Un labile confine

Un labile confine

di Anna Losurdo

Tutti viviamo di pregiudizi; alcune e alcuni di noi lottano tutta la vita per la loro decostruzione. Altre e altri li curano e li coltivano scientemente.
I pregiudizi assumono diverse forme, possono avere basi cognitive o motivazionali.
In ogni caso hanno conseguenze per chi ne è vittima. Ma non ne è esente chi ne è portatore.

“Il pregiudizio (etnico) è un sentimento di antipatia fondato su una generalizzazione falsa e inflessibile.
Può essere sentito internamente o espresso.
Può essere diretto verso un gruppo nel suo complesso o verso un individuo in quanto membro di quel gruppo
(Gordon Allport)

In psicologia il bias implicito è un pregiudizio puro e semplice: è un giudizio che viene formulato prima di vedere qualcosa. Ciò che si osserva assume un significato (diverso) in base alle conoscenze di cui si è già in possesso. La nostra conoscenza pregressa guida la nostra percezione. Il nostro cervello adotta strategicamente la modalità risparmio energetico.
I pregiudizi inconsci, quindi, influenzano la nostra percezione della realtà.

Tra pregiudizi e stereotipi esiste un marcato collegamento

Una persona che ha dei pregiudizi potrà, con maggiore probabilità rispetto ad altri, avere opinioni stereotipate e quindi pregiudizievoli circa gruppi o singole persone.

Il confine fra pregiudizio e giudizio è piuttosto labile. Se il giudizio deriva da una riflessione seria, serve a conoscere la realtà; se è convinto ed errato prima della conoscenza effettiva di qualcosa è, per l’appunto, pregiudizio.
La limitatezza della nostra esperienza umana ci imporrebbe di sottoporre a continue verifiche i nostri giudizi.
Con un atteggiamento della mente disposto a mettere in discussione le proprie idee che per diverse ragioni (culturali, biografiche, sentimentali) sono radicate in noi e agiscono come dettati ipnotici, che ci possiedono e non tollerano alcuna critica e ci governano con mezzi psicologici e non logici.

La portata dei pregiudizi nell’ambito dei diritti civili e della convivenza civile ne rendono essenziale la individuazione perchè i pregiudizi possono condurre alla discriminazione.

Lo stereotipo è alla base del pregiudizio. Il fattore cognitivo è, infatti, legato allo stereotipo.
Il pregiudizio sfocia dal fattore valutativo ed è legato al fattore affettivo: quando valutiamo i sentimenti che ne conseguono, ne segue un fattore comportamentale, in base al quale discriminiamo.
Perché in base ad essi cambia anche il nostro comportamento.

Un labile confine, quindi, anche tra stereotipo, pregiudizio e discriminazione. E una forte interconnessione.
Se siamo intellettualmente onesti e prestiamo attenzione, ci inciampiamo tutti i giorni, tutte e tutti.

Come possiamo attenuare lo stereotipo e impedire al bias di svilupparsi?
Dilatando il giudizio e posticipandolo nel tempo, sì da essere costretti a ragionare e a bypassare la conoscenza pregressa che ci porterebbe a formulare ipotesi distorte lasciandoci condizionare.
Esattamente il contrario di quanto accade nella nostra vita, reale e virtuale.

C’è una conseguenza sociale e relazionale dei pregiudizi.

Ed è quella di aumentare le distanze tra le persone, di ostacolare le relazioni, di esasperare il conflitto tra gruppi sociali.
È, in ogni caso, una conseguenza di sofferenza per tutte le persone coinvolte.
Ricordiamocene perché, ancora una volta, non sono solo parole.

Image credit: Manfred Richter da Pixabay

di Anna Losurdo, su Ora Legale NEWS

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