Il ratto di Europa
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Vediamo se si riesce a trarre qualche insegnamento dal mito di Europa. In realtà, una storia (una delle tante) piuttosto breve.
Il sommo Zeus si innamora di Europa mentre la fanciulla sta placidamente giocando in spiaggia. Trasformatosi in toro (animale ricorrente nelle frequenti trasformazioni del sommo), la rapisce e la porta a Creta. Qui viene consumato il rapporto (immagino senza troppi complimenti) sotto le fronde di platani, alberi cui, in ricordo della divina copulazione, viene accordato il privilegio di non perdere mai più le foglie. A parte ciò e a parte che da questo furioso e violento incontro uno dei figli di europa fu il ben noto Minosse (anche lui intersecherà un toro nella sua vita di regnante), alla povera Europa, ma soltanto dopo la sua morte, vennero tributati divini onori, assai miseri a ben riflettere. Infatti, il divo Giove decise che il toro, cioè se stesso, sarebbe diventato una costellazione.
Tutto qui. E questo è quanto.
Insomma, fidarsi è sempre un bene ma non fidarsi è meglio. Di certo, se il sommo si fosse chiamato Odino sarebbe stato semplicissimo ripercorrere la medesima storia per poi accostarla a vicende attuali. Il mito germanico e la povera Europa fottuta. Il gioco è fatto. Probabilmente oggi, invece della costellazione del toro (che comunque potremmo cuocere in brodo, come suol dirsi), il contentino sarebbe, chessò, un prestito da cravattaro. Un cravattaro in stile MES ma sempre cravattaro sarebbe. Uniti si vince. Eccome! Uniti per finta magari no. Che tristezza che m’assale. Per amor di acronimi, mi verrebbe da controbattere ad un MES (il meccanismo europeo di stabilità) con un FK (…), oppure un più raffinato WTF (cercate sul web, pls).
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