Phishing economy: il gioco d'azzardo

Phishing economy: il gioco d’azzardo

di Rosanna Maria Della Corte (Psicologa e psicoterapeuta in Milano)

Il gioco è un bisogno universale inviolabile di tutti gli esseri viventi ed è un’attività che li caratterizza in misura proporzionale al loro grado di sviluppo intellettivo e psichico”, ma da forma di attività libera ed utile può diventare una schiavitù gravida di sofferenza e problematicità sociale (Ist. Superiore di Sanità, Disturbo da Gioco d’Azzardo, 2018).
Così è la patologia del gioco d’azzardo (di seguito gda) che stimola la dipendenza.
Citiamo alcuni dati significativi del Convegno Nazionale di Roma del 2018 che ha consentito l’analisi delle attività svolte a livello di ricerca e di operatività spingendo lo sguardo anche alla dimensione del fenomeno nel contesto europeo (Convegno Nazionale Il gioco d’azzardo in Italia, Roma, 18/10/18)

In ITALIA l’industria del gda è la terza industria.
In un anno (2017) la spesa è stata di 101,8 miliardi di euro, con un aumento di 5 miliardi rispetto al 2016.
Siamo al primo posto in Europa e al quarto nel mondo, dopo USA, Cina e Giappone.

I giocatori sono 19 milioni di cui 3 a rischio e l’incremento progressivo è confermato.

Il gioco è dunque un grosso affare per chi lo produce: ”Nella sua perversione il meccanismo è perfetto” afferma Vittorio Pelligra, docente di Economia Politica all’università di Cagliari ”Avere clienti che non possono fare a meno di acquistare è il sogno di ogni impresa”(intervista a V. Pelligra, 20/1/17 vita.it).

Dietro questa diffusione c’è una strategia industriale accuratissima delle aziende preposte alla produzione di giochi e scommesse, con un poderoso lancio commerciale.

Oggi il gioco d’azzardo classico si è ormai evoluto con il diffondersi dei videogiochi ed è pertanto lecito trattare congiuntamente il gioco d’azzardo e il gaming per alcuni aspetti fondanti. Per i più giovani l’aspetto del gioco d’azzardo viene strategicamente collocato all’interno di uno scenario o di storytelling in cui immergersi da protagonisti.

On line giocano maggiormente i ragazzi e gli adulti entro i 44 anni, determinando un netto incremento di tutte le tipologie di gioco.

Ne verifichiamo dunque la diffusione straordinaria per adulti e minori.

Proprio per questo l’OMS definisce il DGA una “malattia sociale”.
Dal punto di vista neurobiologico le dipendenze riguardano i circuiti dopaminergici, come per la dipendenza dalle sostanze psicotrope.
Sul punto Daniel Siegel (La mente adolescente, Cortina, 2014) spiega che a partire dall’adolescenza, “si intensifica l’attività dei circuiti cerebrali che utilizzano la dopamina, un neurotrasmettitore che ha un ruolo fondamentale nel creare la spinta a cercare gratificazioni”, perciò nel ragazzo che partecipa ad esperienze elettrizzanti il rilascio della dopamina è molto alto, mentre le fibre nervose regolative che, nella parte superiore del cervello creano uno spazio tra impulso e azione, giungono a maturità solo nell’età adulta.

In ogni caso, quando l’effetto svanisce, il soggetto avverte il bisogno di ripetere il comportamento che aveva attivato i circuiti.

L’attuale inquadramento nosografico del DSM5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) classifica il Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) nell’area delle dipendenze, come la dipendenza da alcol e sostanze stupefacenti.
Nel 2018 l’Istituto Superiore di Sanità ha presentato “Disturbo da Gioco d’Azzardo: risultati di un progetto sperimentale”, a cura di Roberta Pacifici, Massimo Giuliani e Liliana La Sala, un lavoro che ha rivisitato l’intera letteratura clinica, ha individuato le strutture, le strategie e le esperienze di trattamento in relazione all’intervento legislativo, nell’ambito del sistema di sorveglianza di questa patologia.

Alcuni elementi in particolare meritano di essere riportati.
Dal punto di vista psicodiagnostico, gli specialisti dedicano molta attenzione all’eventuale comorbilità, ma non c’è una batteria di reattivi standardizzata in uso presso i diversi Centri, per cui vengono utilizzate prevalentemente interviste strutturate o semistrutturate e il Test più frequentemente somministrato è il South Oaks Gambling Screen (SOGS).
Secondo le linee di impostazione del Centro Nazionale per le Dipendenze e il Doping, con un poderoso impegno di organizzazioni e di professionisti, viene offerta un’ampia gamma di servizi, dal counseling telefonico alla psicoterapia individuale, di coppia, familiare e di gruppo, anche in struttura residenziale, accanto al trattamento farmacologico. Si contemplano pure l’assistenza legale e la consulenza economica.

Le persone che si presentano sono spinte nella stragrande maggioranza dai familiari, dalla pressione dei debiti e in minor misura dalla consapevolezza di avere bisogno di curarsi (dato che appare con maggior frequenza nelle donne del campione).

Sotto il profilo trattamentale i risultati attesi consistono nel cosiddetto gioco responsabile, fondato su una riduzione controllata del gioco patologico.
Dal punto di vista economico, il gettito fiscale, pur consistente, dello Stato non appare adeguatamente bilanciato dall’impatto economico che ricade sul SSN e sul Welfare, come ben dimostrato da Luigi Pastorelli, docente di Teorie del rischio e Direttore Tecnico del Gruppo SCHULT’Z nell’intervista sul TG del Network Sanitario24 MedChannel del 7/5/2020 consultabile su https://www.youtube.com/watch?v=aYLE7VePG00&feature=share

Può essere interessante anche una riflessione di tipo culturale.

Nel mondo il gda ha risentito anche dell’influenza delle religioni, laddove ne è rispettata la tradizione.
L’Islam in una Sura del Corano condanna nettamente il denaro che non proviene da guadagno, viene preso da altri giocatori come nel furto, distrugge la sicurezza della famiglia e della società.
Nel Diritto Religioso Ebraico, il Talmud specifica che il giocatore professionista non può testimoniare né giudicare perché acquisisce beni in modo illegittimo e il gioco allontana l’uomo dalle attività produttive.
Nel codice buddista della Disciplina sono indicate sei conseguenze nefaste: il vincitore genera odio, il perdente si affligge, c’è una ricchezza che va perduta, chi gioca non testimonia, è disprezzato, non è idoneo a prendersi cura di una moglie.
Nella religione cattolica si parla pochissimo del gda, ma molto dell’amore del denaro che nel Vecchio Testamento è definito “radice di ogni specie di male” (Timoteo 6:10), mentre nel Nuovo Testamento si afferma: “Voi non potete servire Dio e Mammona” (Matteo 6:24) e sono i soldati che crocifissero Gesù coloro che “divisero le sue vesti tirandole a sorte”.

Il problema della regolamentazione del gda nel mondo non è stato affrontato in modo omogeneo.
In America la situazione è varia da Stato a Stato.
La Commissione Europea ha spinto per la regolamentazione del gioco d’azzardo, ma non esistono linee comuni a cui i Paesi membri facciano riferimento.
In Italia il mercato del gda ha preso notevole incremento a partire dal 1992 quando è stato utilizzato come leva fiscale. In seguito sono stati varati provvedimenti che hanno riguardato soprattutto la pubblicità, mentre iniziative dal basso hanno a più riprese sollecitato azioni di contrasto.
Il periodo delle restrizioni per COVID19 ha determinato la chiusura immediata delle sale slot e Vlt e la fase 2 ha riaperto per primi il Lotto e il Superenalotto.

Tipologia dei giochi: agon e alea

Non è questa la sede per una dissertazione storico-letteraria sul gioco né per una disamina tecnica, ma è fondamentale il discrimine tra giochi il cui esito è completamente determinato dal caso (alea) e quelli nei quali assume importanza il grado di abilità dei giocatori (agon).
La stragrande maggioranza dei gda sono alea. Ma a tal proposito la conoscenza nell’opinione comune non raggiunge un buon livello d’informazione e presenta addirittura diffusi rischi dispercettivi di cui i giocatori sono vittime.

Tipologia dei giocatori

  • Giocatori professionisti. La letteratura e il cinema hanno spesso avvolto in un alone di fascino queste persone. Essi trovano nel gioco una soluzione alla propria vita, anche in base alle proprie caratteristiche personali (ad esempio per il poker abilità e conoscenze relative alla comunicazione non verbale9 grazie alle quali governano non la sorte ma la dinamica del gioco. Affrontano consapevolmente il rischio e sanno controllare gli investimenti.
  • Giocatori sociali. Sono coloro che giocano semplicemente per divertimento, sanno dosare tempo e denaro senza alterare la loro organizzazione di vita e senza mettere a rischio il proprio patrimonio;
  • Giocatori a rischio o problematici. Sono coloro che hanno bisogno del gioco per alleviare con una sospensione temporanea vissuti di ansia e depressione. Se il gioco perde la dimensione del piacere e diventa un rito necessario nella quotidianità, la loro problematicità personale può indurli verso la dipendenza.
  • Giocatori patologici. Il gioco è il centro emotivo della giornata. Il giocatore è preda di tensioni difficilmente sopportabili, il suo comportamento è compulsivo, nella situazione familiare vive nascondendo e minimizzando il problema, accumula menzogne e debiti, prova vergogna. Se non trova la forza di farsi aiutare, rischia la solitudine e la deriva.

Nell’analisi della psicologia del giocatore (di cui esiste una vasta letteratura) alcuni fattori risultano importanti soprattutto se s’intende il gioco nei suoi aspetti di tentazione e di rischiosità: il senso di autoefficacia (self efficacy di Albert Bandura ) e il locus of control, fattori importanti di resilienza.

Ha un buon grado di self efficacy chi ha sostanzialmente la convinzione di poter modificare la propria esperienza attraverso un controllo efficace esercitato sulle situazioni e sull’ambiente circostante.
L’individuo che crede nella propria libertà di dominare o almeno di governare gli eventi della propria vita ha il locus of control interno e questo tende a rappresentare un fattore protettivo rispetto alla patologia del gioco.
Per chi invece pensa alla Fortuna come dea bendata che determina la nostra vita e che il gioco ci permette di incontrare, il rischio di cadere nella patologia, complici alcune situazioni avverse, sussiste (locus of control esterno).

Nel caso dei giovani, come accennato, è fisiologicamente più vivo il bisogno di emozioni forti, di sfide che con il brivido del rischio esaltino la coscienza di essere nel presente con tutti i sensi allertati, con la posizione di protagonisti nell’azione e la tendenziale abolizione di ogni senso del limite.

Un adolescente che finalmente ha trovato il denaro per posizionarsi di nuovo davanti ad una slot machine, esclama: “Torno ad essere io!”(Stella Pende, Confessione reporter, Rete 4, 20/4/20).

Nell’opera “L’adolescente” (1875), che pare adombrare la sua esperienza autobiografica, Fedor Dostojevski mostra il suo atteggiamento nei confronti del gioco attraverso il personaggio di Dolgoruki : “Vincere si può, perché ho giocato senza calcolo, alla cieca, come un imbecille, mentre ora tremerò per ogni rublo… Non sarò io se non vincerò! Non mi ci sono appassionato; non è la cosa principale, è solo passeggera, ti assicuro! Sono troppo forte per non smettere quando voglio… Smetterò, mamma, oggi ci vado per l’ultima volta…”.
Qui troviamo sapientemente espresse le caratteristiche del giocatore patologico: l’erroneo riferimento all’abilità, il bisogno di autoaffermazione e infine l’illusione del controllo sia sull’esito del gioco sia sul proprio comportamento.

Invece l’adulto che sente il bisogno di giocare risponde talvolta alla ricerca di un sentimento di autorealizzazione, magari tardivamente inseguito, in una situazione di vita in cui avverte la perdita del controllo sulla sua “fortuna” personale o professionale.
Spesso un evento reale o addirittura traumatico può essere alla base delle sue condizioni soggettive, soprattutto in questo periodo di crisi economica e di grave disagio sociale, in cui le relazioni di coppie e famiglie mostrano una particolare vulnerabilità.
Anche un’esperienza di lutto e la percezione acuta della propria solitudine si collocano tra le situazioni scatenanti. Ecco allora che per evitare la depressione, si ricercano stati fisiologici eccitativi, che il gioco sa dare, presentando sfide che apportano un senso di gratificazione e di benessere.

In sostanza la strategia delle società di scommesse ricalca l’excursus psicologico del giocatore nella spirale della dipendenza, con l’introduzione di stratagemmi ancor più sofisticati, come la profilazione dei giocatori, in base ai dati personali.
Ciò rappresenta un grave pericolo di captazione, monitoraggio, mantenimento della dipendenza e controllo delle astinenze, con il maggior guadagno in minor tempo per le aziende produttrici, come evidenzia il Prof. Luigi Pastorelli nell’ intervista a Il sussidiario.net (https://www.ilsussidiario.net/news/gioco-dazzardo-profilazione-e-bonus-due-errori-che-ci-costano-7-miliardi/2017791/)

E ciò nonostante le fonti scientifiche più autorevoli abbiano da tempo denunciato l’inganno e la manipolazione della Phishing Economy sollecitando l’intervento di adeguati provvedimenti da parte delle Autorità.
Due scienziati insigniti del Premio Nobel, George Akerlof(2013) e Robert Shiller(2001), hanno indicato come Phishing Economy per antonomasia proprio il gda: “Un mercato legale, debitamente manipolato, [diventa] una trappola per i consumatori, le imprese (sane) e l’intero legame sociale [..] Certe pratiche commerciali e le stesse slot machines sono paragonabili alle cellule cancerose che si insinuano nel normale equilibrio del corpo umano”.
Il titolo della loro opera più nota è emblematico (G. Akerlof, R. Shiller, Ci prendono per fessi. L’economia della manipolazione e dell’inganno, Mondadori, Milano, 2016).

Image credit: Tiffany Nguyen Photography,
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