente Lu Siwei.
La commissione disciplinare di questo ente statale ha constatato che Lu Siwei ha “violato le regole” dell’etica professionale e il Codice disciplinare. Gli è stato rimproverato di rappresentare un altro avvocato per i diritti umani, Chen Jiahong, incarcerato dall’aprile 2019 per “incitamento alla sovversione del potere statale”.
Quest’ultimo è stato arrestato per aver criticato il governo in un video trasmesso sui social network e Lu Siwei ha denunciato che il suo cliente è stato sottoposto a trattamento disumano e degradante per essere stato privato del sonno, non essere stato adeguatamente nutrito e anche di essere stato sottoposto ad altre forme di maltrattamento, nel tentativo di costringerlo ad ammettere la sua colpa.
Il rimprovero scritto rimarrà nel fascicolo di Lu Siwei e potrebbe avere gravi conseguenze per lui. Infatti, per poter esercitare la professione, gli avvocati cinesi devono avere una licenza soggetta a rinnovo annuale.
Al momento del rinnovo di questa licenza le autorità giudiziarie esaminano i casi su cui l’avvocato ha lavorato durante l’anno.
Questa verifica annuale viene regolarmente utilizzata per sospendere temporaneamente o radiare gli avvocati che difendono i casi considerati sensibili, in particolare i casi che riguardano i diritti fondamentali.
Il relatore speciale sui difensori dei diritti umani ha evidenziato questa pratica nel suo rapporto del luglio 2019 sull’impunità per gli abusi commessi contro i difensori dei diritti umani.
A marzo 2020 i tribunali hanno informato Lu Siwei che il suo cliente, l’avvocato Chen Jiahong, non desiderava più che egli continuasse a difenderlo.
Secondo l’Oiad è molto probabile che Chen Jiahong sia stato costretto a prendere questa decisione.
Le autorità cinesi hanno più volte costretto gli imputati/detenuti a rinunciare all’avvocato che avevano scelto inizialmente. Tenendo gli avvocati nominati lontano dai tribunali, le autorità ostacolano gravemente i diritti della difesa e il diritto a un processo equo.
Le misure disciplinari adottate contro Lu Siwei sono un’ulteriore intimidazione agli avvocati dei diritti umani per indurli ad autocensurarsi e a rifiutare di difendere casi che potrebbero essere considerati “sensibili” dalle autorità cinesi e che potrebbero essere pregiudizievoli per loro.
Per quanto riguarda l’Egitto, prosegue, purtroppo, l’ormai lunghissima e ingiustificata detenzione preventiva dello studente Patrick Zaki. E’ del 27 luglio la notizia dell’ennesimo rinvio dell’ udienza di 45 giorni, senza che sia stata fornita alcuna motivazione.
Inoltre, si segnala il caso dell’Avvocato Mohsen Bahnasi, arrestato e detenuto arbitrariamente nonostante i rischi di contrarre COVID-19.
Membro del Comitato delle libertà del foro egiziano si batte per i diritti dei prigionieri politici in Egitto.
Il suo domicilio è stato perquisito senza mandato di perquisizione. Dopo la perquisizione, l’avvocato è stato trasferito al quartiere generale della sicurezza nazionale di Helwan, dove è stato interrogato, maltrattato fisicamente e posto in isolamento, senza poter vedere il suo avvocato. Nessuna prova è stata presentata e sembrerebbe che le ragioni del suo arresto si basino esclusivamente sulle opinioni.
È accusato di “adesione ad una organizzazione terroristica” e di “diffusione di false notizie”, relativamente a delle sue pubblicazioni sui sociali nelle quali egli ha chiesto la liberazione dei prigionieri egiziani nel contesto dell’epidemia di COVD-19.
È stato trasferito nella prigione di Tora.
La CEDU ha condannato l’Azerbaigian per violazione del diritto a un equo processo. per il caso di Aslan Ismayilov, uno dei più noti avvocati dell’Azerbaigian, che si è sempre impegnato per il rispetto e la promozione dei diritti sociali, dello stato di diritto e dell’indipendenza della magistratura.
Radiato dall’albo degli avvocati dall’Azerbaigian per le sue attività, ufficialmente per aver “minacciato e insultato” un giudice, Aslan Ismayilov, ha adito la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) per violazione dell’articolo 6§1 e 10 della Convenzione.
Con decisione del 12 marzo 2020, la CEDU ha condannato l’Azerbaigian per aver violato il diritto ad un processo equo, per la radiazione dall’albo di un avvocato per un’attività che è stata effettuata nell’esercizio dell’attività professionale.
Prosegue in Turchia lo sciopero della fame ad oltranza in carcere degli avvocati Ebru Timtik ed Aytac Unsal, dell’associazione CHD, ingiustamente condannati a pesanti pene detentive e in gravi condizioni di salute. Ebru pesa ormai solo 38 kg.
A nulla è valsa fino ad ora la mobilitazione dell’avvocatura italiana (CNF, Ordini, singoli Avvocati) ed internazionale (CCBE) per la loro liberazione in attesa della decisione della Suprema Corte sulla richiesta di scarcerazione.
Mentre scriviamo filtra la notizia che dovrebbero finalmente essere trasferiti in un istituto di medicina forense, dove dovrebbe essere verificata la compatibilità delle loro condizioni di salute con la detenzione.
Speriamo in un gesto di umanità che arrivi prima che sia troppo tardi.
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