Desideri ingannevoli
di Aldo Luchi (Avvocato in Cagliari)
È pressoché impossibile, nell’attuale situazione, non riflettere su quale sia l’atteggiamento degli uomini nei confronti delle vicende che li coinvolgono, specie quando sono inaspettate o fortemente incidenti sulla loro vita.
Ed è pressoché impossibile non considerare che identiche riflessioni siano state svolte, nel corso dei secoli, davanti a tutte le vicende di questo tipo che si sono succedute nella storia culturale e filosofica dell’uomo.
Se già Demostene (384 – 322 a.C.) affermava che “Spesso grandi imprese nascono da piccole opportunità”, è indubbio che la sua considerazione sia stata condizionata dall’aver vissuto le vicende drammatiche che lo hanno coinvolto (prima fra tutte l’occupazione macedone di Atene) ma, soprattutto, dall’aver osservato la rinascita della città e della popolazione ateniese a seguito della cacciata di Antipatro, come dimostra il fatto che, perfino nell’invocazione agli dei con la quale si apre l’Orazione sulla Corona, egli si rivolgesse agli uomini ateniesi (ω άνδρες Αθηναιοι).
Nel contempo, tuttavia, dalla stessa osservazione degli atteggiamenti umani nasce un’altra sua considerazione, questa volta amara:
“niente è più facile che ingannare se stessi; l’uomo crede vero tutto ciò che desidera”.
Credo che queste considerazioni e le riflessioni dalle quali sono nate siano applicabili a tutte le vicende umane di portata drammatica ed abbiano piena validità anche nell’emergenza che stiamo vivendo.
Credo, soprattutto, che la comunità dei giuristi non faccia eccezione sotto il profilo della loro applicabilità e che dipenda da noi tutti la scelta tra il subire la crisi necessariamente connessa all’emergenza od il trasformarla in un’opportunità – piccola nel senso di non richiedere particolari investimenti o programmazione, per tornare all’aforisma di Demostene – di radicale trasformazione del nostro modo di intendere le nostre professioni e, probabilmente, dello stesso modo di intendere i beni giuridici destinatari di tutela normativa ed i mezzi di tutela approntati dall’Ordinamento.
In questo processo di rinnovamento, i giuristi dovranno svolgere un ruolo primario nella conservazione dei principi di diritto naturale e di civiltà giuridica fin qui faticosamente conquistati ed affermati. Penso, in particolare, ai “nuovi” diritti naturali, quali la riservatezza dei dati, la libertà di accesso agli atti amministrativi, la tutela dell’ambiente, l’effettività del ricorso giurisdizionale.
Il pericolo è che questi valori irrinunciabili siano travolti da una normativa emergenziale capace di comprimerli e di annientarli, come è già avvenuto, nella nostra storia recente, a seguito dell’introduzione di norme speciali intese a contrastare il terrorismo nei primi anni ’70, la mafia nei primi anni ’90, il terrorismo internazionale dopo l’11 settembre 2001, solo per richiamare gli esempi più recenti ed eclatanti, ed ancor oggi in vigore ed anzi estese a fattispecie (si pensi al sequestro preventivo per equivalente) del tutto disomogenee rispetto a quelle originali.
Il rischio che si giunga ad un contesto molto simile a quello descritto da George Orwell in “1984” o dal regista Florian Henckel von Donnersmarck in “Le vite degli altri” è tutt’altro che remoto, così come lo è il rischio di una trasformazione in senso inquisitorio e sommario della giurisdizione. Una giustizia spietata, per utilizzare un’efficace espressione di Michele Passione.
Ma il rischio maggiore è, probabilmente, che tutto ciò possa avvenire con il favore della massa, come avvenuto agli albori del ventennio fascista, proprio perché “l’uomo crede vero tutto ciò che desidera” e la gran parte di noi ha dimenticato la lezione di Demostene e la sua attualità.
Image credit: Tristan Zhou, Lights
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dello stesso autor, su Ora Legale News:
https://www.oralegalenews.it/topics/hate-speech-hate-thinking/8637/2019/
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