In principio fu l'OUA

In principio fu l’OUA

di Antonio Giorgino (Avvocato in Trani)

“Dall’OUA all’OCF”: Intervento nell’ambito della SCUOLA DI FORMAZIONE DI POLITICA FORENSE- 10-11-12 GIUGNO 2021- EVENTO ORGANIZZATO DALL’AIGA E DALLA “FONDAZIONE TOMMASO BUCCIARELLI” II MODULO – 11 GIUGNO 2021, ORE 9,30 – 13,30 “Gli organismi politici dell’Avvocatura e la Cassa Forense”

La premessa al ruolo degli “Organismi Politici dell’Avvocatura” non può non fare riferimento ai concetti di rappresentanza e di rappresentatività che, senza dubbio, sottendono all’attività degli stessi, ponendo, la prima, problemi al grado di consenso dell’azione che svolge all’interno del gruppo professionale rappresentato all’insegna di un rigore democratico, nella tutela, sempre ed in ogni caso, di un interesse collettivo, mentre, la seconda, è la capacità dell’organizzazione del gruppo nella formulazione di posizioni giuridiche e di istanze, possibilmente unitarie, se non maggiormente rappresentative.

Questa distinzione, ovviamente, ha sempre caratterizzato l’attività delle Istituzioni Forensi – Ordini e Consiglio Nazionale Forense, da un lato, e il Movimento Associativo e sindacale forense, dall’altro – nel corso degli anni e nello svolgimento di tutti i 34 Congressi svoltisi, ad oggi, a partire dal primo Congresso, tenutosi a Firenze, dopo i tragici eventi della seconda guerra mondiale, con la ricostituzione degli Ordini, a novembre del 1947, presieduta da Piero Calamandrei, per dibattere temi di attualità – la riforma della legge professionale e quella del gratuito patrocinio -, come tradizionale periodica occasione di riflessione e di confronto dell’Avvocatura sugli argomenti di interesse professionale e sociale, con la redazione di documenti conclusivi, punto di riferimento nell’ambito delle rispettive attività istituzionali e associative.

Nel corso degli anni, però, gli Avvocati Italiani, a partire dal 1980, avvertirono la inadeguatezza degli Enti Istituzionali (CNF e Ordini) ai fini della loro rappresentanza, in quanto debole e mal distribuita nel territorio nazionale ed, in particolar modo, nei confronti del potere politico, tanto da giustificare, al Congresso di Brescia del 1981, l’approvazione della mozione per un’Assemblea Straordinaria dell’Avvocatura, attuata a maggio 1982 a Rimini, con l’approvazione ad unanimità della “Carta di Rimini” che conclamava l’unità dell’Avvocatura, come l’unica forza dell’Avvocatura, per rivendicare il diritto sacrosanto a partecipare all’amministrazione della giurisdizione e a presentare programmi sui grandi temi della giustizia, già a quei tempi difficili nella loro realizzazione.

Seguì una seconda assemblea straordinaria, sempre a Rimini nel 1990, denominata “Rimini Bis”, per intraprendere un percorso unitario, con la istituzione di una Commissione per la realizzazione di un’assemblea elettiva forense secondo il principio racchiuso nello slogan “un avvocato – un voto”.

A Venezia, nel novembre 1992, viene convocata la 1° Conferenza Nazionale dell’Avvocatura Italiana, con il significativo titolo “L’Avvocatura Italiana come soggetto politico”, durante la quale l’Avvocatura prende definitivamente coscienza del proprio ruolo, come punto di riferimento di salvaguardia dei diritti di libertà e di quelli relativi alla vita associata dei cittadini, per la crescita dei valori costituzionali, per la necessità di partecipare alle scelte di fondo della politica, in tema di giustizia, come strumento generale per la difesa dei singoli.

Si delinea, così, un nuovo ruolo dell’Avvocatura Italiana, come vigile sentinella al rispetto del patrimonio di tutela dei diritti di libertà, latu sensu, faticosamente conquistata.

Al Congresso Nazionale Forense, epurato dell’aggettivo giuridico, viene demandata la rappresentanza politica dell’Avvocatura con la costituzione di un organismo politico unitario dell’Avvocatura, cosa che avvenne nel Congresso Straordinario di Venezia, celebrato nell’ottobre del 1994, sul presupposto del doppio binario della rappresentanza ordinistica ed associativa, così da catalizzare tutte le spinte dell’Avvocatura sia istituzionali che associative. In quell’occasione viene eletto, non senza difficoltà e superando riserve conservatrici, un organismo provvisorio di cui chi parla, dopo la sua esperienza di componente del CNF, fu designato a farne parte.

Da quel momento nasce l’Organismo Unitario dell’Avvocatura –OUA che, certamente per una testimonianza diretta, essendo uno dei fondatori, non ha avuto, nel corso del ventennio della sua esistenza e funzione, una vita facile, per via dei tanti contrasti interni ed esterni tra le sue componenti, ad onta della natura positiva ed innovativa, sottolineata da un importante autore G. P. PRANDSTRALLER quando affermava che “molte professioni guardano all’OUA come ad un possibile modello al quale adeguare la propria rappresentanza”.

A Maratea, il 10 settembre 1995, viene approvato lo statuto del Congresso nazionale Forense che all’art.1 prevede che “il Congresso Nazionale Forense rappresenta l’Avvocatura Italiana a mezzo dell’Organismo Unitario” cioè l’OUA; ai successivi articoli dal 7 al 15, viene regolata la sua costituzione e i suoi compiti con grande peculiarità:
a) l’OUA è la rappresentanza politica unitaria dell’Avvocatura italiana e opera in collaborazione con il CNF e con la Cassa di Previdenza;
b) la sua composizione è due membri per ciascun distretto, sino a 3000 iscritti e da un membro per ogni successivi 3000 iscritti o frazione superiore a 1000, con elezione dei rappresentanti in sede congressuale dai delegati del distretto di appartenenza (i delegati della C.A. di Bari eleggono i propri rappresentanti all’OUA);
c) incompatibilità dei componenti OUA con quella dei componenti del CNF, di amministratore della Cassa di Previdenza, di Presidente COA e di componente dell’Ordine circoscrizionale.

Alla Presidenza dell’OUA nel ventennio 1995 – 2016, si sono avvicendati come Presidenti:

  • l’Avv. Giovanni Mati – per il biennio 1995 / 1997
  • l’Avv. Antonio Leonardi – per il biennio 1997 / 1999
  • l’Avv. Cesare Piazza – per il biennio 1999 / 2001
  • l’Avv. Silvana Berti – per il biennio 2001 / 2003
  • l’Avv. Michelina Grillo – per il quinquiennio 2003 / 2008
  • l’Avv. Maurizio de Tilla – per il quadriennio 2008 / 2012
  • l’Avv. Nicola Marino – per il biennio 2012 / 2014
  • l’Avv. Mirella Casiello – per il biennio 2014 / 2016

Senza alcuna sollecitazione, per l’equilibrio tra generi, l’Organismo Unitario dell’Avvocatura Italiana – OUA – ha espresso, nel suo ventennio di attività, alla carica di presidente, le Avvocate Michelina Grillo e Mirella Casiello.

Per quanto riguarda la Sua azione di particolare rilievo, va segnalato, proprio in ragione della sua rappresentanza politica, il concorso determinante e responsabile nell’approvazione del codice di autoregolazione delle astensioni dalle udienze degli Avvocati, tuttora vigente.

Non certo di minore importanza va segnalata l’iniziativa dell’OUA, sin dalla sua costituzione, con il contributo delle associazioni più rappresentative, di alcune proposte di riforme costituzionali all’epoca del Governo D’Alema (1997), che attengono al Titolo IV, parte II, della Costituzione – norme sulla giurisdizione – ispirandosi così a valori fondamentali della Carta Costituzionale, in particolare all’art.24 che stabilisce il diritto alla tutela giurisdizionale e il diritto alla difesa, così come centralità della giurisdizione, e come dato sociale ed istituzionale innegabile ed irreversibile in tutte le società evolute nella sua indiscussa ed insostituibile autonomia e nell’esercizio pieno ed imprescindibile del diritto di difesa, che ne costituisce l’elemento coessenziale.

Per queste ragioni, se il processo è la sede propria della giurisdizione, la pari rilevanza costituzionale dei soggetti che ad esso partecipano, magistratura e avvocatura, rappresenta un bilanciamento all’interno di tale funzione statale, di qui la proposta formulata dall’OUA della istituzione di un Consiglio Superiore della Giurisdizione che comporta la rappresentanza della magistratura giudicante, di quella requirente e dell’avvocatura, donde seguiva il cambiamento della rubrica dal titolo quarto da “La Magistratura” a “La Giurisdizione”, con tre sezioni, dedicate la prima ai principi fondamentali della funzione giurisdizionale, la seconda riguardante la magistratura, la terza quelli relativi alla difesa e all’Avvocatura, costituzionalizzando così meglio il principio della difesa, come funzione essenziale in ogni procedimento giudiziario, con una comune formazione dei giuristi per una cultura uniforme.

L’azione politica dell’OUA, su tale ambiziosa riforma, non è mai cessata e c’è da augurarsi che non cessi mai, sia attraverso la sua rappresentanza istituzionale per antonomasia CNF, sia con l’attuale Organismo Congressuale Forense –OCF– e con tutte le associazioni maggiormente rappresentative previste dalla legge professionale (art.35, lettera S), se è vero com’è vero che tale proposta fu riproposta con la Presidenza del compianto Maurizio de Tilla, fortemente condivisa dal parere di autorevoli ex Presidenti, emeriti della Corte Costituzionale, sostenendo che all’Avvocatura, come componente essenziale della giurisdizione e, quindi, protagonista del processo, debba riconoscersi una rilevanza costituzionale, coerentemente con quanto stabilito dall’art.24 della Costituzione, come peraltro garanzia di terzietà del processo, attuando così un bilanciamento all’interno di tale assetto con pari dignità di tutte le parti che ad esso vi partecipano.

La rappresentanza politica unitaria dell’Avvocatura affidata all’OUA, per la prima volta con lo statuto approvato a Maratea, sul dichiarato e richiamato presupposto di una collaborazione con il CNF e la Cassa di Previdenza e con le Associazioni maggiormente rappresentative, riconosciute in sede congressuale (AIGA – ANF – UNCC – UCPI ed altre), per la verità mai totalmente raggiunta con carattere di stabilità, fatta eccezione per la Cassa di Previdenza disponibile sotto vari aspetti nella indicazione dei soli iscritti alla Cassa come elettori congressuali, nella disponibilità delle proprie strutture come uffici e sede dell’OUA, etc., nel corso degli anni, subisce delle crepe a livello istituzionale ed associativo ed in particolare con l’Unione delle Camere Penali, che non partecipò ad alcuni appuntamenti congressuali e con una parte degli Ordini, per via del mancato versamento del contributo associativo, peraltro sempre approvato nei diversi congressi biennali previsti, come unica risorsa finanziaria per il proprio funzionamento.

Il susseguirsi di ben 34 Congressi ordinari, sino a quello di Catania del 2018 e di alcuni Congressi straordinari, intervallati da varie conferenze nazionali dell’Avvocatura, nel deliberato proposito di ritrovare la tanto auspicata unità dell’intera Classe Forense, non ha portato ad alcun risultato positivo, anche per via delle modifiche apportate nella legge professionale del 31.12.2012 n.247, di cui all’art.39, in tema di Congresso Nazionale Forense che, dopo la parentesi OUA -1995 / 2012 -:

  1. riattribuiva al CNF la convocazione del Congresso Nazionale Forense ogni tre anni;
  2. dichiarava che il Congresso Nazionale Forense è la massima assise dell’Avvocatura Italiana, nel rispetto della identità e dell’autonomia di ciascuna delle sue componenti associative etc.;
  3. affermava che il Congresso Nazionale Forense “delibera autonomamente le proprie norme regolamentari e statutarie ed elegge l’organismo chiamato a dare attuazione ai sui deliberati”.

Viene così decretata la fine dell’OUA che, nonostante ogni tentativo di sopravvivenza, affronta la fase di scioglimento e di liquidazione dopo il XXXIII Congresso Nazionale Forese di Rimini, dove, in attuazione dell’art.39, comma 3, della L.F., ridefinita la regola della rappresentanza dell’Avvocatura, viene ribadito che il Congresso Nazionale Forense è la massima assise con la funzione politico legislativa dell’Avvocatura, nella formulazione delle proposte sui temi trattati, dentro i propri congressi per cui il soggetto di rappresentanza politica dell’Avvocatura è il Congresso Nazionale Forense cui compete una effettiva interlocuzione di merito con il Parlamento, il Governo e le forze sociali e politiche, con delibera congressuale, condivisa e sostenuta da tutte le componenti istituzionali e associative di propria competenza.

Nasce così l’Organismo Congressuale Forense – OCF –

nella sua disciplina particolareggiata di cui all’art.6, e con i compiti previsti dal n.1 al n.15, con i costi del suo funzionamento a carico del CNF nel suo bilancio.

Con l’approvazione di tale statuto, nelle sue norme regolamentari, in attuazione dell’art.39, comma 3, della L.P., vengono così abrogate le preesistenti norme statutarie relative al Congresso Nazionale Forense e all’Organismo di sua rappresentanza, denominato Organismo Unitario dell’Avvocatura Italiana, di cui il sottoscritto si è sempre ritenuto ovviamente un fondatore e un rappresentante nei vari ruoli di tesoriere, di segretario e, da ultimo, di Vice Presidente.

Termina qui il mio compito di relazionare sull’OUA nel suo ventennio di attività, augurandomi di non avere deluso le aspettative degli organizzatori e dei partecipanti di questo importante evento formativo ed in particolare dei giovani esercenti la professione più bella del mondo, con un messaggio finale mutuato dal contenuto del preambolo dello statuto dell’OUA nelle sue finalità:

l’Avvocatura Italiana svolge funzioni costituzionali nell’ambito della giurisdizione e, nel più vasto contesto sociale, contribuisce alla conoscenza ed all’attuazione dei diritti e degli interessi soggettivi, in tal modo concorrendo all’effettiva applicazione dei principi di uguaglianza e di libertà, non condizionabile da alcun potere politico o economico e deve, anzi, potersi proporre come soggetto politico, legittimato in quanto tale alla più ampia ed articolata interlocuzione con i poteri e le istituzioni dello Stato e con tutti i protagonisti della vita politica e sociale.

Una rappresentanza politica, pertanto, che voglia essere autorevole e influente, non può che tendere all’unitarietà, organizzandosi in struttura tale che, assorbendo in sé le dialettiche interne e, maturando nel dibattito più esteso possibile, quelle soluzioni o proposte che possano essere presentate come provenienti dall’intera categoria, sia valida e riconosciuta interlocutrice abituale dei poteri dello Stato e delle forze politiche e sociali, in un solenne patto di solidarietà politica, giuridica ed organizzativa tra istituzioni, associazioni, sì da consentire all’attuale OCF di adempiere ai suoi compiti, sempre meglio e con maggiore autorevolezza, per scongiurare, per dirlo con le parole di un grande Presidente del CNF, mio conterraneo, Avv. Vittorio Malcangi, il pericolo che

quando tace l’Avvocatura tace la democrazia”.

Con quasi sessant’anni di attività professionale alle spalle e con una gratificante esperienza, per diversi anni, come rappresentante istituzionale e politico della Classe Forense, so di poter esprimere una certezza che l’AIGA, associazione del mondo giovanile dell’Avvocatura, nella continuità della sua importante e primaria attività formativa, nella quale ha visto coinvolto negli ultimi tempi un giovane avvocato a me particolarmente caro, creerà le premesse per una nuova cultura dell’amministrazione della Giustizia, in modo da realizzare un vero e proprio “rinascimento della Giustizia”, certamente per un futuro migliore dell’Avvocatura sempre più specializzata, secondo le disposizioni di legge vigenti, dotata di onestà “latu sensu” nei suoi comportamenti deontologicamente corretti verso tutti e per migliorare la qualità dei rapporti socio-economici tra i cittadini della società civile in cui opera quotidianamente.

Image credit: moritz320 da Pixabay

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