L'hospice nel borgo

L’hospice nel borgo

di Rosanna Maria Della Corte (Psicologa, Psicoterapeuta e formatrice in Psicologia Giuridica)

Diritti relazionali in tempo di Covid

In quest’epoca di lockdown e di limitazioni relazionali abbiamo sofferto tutti la gravità delle restrizioni discendenti dal timore del contagio e siamo rimasti addolorati, annichiliti e scandalizzati dalle morti in solitudine e dall’immagine delle bare infilate nei camion come merce di cui disfarsi. Ne sanno troppo coloro che in epoca di pandemia hanno perso qualche persona cara…

Con particolare sensibilità per la sua straordinaria dedizione all’accompagnamento dei morenti nell’hospice interreligioso sulle colline di Prato, padre Guidalberto Bormolini (Tutto è Vita onlus) e il prof. Gianpaolo Donzelli (Comitato Nazionale per la Bioetica e Fondazione Meyer) che già da tempo collaborano insieme nell’Ospedale pediatrico per le situazioni di sofferenza dei bambini malati, hanno costruito il progetto “Mai più morire in solitudine” che risponde all’appello di preghiera del Papa nell’aprile 2019 ed ha ottenuto l’attenzione e l’appoggio dell’Arcivescovo Mons. Vincenzo Paglia, presidente della Commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria degli anziani promossa dal ministro Speranza.

https://tuttovita.it

Il progetto si colloca nel solco dell’umanizzazione della sanità nelle istituzioni e, pur nell’osservanza di tutte le cautele, preserva in modo tangibile il valore primario e ineliminabile del “prendersi cura” delle persone dal punto di vista sanitario, psicologico, sociale e spirituale.
Al contrario, la situazione vigente induce i malati al rischio di percepire dolorosamente le restrizioni nel perverso significato di un controllo repressivo.

La ricaduta psicologica di una tale percezione è deleteria: tutte le risorse della persona malata, anziché convergere per la guarigione o la conservazione della salute attivando la resilienza e l’hardiness, si capovolgono in senso ego distonico e il soggetto sprofonda in un pervasivo abbattimento e dolore morale.

Nell’ ottica opposta di prossimità a chi soffre riconoscendone il diritto anche negli istituti di cura, grazie all’ intraprendenza creativa dei suoi autori, il progetto ha promosso l’adozione, in data 21/12/2020, di una delibera della Reg. Toscana che mostra positivamente quali risultati innovativi può raggiungere una sensibilità istituzionale quando è congiunta alla competenza tecnica e organizzativa.

La delibera permette di offrire ai malati lungodegenti, gravi e gravissimi, con prognosi infausta o addirittura terminali, un accompagnamento, integralmente inteso, che fa parte del processo di assistenza, alleviando anche il dolore dei familiari, pure aiutati non solo all’uso corretto dei dispositivi ma anche a reggere le loro emozioni.

L’iniziativa ha preso avvio grazie all’interessamento degli Assessori regionali Serena Spinelli (Politiche Sociali) e Simone Bezzini (Diritto alla salute) ed è attuato con le risorse dell’ASL e con il coordinamento del Comitato Etico. Gli ospedali di Prato e Pisa si sono attivati per primi per l’applicazione operativa della delibera.

Il distanziamento fisico non dev’essere un distanziamento dagli affetti che incide pesantemente sulla qualità della vita e sulla salute delle persone” afferma l’ass. Spinelli, che precisa “Le misure previste valgono anche per le RSA”. E conclude “Con questa delibera si provvede a definire un modello che contiene indicazioni e requisiti essenziali per la realizzazione delle “stanze per gli abbracci”, uno strumento certamente molto potente che arriva a consentire una forma di contatto, seppur mediato da appositi teli e protezioni”.

Padre Bormolini approfondisce il senso dal punto di vista bioetico applicato alle istituzioni sanitarie: “La vicinanza è parte del processo di cura in un approccio alla malattia che dev’essere globale, perché la cura è integrale o non è”. Inoltre, fa riferimento al diritto all’autodeterminazione, sottolineando la facoltà di scelta da parte del malato rispetto a chi vuol avere vicino e anche il rinnovato ruolo che assumono le associazioni di volontariato.

Il Sistema Sanitario regionale si impegna a superare le difficoltà con equilibrio, responsabilità e umanità” afferma l’ass. alla Sanità Simone Bezzini. In particolare ciò si verifica nel privilegiare la tipologia dei malati nelle condizioni di salute più compromesse, compresi coloro che si trovano in fase terminale, per i quali è prevista la presa in carico congiunta con le unità di cure palliative.
Infatti alla fine della vita il diritto alla relazionalità assume un’importanza potenziata, proporzionale al bisogno di non essere soli.
Indipendentemente dalle cause di morte, la prossimità di persone care, o almeno note e significative, è fondamentale per chi lascia la vita.

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Ma il bisogno è reciproco.

Di fronte alla morte, che al di là del suo valore di fede, è per chiunque esperienza esistenziale unica, tale da segnare un prima e un dopo nella vita della famiglia e per gli amici, la “corrispondenza di amorosi sensi” si esalta e s’imprime indelebile nella memoria di chi resta. Quell’istante della relazione si dilata fino all’eternità.

Uno sguardo, un gesto, una parola… Ma almeno ESSERCI. Esserci è comunicare in essenza.

La “Pala di Brera” di Piero della Francesca

esprime potentemente questo concetto, come ben intuito in un suo testo inedito da Marina Gasparini (Le emozioni depressive: il dolore e il lutto in alcune opere d’arte), con la quale collaborai per realizzare, con la regia di Paolo Darra e con l’attore Guido Tonetti, un docufilm “La condivisione emotiva nel segno dell’arte” (2011), presentato in un convegno organizzato dalla prof.ssa Ines Testoni all’università di Padova (Master Death and the End of Life) e in altre realtà italiane interessate al tema.

L’opera di Piero della Francesca è stata realizzata nel 1472, in occasione della nascita di Guidobaldo da Montefeltro, ultimo erede dei duchi di Montefeltro a Urbino.

La fissità che la pervade mostra, dal punto di vista psicologico, il valore della presenza degli astanti intorno al piccolo, nella sua nuda essenzialità: non solo la Vergine e i sei Santi, ma anche il duca Federico, che ha abbandonato la celata davanti alle sue ginocchia. Tutto è trasposto in una dimensione metafisica. La presenza di quattro angeli strettamente vicini agli astanti afferma la continuità della vita terrena e di quella celeste.

L’uovo di struzzo, sospeso alla conca absidale, simbolo della creazione frequentemente presente nelle chiese cristiane d’Oriente, segna nella prospezione ottica il punto d’incrocio delle diagonali che congiungono il mondo umano alla perfetta geometria riecheggiante la realtà architettonica della chiesa di s. Bernardino. Creazione e nascita. Ma in quest’opera sono presenti vita e morte.

In Gesù Bambino che porta la collana di corallo, simbolo della passione, è rappresentato il piccolo Guidobaldo, nato il 24/1/1472, qui posto in grembo alla Vergine che ha le sembianze della madre Battista, morta nel luglio dello stesso anno e inizialmente seppellita proprio in quella chiesa.

Vita e morte. Quando l’esserci è fondamentale.

https://www.oralegalenews.it/wp-content/uploads/2021/01/Borgo-di-Mezzana-a-Cantagallo.pdf

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