Come statue di sale

Come statue di sale

di Anna Paola Lacatena (Sociologa c/o Dipartimento Dipendenze Patologiche ASL TA)

Gli angeli erano stati chiari nell’indicare che Lot e i suoi famigliari non avrebbero dovuto voltarsi mentre si allontanavano da Sodoma, ma la moglie di Lot non diede ascolto e venne trasformata in una statua di sale.
(Genesi 19:15-17, 23-26)

La pandemia da Coronavirus ci lascia (magari! E sarebbe tempo…) la consapevolezza che se l’Italia non è un Paese per giovani ancora di più non lo è per donne e anziani.

Non abbiamo saputo valorizzare i primi, deducendo frettolosamente che non sarebbero stati in grado di responsabilizzarsi rispetto alle regole imposte dalla prevenzione dal contagio; abbiamo lasciato che il grande peso di una società sotto assedio ricadesse soprattutto sulle spalle delle seconde, non siamo stati in grado di proteggere gli ultimi (in senso lato) nei primi mesi dell’emergenza e, alla luce di una gestione non sempre pienamente conforme agli sperati criteri di preferenza per le vaccinazioni, neppure nella fase della sua possibile e oggettiva risoluzione.

Dati Istat recenti confermano che la pandemia ha amplificato le disuguaglianze sociali, ha allargato il problema della disparità di genere, ridisegnando a suo modo la famiglia italiana. Dei 444mila occupati in meno registrati in Italia in tutto il 2020, il 70% è costituito da donne.

In questo momento la mancanza di relazioni dal vivo con amici e compagni di scuola, le difficoltà della Didattica a Distanza (DAD) e le privazioni date dalle misure per il contenimento del contagio stanno mettendo a dura prova il benessere psicologico di ragazzi e ragazze consegnandoli alla covid fatigue che si esprime in molti casi in un incremento della disregolazione emotiva, nell’accentuarsi dei disturbi alimentari, dei sintomi somatici, dei problemi della condotta, della concentrazione (Cellini N, Di Giorgio E, et al. 2021), del bisogno di sfidare le regole oltre il più consueto adolescenziale (Musso P, Cassiba R, 2020).

Le rapide trasformazioni demografiche degli ultimi decenni in tutti gli Stati industrializzati hanno determinato nella popolazione generale il sorpasso degli anziani sui giovani.

La stima dell’Istituto nazionale di statistica è che gli ultrasessantacinquenni passeranno dal 22,4% del 2017 al 24,6% del 2025 (cioè circa una persona su quattro in Italia sarà anziana, secondo questa definizione) e al 33,5% nel 2045 quando gli anziani saranno uno su tre.
Sono sempre di meno le famiglie estese e multiple in Italia a favore di quelle composte da un solo nucleo, e sempre di più quelle unipersonali composte da anziani, così come appare più frequente che l’uomo ponga fine alla propria vita in coppia e le donne da sole, spesso vedove e con una propria abitazione se pur prossima a quella dei figli (Saraceno, 2017).

Nelle famiglie dove coabitano persone di almeno 65 anni e non, l’anziano non è quasi mai economicamente a carico degli altri membri ma, al contrario, riveste sempre più un ruolo centrale di sostegno al reddito familiare. (Fonte: ISTAT, https://www.istat.it/it/files//2020/08/Invecchiamento-attivo-e-condizioni-di-vita-degli-anziani-in-Italia.pdf consultato il 27 marzo 2021).

Il Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (BES) presentato il 10 marzo 2021 certifica il peggioramento dell’indice di salute mentale in Italia nel 2020, soprattutto per le persone con più di 75 anni e tra le giovani di 20-24 anni.

Donne alla ricerca di una possibile conciliazione del proprio ruolo fuori e dentro le mura domestiche, figli ai quali è riservato un amore incondizionato che più che condurre all’età adulta orienta all’egocentrismo colmo di desiderio mai pago e piacere indifferibile, anziani – ancora di salvataggio economico per interi nuclei familiari – sempre più soli.

Più le relazioni sono fragili, più avvertiamo il bisogno d’amore con occhiate nostalgiche a modelli familiari non più percorribili.
Coltivare rapporti personali e soddisfare le esigenze di un mondo economico in continuo mutamento richiede la costruzione e la continua manutenzione di un equilibrio delicato che non può prescindere dalla messa in discussione dei tradizionali ruoli di genere.

Eppure a guardarsi indietro si sarebbero potuti trovare i prodromi dell’attuale… ma la moglie di Lot non diede ascolto e venne trasformata in una statua di sale.
Come la moglie di Lot, a più riprese nel corso della pandemia da Coronavirus, ci siamo guardati indietro solo per rimpiangere ciò che lasciavamo e non per analizzare in che maniera avremmo potuto fronteggiare al meglio quelle che ad oggi continuiamo retoricamente a stimare evidenze imponderabili.
Come la moglie di Lot, come statue di sale.

Bibliografia
Cellini N., Di Giorgio E., Mioni G., Riso D. (2021). Sleep and Psychological Difficulties in Italian School-Age Children During COVID-19 Lockdown. Journal of Pediatric Psychology, Vol. 46, 153-167
Musso P., Cassiba R. (2020). Adolescenti in tempo di Covid-19: Dalla movida alla responsabilità.
In Psicologia Clinica dello Sviluppo, Vol. 24, No. 2
Saraceno C. (2017). L’equivoco della famiglia, Laterza, Roma

Image credit: Gerd Altmann da Pixabay

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