Apprendimento ed esperienza

Apprendimento ed esperienza

di Giulia Massa (Scienze filosofiche – Lecce)

Riflettere sull’apprendimento vuol dire mettere al centro l’esperienza, in quanto l’atto di apprendere, ossia l’azione di ricevere e ritenere nella mente, significa fare esperienza vissuta, dunque vivere.

In quella che il sociologo Zygmunt Bauman definiva una “società liquida”, caratterizzata da apertura e incertezza, i margini attraverso i quali circoscrivere le relazioni umane – siano esse personali o sociali – diventano sempre più labili.
La contemporaneità, segnata dalla pandemia Covid, dimostra come la didattica, il lavoro, la formazione in generale, ecc. rappresentino i contesti che meglio indicano l’esigenza di reinterpretare formule di apprendimento innovative, che siano capaci di rispondere con consapevolezza ai cambiamenti che la realtà odierna impone.

Nel corso della vita, i soggetti effettuano scelte, assumono decisioni, correggono comportamenti, percorrono altre strade. L’errore – inteso non come fallimento, ma come rivalutazione – incarna una componente stessa dell’apprendimento, se consideriamo quest’ultimo un percorso in divenire, cioè in continua verifica e ridefinizione.

L’apprendimento necessita inevitabilmente la relazione con l’altro, dal momento che esso si costituisce di condivisione, ascolto, arricchimento.

È proprio attraverso l’agire, il nostro “venir fuori” nel mondo, che maturiamo una maggiore consapevolezza delle nostre capacità, potenzialità, motivazioni e limiti.

A partire dalla genesi della civiltà, gli uomini si sono mostrati dei soggetti in grado di usare la voce e la scrittura per costruire valori, simboli, idee. Attraverso il linguaggio, la collettività veicola la circolazione di esperienze, valori ed insegnamenti.

Il fatto che per natura l’uomo non nasca mai da una sola persona dimostra come il nostro “stare al mondo” implichi inevitabilmente “l’essere in relazione” con gli altri. Già da principio, l’uomo fa esperienza della comunità – intesa come modo embrionale del vivere, forma originaria di aggregazione, tessuto colmo di valori, legami e relazioni sedimentate.

È dunque il nostro stesso essere comunità che ci introduce in un vortice, in cui ciascuno, con un modo che gli è proprio, si connette con gli altri, tracciando il segno della propria particolarità. Siamo individualità peculiari che mostrano unicità proprie: tutto questo fa di noi delle persone – esseri costantemente sottoposti alle conseguenze dell’agire – che manifestano nel contempo libertà e responsabilità.

L’apprendimento non è che una di quelle prospettive nelle quali trova un posto lo scambio con gli altri.
Facilitare l’apprendimento ed evidenziare la singolarità di ogni persona” – fine ultimo della formazione – significa concedere ai soggetti la possibilità di acquisire strumenti, metodologie, contenuti, teorie, vissuti, etc., stimolando in tal modo un’occasione di dialogo autentico, che spinga le persone coinvolte a interrogarsi sul senso che esse attribuiscono alle proprie azioni.

Riconoscendo nell’azione formativa un’occasione di sviluppo che potenzi e individui competenze e capacità, l’apprendimento finisce così col contraddistinguere la storia di un soggetto, che è in grado, nel corso della sua esistenza, di ridefinire se stesso alla luce di aspetti sempre nuovi, i quali tengono assieme la motivazione, le aspettative ed il potenziale.

Image credit: 849356 da Pixabay

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