Witnesses
di Anna Losurdo
L’Assemblea generale delle Nazioni Unite, con la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999, ha istituito il 25 novembre quale Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
La data fu scelta in ricordo del brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal, impegnate nel contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo, il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell’arretratezza e nel caos per oltre 30 anni (dal 1930 al 1961).
Il 25 novembre 1960, alcuni agenti del Servizio di informazione militare fermarono le sorelle Mirabal (Patria, Minerva e Maria Teresa) che si stavano recando a far visita ai loro mariti in prigione.
Condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze furono stuprate, torturate, massacrate a colpi di bastone e strangolate. Furono poi gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente.
Gli strumenti con cui si agisce la violenza contro le donne sono molteplici:
per contrastarli è fondamentale “implementare e integrare la cultura di genere e veicolare l’educazione al rispetto, il valore delle differenze e la tutela antidiscriminatoria in ambito lavorativo. E un’azione sinergica di istituzioni, professionalità e competenze, una “Rete”, per contrastare il fenomeno, frutto di una visione distorta e patologica non solo del genere ma della persona”.
Questo affermava l’Avvocata Maria Masi, Presidente f.f. del Consiglio Nazionale Forense, nel presentare l’iniziativa “Tanti fili una rete” promossa quest’anno dal CNF (https://www.consiglionazionaleforense.it/web/cnf-news/-/736824).
Una con oltre 100 contributi.
Ed è di questa iniziativa che diamo testimonianza in questo numero del magazine. Una parte di quei fili, infatti, trova spazio tra i topic del mese.
Gli altri contributi sono anch’essi in parte condivisi con l’altra iniziativa promossa dal CNF con IL DUBBIO, “Feriti a vita”, volta a dare voce alle e ai superstiti delle vittime di femminicidio e alle stesse vittime, quando sopravvissute.
Witnesses, testimoni, per l’appunto.
Parte degli articoli e dei video sono stati scritti e realizzati per Giraffa Onlus.
Il 25 novembre: una giornata della memoria, di speranza, di lotta, di riflessione collettiva.
Mentre i dati indicano la flessione, negli ultimi dieci anni, degli omicidi volontari, il numero dei femminicidi è in costante aumento.
E il 2020 è stato il peggiore degli ultimi.
L’incidenza della componente femminile (donne uccise in un contesto familiare e le donne uccise dal partner) sul totale degli omicidi è stata del 40,6%, cioè la più alta di sempre.
(https://www.eures.it/sintesi-vii-rapporto-eures-sul-femminicidio-in-italia/)
Il numero degli omicidi di uomini e di donne cala a causa della contrazione dei reati violenti legati alla criminalità organizzata.
Il numero di femminicidi, invece, continua a restare stabile nel tempo e quindi aumenta in percentuale rispetto al totale.
L’incidenza del contesto familiare nei femminicidi ha raggiunto, nel 2020, il valore record dell’89%.

Ma la violenza, come sappiamo, assume tante forme e, in base ai dati ISTAT in Italia al 2014 il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito una qualche forma di violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita.

https://www.istat.it/it/archivio/250836
E neanche ci si può fermare qui.
Perchè non dobbiamo dimenticare: limitazioni della libertà, violenze psicologiche, economiche e morali, per restare in ambito familiare. E nelle famiglie disgregate va ancora peggio.
E se ne usciamo, troviamo stalking, revenge porn, tratta, prostituzione, e variegate forme di violenza “pubblica” ai danni delle donne, in ambito lavorativo, politico, sanitario e, più in generale, nello spazio di cittadinanza.
Nel XXI secolo le donne uccise in Italia sono state 3.344
Una mattanza. Una strage. Di certo non una emergenza.
Ma non va meglio in Europa. Non va meglio nel mondo.

Perchè continua a succedere tutto questo?
Si dice sia un problema culturale. Ma tutti siamo contro la violenza sulle donne. Eppure la violenza maschile contro le donne attraversa le diverse fasce culturali, reddituali, sociali, senza che nessuna possa dirsi indenne.
La reazione maschile, forgiata in millenni di patriarcato e di dominio sul genere femminile, che declina la relazione in termini di possesso e di dominio, si scaglia così contro il rifiuto di mariti, fidanzati, conviventi. E contro la affermazione del diritto di affrancarsi da quel dominio e da quel possesso o di non esserne affatto oggetto.
E allora, se è vero come è vero che non possiamo affrontare questo fenomeno con un approccio emergenziale, innanzitutto dobbiamo mantenere alta l’attenzione e costante il dibattito su questi temi per tutto l’anno.
Ed è ciò che fanno le reti dei CPO, le Consigliere di parità, i centri antiviolenza, le associazioni che a vario titolo si occupano di questioni di genere e di pari opportunità.
Costoro agiscono come anticorpi culturali.
Con buona pace di chi li accusa di essere monotematici o addirittura noiosi.
Ma tutto questo non è ancora sufficiente.
Non basta più essere contro la violenza sulle donne.
A questo punto è ineludibile la necessità della presa in carico della questione da parte degli uomini. Sono gli uomini a dover decostruire e ricostruire il proprio inconscio individuale e collettivo. Sono gli uomini che devono abbattere la cultura del patriarcato che per millenni ha scritto una storia di prevaricazione, di sopraffazione, di esclusione, di dominio e di possesso.
La violenza sulle donne e contro le donne è, inequivocabilmente, una questione degli uomini.
Altrettanto improcastinabile è il mutamento dell’atteggiamento nei confronti delle donne da parte delle istituzioni e di tutte le organizzazioni che operano nella società democratica.
Infatti, tutte le manifestazioni di esclusione dalla scena politica e pubblica in generale e tutte le occasioni in cui vengono perpetuati stereotipi costituiscono il terreno sul quale continua a proliferare quella cultura del patriarcato.
La matrice della violenza sulle donne è anche lì.
Ed è per questo che questi temi non sono più negoziabili al ribasso, come alcune parti deteriori dell’apparato e della politica pretenderebbero, ancora, di liquidare le questioni.
Per questa ragione, il nostro 25 Novembre dura tutto l’anno.
Image credit: Olga Diasparro, Crepe nell’anima, Bari, 2018
di Anna Losurdo su ORA LEGALE NEWS:
https://www.oralegalenews.it/magazine/17-marzo-2020/vicini-e-lontani/10530/2020/
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