In nome del popolo italiano 2

In nome del popolo italiano

Leggibilità e autorefenizalità delle sentenze

di Fabio Cesare (Avvocato in Milano)

La Costituzione italiana è un capolavoro di chiarezza. Essa è stata definita un piccolo miracolo linguistico che ci consente di leggerla a distanza di quasi ottanta anni come se fosse attuale.
È scritta con una voluta semplicità con un obiettivo chiarissimo per i Padri costituenti: rendere la Costituzione comprensibile da ogni cittadino, dal più umile e dal meno colto, affinché ciascuno di loro prendesse coscienza dei propri diritti e dei doveri.
La semplicità della Costituzione è stata però un punto di arrivo, anche sofferto. Per giungere al risultato i padri costituenti si affidarono a Pietro Pancrazi, un noto letterato che fu consultato per rendere stilisticamente perfetto il risultato dell’assemblea costituente.

Esistono in linguistica diversi indici di leggibilità che tentano di misurare la chiarezza e l’intelligibilità di un testo. Per leggibilità, in realtà, si deve intendere l’impianto linguistico di un testo che fa sì che esso risulti più o meno chiaro e comprensibile sulla base di alcune caratteristiche linguistiche in combinazione, a prescindere dalla complessità degli argomenti contenuti.
Tanto più un testo risulta di facile lettura, tanto maggiore è la probabilità che esso risulti di facile comprensione.

Simili indici impongono regole ferree per evitare la trappola dell’oscurità:

frasi senza incisi, di un massimo di venticinque parole, senza subordinate, con meno parole astratte.
Se un precetto non è comprensibile perché oscuro, perde ogni speranza di essere rispettato e sovverte il rapporto tra autorità e libertà.

In un passo di Kafka il rapporto di oscurità e distacco dalla legge è descritto in modo talmente magistrale da risultare icastico. Nel racconto Davanti alla legge, Vor dem Gesetz, un contadino si rivolge alla giustizia, ma dopo aver atteso anni, la porta della giustizia si chiude quando il guardiano capisce che questi sta per morire dopo avergli sbarrato la strada inflessibilmente.

Questa banale riflessione dovrebbe essere presente in ogni provvedimento giudiziale.
Se le sentenze sono adottate in nome del popolo italiano, esse devono essere comprensibili da chiunque.
Diversamente, ogni provvedimento sbarrerebbe la strada alla comprensione della legge, come il portiere di Kafka.
Non si comprende allora perché la Cassazione continui a sfornare provvedimenti linguisticamente ostili anche agli operatori del diritto.

Di seguito riporto un recente esempio di una massima delle Sezioni Unite:

il credito del professionista incaricato dal debitore di ausilio tecnico per l’accesso al concordato preventivo o il perfezionamento dei relativi atti è considerato prededucibile, anche nel successivo e consecutivo fallimento, se la relativa prestazione, anteriore o posteriore alla domanda di cui all’art.161 l.f., sia stata funzionale, ai sensi dell’art.111 co.2 l.f., alle finalità della prima procedura, contribuendo con inerenza necessaria, secondo un giudizio ex ante rimesso all’apprezzamento del giudice del merito, alla conservazione o all’incremento dei valori aziendali dell’impresa, sempre che il debitore venga ammesso alla procedura ai sensi dell’art.163 l.f., ciò permettendo istituzionalmente ai creditori, cui la proposta è rivolta, di potersi esprimere sulla stessa; restano impregiudicate, da un lato, la possibile ammissione al passivo, con l’eventuale causa di prelazione e, per l’altro, la non ammissione, totale o parziale, del singolo credito ove si accerti l’inadempimento della obbligazione assunta o la partecipazione del professionista ad attività fraudatoria»(Cass. n. 42093 del 31 dicembre 2021).

Il valzer di incisi, l’uso inevitabile di lemmi astratti, la lunghezza delle frasi rende il provvedimento più vicino a un esercizio di esoterismo che a un precetto destinato ad essere compreso.

Viene da domandarsi se la magistratura si ponga la domanda della fruibilità per i suoi destinatari o preferisca lasciare spazi di ambiguità nei nodi di una inestricabile complessità espositiva.

Se il tentativo di raggiungere la massima precisione del precetto da riportare in massima prevale sull’obiettivo di renderlo comprensibile, mi domando se si possa ancora sostenere che le sentenze siano rese in nome del popolo italiano che non può comprenderle.

E forse sarebbe il momento di porre mano al problema affiancando dei linguisti come Pancrazi al neonato ufficio del processo, anche per superare le critiche di autoreferenzialità che purtroppo la magistratura sta subendo in questo frangente.

Solo ponendosi il problema della semplicità, come punto di arrivo dello sforzo espositivo nelle sentenze, la giustizia tornerà a essere davvero amministrata in nome del popolo italiano.

Image credit: Pexels da Pixabay

di Fabio Cesare, su Ora legale News

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