Arte e Giustizia, filo rosso tra due mondi
di Giulia Reina (Avvocata in Bari)
E’ da poco nelle librerie il primo volume della nuova collana “Arte e Giustizia” della casa editrice romana “La Bussola”, che cerca di favorire le sinergie tra due mondi diversi ma da sempre collegati e collegabili, con imprevedibili risultati positivi sia per l’una che per l’altra area dell’azione umana nella storia.
Il titolo è già un’introduzione alla linea editoriale: “S’indaghi Malo il fiammingo. Inchiesta impossibile di un pubblico ministero nell’epoca di Caravaggio”.
L’autore, Andrea Apollonio, è appunto un giovane pubblico ministero pugliese in servizio in Sicilia, con il “pallino” dell’arte il quale, partendo dall’analisi del dipinto “Cristo che guarisce il paralitico” (1625), attribuito ad allievi del pittore fiammingo seicentesco Vincent Malo (Cambrai, 1585/1605 – Roma, 1649), svolge un’attività investigativa davvero originale e affascinante che diventa il pretesto per guardare l’arte dalla lente del processo penale e il processo penale dalla lente dell’arte.
La collana “Arte e Giustizia”, infatti, si pone a metà strada tra narrativa e saggistica, volendo da un lato raccontare vicende criminali o indagini giudiziarie legate alla vita di artisti (più o meno famosi) o alle loro opere; dall’altro di raccontarle, per quanto possibile, con gli strumenti propri del diritto e della critica d’arte
In questo caso, il tentativo è perfettamente riuscito perché ne viene fuori un gradevolissimo pastiche letterario che ci introduce nell’atmosfera rarefatta dell’epoca di Michelangelo Merisi detto Il Caravaggio, una delle figure più misteriose dell’arte di tutti i tempi.
La collana si giova di una direzione e di un comitato scientifico di assoluto prestigio, dei quali fanno parte personalità del calibro di Massimiliano Floridi, Giuseppe Iannaccone, Gesine Pogson Dora Pamphilj, Nicosetta Roio, Enzo Varricchio, il che costituisce una garanzia di qualità dell’operazione.
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