Avvocati senza copyright

Avvocati senza copyright

di Antonio Pascucci (Avvocato in Milano – FronteVerso Network)

Nella difesa e assistenza legale solo tecnica e niente ingegno.

Gli americani John Grisham e Scott Turow, lo svedese Jens Lapidus, l’italiano Michele Navarra, avvocati scrittori di best-seller, hanno venduto milioni di copie e ottenuto lauti e meritati guadagni grazie al diritto di sfruttare economicamente le loro opere, considerate creazioni dell’ingegno.
Lo scrittore, che scriva professionalmente o per hobby, può rivendicare un diritto di paternità della sua opera e sottoporla al vincolo del copyright, che prevede lo sfruttamento economico, anche cedendolo a terzi mediante i contratti editoriali.

Ma se non vi sono dubbi o zone d’ombra sui diritti dell’avvocato scrittore, quindi creatore, di opere letterarie, quali tutele può invocare l’avvocato per gli scritti e gli elaborati prodotti nello svolgimento della professione?
Non solo atti giudiziari, ma anche contratti, regolamenti e altri documenti per la redazione dei quali il professionista deve elaborare tesi giuridiche convincenti e, spesso, innovative.

Della questione si è occupata di recente la Corte di Cassazione con la sentenza n. 10300 del 2020.

La vicenda processuale trae origine dalla redazione, da parte di un avvocato – in in esecuzione di un mandato professionale – di un regolamento per la disciplina di un servizio di anticontraffazione, intitolato “Regolamento Servizio Proprietà Industriale ed Intellettuale“.

Il regolamento viene, in seguito, copiato e riutilizzato da un’altra società, su indicazione del proprio avvocato, senza alcuna autorizzazione del suo autore.
Quest’ultimo cita in giudizio il collega e in primo grado ottiene la sua condanna a risarcire i danni derivanti dal plagio del Regolamento.
La sentenza viene però riformata dalla Corte di Appello di Venezia, che ha escluso l’applicazione del diritto d’autore, e delle sue tutele, al Regolamento redatto dal professionista. Secondo la Corte, si tratta di un testo giuridico standard di uso tecnico finalizzato all’organizzazione di un determinato servizio, contenente solo indicazioni pratiche e funzionali e, pertanto, privo dell’originalità e della creatività, elementi necessario per invocare la tutela autorale.

La Corte di Cassazione ha condiviso le motivazioni della Corte distrettuale e, pertanto, ritenendo il Regolamento “copiato” un testo giuridico di uso tecnico professionale, privo pertanto di quella creatività idonea a far sì che anche idee e nozioni elementari possano talora acquisire la dignità dell’opera di ingegno.
Per tali ragioni, secondo la Corte, non può essere invocata la tutela del diritto d’autore per la redazione di un’opera che ha un contenuto “tecnico”.
Ma noi siamo d’accordo con la Corte?

Image credit: Ichigo121212 da Pixabay

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