Ddl Pillon: un salto nel passato

Ddl Pillon: un salto nel passato

di Maria Ruccia (Medico Psichiatra – Giraffa Onlus)

La prima considerazione è che Il DdL Pillon è sostenuto da varie organizzazioni di padri separati, alcune operanti a livello nazionale, altre a livello locale.
Ad una prima lettura del testo, viene subito il sospetto che lo scopo reale del DdL sia difendere a tutti i costi la famiglia tradizionale, quella fondata sul papà e sulla mamma.

Quindi è una legge che nasce per motivazioni politiche conservatrici e sicuramente, anche se velatamente, maschiliste. Mentre apparentemente si ammanta di retorica sulla centralità dell’interesse del minore e sulla difesa del diritto alla bigenitorialità.

Il vero intento è quello di rendere il matrimonio meno dissolubile, porre ostacoli a che le donne possano separarsi (statisticamente la maggior parte delle separazioni è chiesta dalle donne specialmente laddove il livello di istruzione ed emancipazione è più alto) rendendo difficoltosa ed economicamente ancora più gravosa la separazione.

Infatti, è statisticamente dimostrato che non ci sono parità economiche e di opportunità tra donne e uomini quando sono separati, così come non ci sono tra donne e uomini non separati.
È vero che ci sono uomini separati che vivono in maniera disagiata, ma è dimostrata una maggiore difficoltà di vita tra le separate.

Questo DdL approfondisce la conflittualità tra donne e uomini e come tale rappresenta un elemento di conflittualità sociale che non promuove certo la vera bigenitorialità.

Bisognerebbe invece costruire insieme…
La richiesta sul congedo di paternità sarebbe una opportunità di costruire insieme, ad esempio.
Secondo la associazione Maschile Plurale questo DdL è una normativa illusoria perché propone un concetto di famiglia astratto. Non riconosce la realtà in cui c’è una disparità retributiva tra maschi e femmine e disparità nella cura dei figli.

Il DdL è punitivo nei confronti delle donne innanzitutto perché dove è più mutata la condizione femminile è più alto il tasso di separazioni e poi perché, con la scusa di sostenere la bigenitorialità perfetta, in realtà è una legge punitiva contro il coniuge più debole economicamente (la donna).

È così che Pillon ritiene che gli ex coniugi debbano finire di “prendersi a bambinate”? 

Così si risolve la conflittualità tra i due ex coniugi?
Intanto non tutte le separazioni sono conflittuali, anzi l’86% delle separazioni non lo sono, mentre il DdL pone come obbligatorio il primo incontro di mediazione familiare per tutte le separazioni con presenza di minori.

Il DdL insiste sulla tutela della bigenitorialità: questa viene garantita dall’attribuire metà tempo ad ognuno dei genitori.
La genitorialità è qualcosa di diverso dal 50% del tempo per ciascun genitore dedicato allo stare materialmente con il figlio.

Al di là di ogni considerazione umana e di buon senso basta leggere la letteratura sull’argomento.
Genitorialità come funzione protettiva, affettiva, regolativa, normativa predittiva, rappresentativa, significante, fantasmatica, proiettiva, triadica, differenziale, transgenerazionale…
Quindi la genitorialità non è soltanto un piano genitoriale, che risulterà sempre riduttivo e, se non si sviluppa una reale ed autentica attenzione ai bisogni del figlio, il piano sarà sempre a rischio di essere evaso.

La bigenitorialità è parità genitoriale?

Esistono delle differenze tra padre e madre, i ruoli genitoriali sono diversi ma complementari.
È da dire che di fatto nella nostra cultura, al di là anche delle condizioni economiche, sono più le madri che si occupano dei figli, spesso costrette a fare salti mortali per conciliare lavoro e casa e figli, vivendo sulla loro pelle quotidianamente una contraddizione che la società di fatto alimenta.

La mia esperienza con separazioni conflittuali mi insegna che i conflitti di coppia hanno cause complesse sia personali che relazionali che contestuali, cause che nessuno dei due, né individualmente né come coppia è riuscito a risolvere. E che talvolta non si risolvono nemmeno con la separazione.
Poiché la capacità genitoriale è collegata a molti fattori credo che le soluzioni debbano essere il più possibile modulate sulla situazione specifica.

La bigenitorialità è un tema teoricamente giusto.

I minori hanno bisogno di entrambi i genitori quando questi esistono, così come hanno bisogno di buone famiglie allargate, dei nonni, degli zii, di buoni insegnanti etc.
Hanno bisogno di genitori su cui poter contare, nel caso di genitori separati hanno bisogno di non essere triangolati nei loro litigi o compressi in conflitti di lealtà.

Gli studi più recenti hanno evidenziato come la separazione, pur essendo un evento critico, non determini di per sé difficoltà e disagi nei figli: sono le modalità con cui gli adulti vivono e gestiscono la crisi coniugale ed il successivo processo separativo i maggiori responsabili di potenziali disagi. L’alta conflittualità che spesso accompagna la chiusura di una relazione tra coniugi viene individuata come la causa che determina le conseguenze negative per il benessere della prole.

Il genitore deve essere fonte di protezione non di preoccupazione o pericolo.

La separazione conflittuale rischia di intaccare nei figli il senso di fiducia nelle relazioni e nella possibilità di legame certo ed affidabile con l’altro, la fiducia nella prevedibilità e controllabilità della esistenza.

I bisogni dei minori cambiano nel corso degli anni, un bambino piccolo ha necessità diverse rispetto alla seconda infanzia od adolescenza.
Tanto per cominciare hanno bisogno di un ambiente stabile perché rappresenta la base della sicurezza.

Con questo DdL saranno  obbligati di fatto a saltare come trottole dalla casa di mamma alla casa di papà, con evidenti disagi: siamo stati tutti bambini e, come tali, estremamente attaccati alle nostre abitudini, alle nostre camerette col letto, la scrivania e il poster della cantante o del calciatore preferito alla parete, felici di trascorrere una o due notti fuori casa, per il senso della novità o dell’avventura, ma forse meno disposti a farlo per almeno dodici volte in un mese, per decreto.

Il DdL non tutela affatto le reali esigenze dei bambini, sembra dare una formula magica che ponga la stessa soluzione a tutti i casi.
Forse sarebbe meglio avere delle “Linee Guida”.
Quindi il DdL non è centrato sui bisogni del minore e piuttosto tutela l’interesse economico degli adulti.

Infatti, il nocciolo di questo DdL è la abolizione del contributo al mantenimento e la riduzione il più possibile di ogni spesa sostenuta che possa sembrare un vantaggio per uno dei due ex coniugi (in particolare per le donne), vedi canone di locazione per la permanenza nella casa familiare.

Il problema delle difficoltà economiche dei separati esiste.
Invece di cercare soluzioni per alleviare le difficoltà economiche dei separati c’è una semplificazione superficiale: dividiamo il figlio a metà
Quindi la divisione a metà nasce da ragioni prettamente economiche, sostenuta dalla ideologia della perfetta bigenitorialità.

Mediazione

È da ritenersi valida la figura del mediatore, adeguatamente preparato, ma il suo uso non può essere generalizzato, né imposto.

Qui invece si dice che qualsiasi coppia con figli minori che voglia separarsi deve fare un incontro di mediazione in modo da arrivare al giudice con il piano genitoriale condiviso e sottoscritto anche dal mediatore.  Sembra una iniziativa dettata più dalla necessità di offrire uno sbocco professionale (ai mediatori)

Nelle situazioni di violenza intrafamiliare, che, pur se non esplicitate, sono spesso causa di richiesta di separazione da parte delle donne, la mediazione corre il rischio di moltiplicare il disagio ed anche il rischio fisico. La mediazione costituisce anche un aggravio di spese (gratuito solo il primo incontro). (Una magistratura specializzata e avvocati attenti non sarebbero meglio?)

Per come la penso io, tutte queste figure intermedie (mediatore, coordinatore genitoriale) previste a tappeto stanno a significare che la società dà per scontato una permanente incapacità degli ex coniugi di pensare al presente ed al futuro dei propri figli nonché a rispettare nel tempo quanto è stato deciso.

Oltre che irrispettosi riguardo alla soggettività, non sembrano interventi volti a promuovere la crescita dei soggetti in questione.
Esistono certamente situazioni che richiedono interventi prolungati e complessi di tutela ma non si deve generalizzare primo perché ingiusto poi perché sappiamo che la generalizzazione è dettata dal bisogno di semplificare.
E semplificare allontana da una corretta lettura della realtà.

Riguardo alla PAS, entità nosografica non riconosciuta, nel DdL sembra reintrodotta “dalla finestra”.

Infatti, è previsto che, quando la condotta di un genitore è volta ad ostacolare il mantenimento dei rapporti del figlio con l’altro genitore, il giudice può adottare provvedimenti punitivi e – attenzione! – può farlo “anche quando – pur in assenza di evidenti condotte di uno dei genitori – il figlio minore manifesti comunque rifiuto, alienazione o estraniazione con riguardo ad uno di essi.”

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