Ciò che la serie tv non dice
di Anna Paola Lacatena (Sociologa c/o Dipartimento Dipendenze Patologiche ASL TA)
Il comportamento umano non può essere spiegato con l’atteggiamento di chi risolve ogni realtà in sé o, attraverso un approccio gnoseologico-metafisico, considera l’universo come semplice rappresentazione della propria coscienza.
ll DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, 2014) non separa l’abuso e la dipendenza da sostanze ma le fonde nel concetto unico di Disturbo da Uso di Sostanze (DUS) misurato su un continuum da lieve a grave. Si tratta di un termine ancora oggi incline a definizioni basate su criteri di accettabilità e fastidio sociale piuttosto che su parametri scientifici.
Difficile dopo la visione della Serie TV Netflix “Sanpa: Luci e tenebre a San Patrignano”, però, restare tiepidi e moderati.
Alcune espressioni restano scolpite, creano disagio, inducendo alla riflessione.
Fino a che punto ci si può spingere pensando di “salvare” una vita?
“L’educazione è crudeltà” (Cit. I. Montanelli)?
Si può davvero pensare di “salvare” qualcuno prescindendo dalla sua storia individuale, dalla sua dignità?
No. Io non credo.
Credo che l’educazione sia tutto tranne che crudeltà, che decostruire la personalità non serva senza un’alternativa di Bellezza. Credo che nessuno si salva calpestando sé stessi e gli altri.
Quanto alla straordinarietà attribuita al signor Muccioli, io penso che figure altre meriterebbero lo specifico conferimento molto di più ma sembra che la soggettività in Italia abbia assunto i tratti dell’evidence-based.
Sono d’accordo, però, quando si parla di «indifferenza dello Stato», distrazione, consapevole rimozione.
Chi glielo spiega oggi ai “persi” e alle loro famiglie vittime del gioco d’azzardo patologico che ha inondato ogni angolo del nostro quotidiano – dinamica assolutamente assimilabile per capacità di pervasività all’inondazione di eroina nelle piazze di tutte le città italiane degli anni ’70 – che i governi di vari colori hanno minato la tenuta di strati trasversali di società?
Chi dirà loro che nel 2009 l’allora Governo lanciò le Videolottery e i casinò online con un decreto pensato per aiutare la ricostruzione della città de L’Aquila nel post terremoto.
A proposito di sostanze legali, poi, con ingenti introiti per lo Stato, chi glielo spiega che il 17% degli accessi al Pronto soccorso per intossicazione alcolica in Italia riguarda gli under 14 su ben 48000 (dati dell’Osservatorio nazionale Alcol e del Ministero della Salute pubblicati nel 2018).
L’estrema complessità del fenomeno necessita di una sede che veda le parti in causa (tutte) confrontarsi su basi scientifiche. Eppure da più di dieci anni attendiamo invano che il Governo organizzi la Conferenza Nazionale sulle Droghe, nonostante la norma imponga una cadenza triennale.
Quello che una Serie Tv non dice è che tossicodipendenti non si nasce, si diventa.
E anche lì dove potrebbero esserci delle condizioni biologiche favorenti l’insorgenza della dipendenza patologica – tutto ancora da dimostrare – questa accade comunque per una concomitanza multifattoriale, difficile da dirimere e classificare con certezza.
Se il consumatore è ancora in grado di decidere, nonostante il piacere dell’assunzione lo induca a perpetuare la condotta, il dipendente patologico è affetto da una malattia cronica e recidivante come da definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Il craving – comportamento incontrollato, focalizzato all’ottenimento della sostanza che ha prodotto e mantiene la dipendenza, qualunque sia il prezzo da pagare (A. Tagliamonte e D. Meloni, Le basi biologiche della tossicodipendenza) – non è un meccanismo da riportare unicamente alla volontà del soggetto.
La condanna e il biasimo non inducono a modificare la condotta (mi sembra percettibile anche ai più distratti il peso della letteratura internazionale in proposito), anzi…
I quattro pilastri indicati per le politiche sulle droghe sanciti dai documenti dell’Unione Europea (vedi Strategia dell’UE in materia di droga 2013-20209) sono: Contrasto al narcotraffico, Prevenzione, Cura e Riduzione del Danno (RdD).
Quest’ultima è contemplata dal 2017 nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) ma ad oggi mai finanziata.
Si calcola, inoltre che nel 2013 solo il Comune di Roma abbia chiuso una trentina di progetti di RdD tra quelli già finanziati.
Inoltre, la regola aurea del proibizionismo, formulata nel 1986 dall’americano Richard Cowan, è inequivocabile: «più cresce la repressione contro le droghe “più le droghe diventano potenti».
Prima del Privato sociale, dell’associazionismo, delle persone di buon cuore c’è il Servizio Pubblico in questo Paese.
In pochi citano i Ser.D. (dal 2014, precedentemente Ser.T.), ossia i servizi socio-sanitari, territoriali, gratuiti, ad accesso diretto con equipe multidisciplinari che ogni giorno lavorano e si spendono con passione per fornire risposte alle persone in difficoltà e alle loro famiglie, rischiando in prima persona.
Da un sondaggio ANAAO ASSOMED (2018) sulle aggressioni ai sanitari (1200 l’anno, 7 su 10 donne) si evince che i Servizi più colpiti sono la Psichiatria e il Ser.D. (34,12% di tutte) con un + 75% rispetto al 2016.
Oltre l’80% degli operatori non arriva a denunciare, consapevole che questo significherebbe un’ulteriore spinta alla criminalizzazione della persona.
Sperando che una Serie Tv contribuisca a riaccendere in Italia un proficuo dibattito, chiediamoci prima di ogni considerazione in proposito (con la speranza di trovarci tutti d’accordo): a chi bisogna farla la guerra? Al narcotraffico o al dipendente patologico?
Image credit: Gerd Altmann da Pixabay
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