Il caso dell'Avv. Botagoz Jardemalie

Il caso dell’Avv. Botagoz Jardemalie

di Roberto Giovene di Girasole (Avvocato in Napoli – OIAD)

Cooperazione giudiziaria penale e diritti dell’uomo. Il caso dell’Avvocata kazaka Jardemalie sottoposta ad indagini, perquisizione e sequestri in Belgio nonostante lo status di rifugiata.

Ha destato viva preoccupazione a livello europeo la notizia che il 1° ottobre 2019 la polizia Belga ha eseguito una perquisizione, senza mandato, presso il domicilio dell’Avvocata difensore dei diritti dell’Uomo e rifugiata kazaka in Belgio, Botagoz Jardemalie.
Secondo le informazioni ricevute dall’Osservatorio Internazionale degli avvocati in pericolo (OIAD) le autorità belghe hanno dato seguito ad una domanda di cooperazione giudiziaria del Kazakistan, riguardante la rifugiata politica Botagoz Jardemalie, che aveva ottenuto lo status di rifugiata nel 2013.

La perquisizione si è svolta presso il suo appartamento, mentre non era in casa, e la polizia non ha mostrato alcun mandato ai componenti della sua famiglia che si trovavano all’interno dell’abitazione e ne avevano richiesto l’esibizione.
Sono stati esaminati e sequestrati documenti coperti da segreto professionale, in relazione alla sua attività di avvocata e difensore dei diritti dell’uomo.

La perquisizione si sarebbe svolta alla presenza di due funzionari kazaki (un magistrato e un componente dei servizi anti-corruzione) nonostante che l’avvocata avesse ottenuto lo status di rifugiata in Belgio, a seguito delle persecuzioni subite dal regime kazako.
A destare perplessità e preoccupazione è l’avvenuto sequestro di numerosi strumenti informatici e documenti confidenziali dell’avvocata, iscritta anche all’albo di New York.
Potrebbero esserci gravi ripercussioni sulla sicurezza dell’avvocata e dei suoi clienti in relazione alle comunicazioni ed ai documenti coperti da segreto.

I sequestri potrebbero anche avere conseguenze per la sicurezza del fratello della Jardamalie, Iskander Yerimbetov, detenuto politico in Kazakistan dal 13 novembre 2017 che avrebbe subito tortura e trattamenti inumani, secondo notizie fornite da diverse organizzazioni di difesa dei diritti dell’uomo.
Il 20 novembre 2018, il gruppo di lavoro dell’ONU sulla detenzione arbitraria e illegale, ha concluso che la detenzione di Yerimbetov è arbitraria e illegale in violazione dell’art. 9 (diritto alla libertà e alla sicurezza personale) e 14 (diritto a un processo giusto) del Patto e ne ha chiesto l’immediata liberazione

Nel comunicato OIAD si legge che, secondo quanto riferito dal ministro della Giustizia belga, Koes Geens, al Parlamento Federale del Belgio, in questo caso la cooperazione giudiziaria ha trovato fondamento nella Convenzione ONU sulla criminalità organizzata e la corruzione, ratificata sia dal Belgio che dal Kazakistan.
Alla luce di queste disposizioni, la perquisizione sarebbe stata successivamente autorizzata dal giudice istruttore.

Secondo il ministro della Giustizia del Belgio la mutua assistenza giudiziaria è stata accordata al fine di raccogliere prove di un caso di sottrazione di diversi miliardi di dollari, al quale sarebbe legata l’attività dell’avvocata kazaka.
Alcuni membri del Parlamento hanno ricordato che il Kazakistan è conosciuto per il suo regime autoritario, l’intimidazione degli oppositori politici e l’assenza di indipendenza del potere giudiziario.
L’OIAD sottolinea che, nel contempo, lo stato belga sta processando due persone per associazione a delinquere, danneggiamento e molestie nei confronti della Jardemalie, per attività illecite volte a colpire la sua attività di avvocato, e che lo Stato belga ha già respinto due richieste di estradizione del Kazakistan nei confronti di Botagoz Jardemalie.

L’OIAD ha espresso preoccupazione per la sicurezza della Jardemalie e della sua famiglia ed ha invitato le autorità belghe a cessare qualsiasi trasmissione di documenti riservati, in particolare quelli coperti dal segreto professionale, alle autorità kazake.

Photo credit: Daniel Nebreda da Pixabay

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