Identità, differenze e contaminazioni

Identità, differenze e contaminazioni

I futuri dell’identità forense

di Andrea Buti (Avvocato in Macerata)

Il plurale.

Futuro” è una parola usata al singolare: prova a usarla al plurale e si apriranno diversi mondi contemporaneamente. Un senso di sorpresa o una vertigine potrebbero tuttavia fare capolino nella tua mente.
Pensiamo al futuro come qualcosa di “altro” rispetto a noi, che dipende da decisioni, fenomeni o eventi che non dipendono dalle nostre scelte o aspettative: ciò non significa però – a ben vedere – che le nostre azioni siano del tutto irrilevanti.
Riduciamo a due i futuri possibili, per tenere a bada l’ansia da incertezza: quello che non dipende da noi e quello che dipende anche da noi. Tuttavia diventa difficile tracciare una linea di confine: quali sono la fisionomia, la struttura e la consistenza del primo e quelle del secondo?
Proviamo a sgrezzare le visioni possibili: se le auto tra 10 o 20 anni andranno a elettricità, a idrogeno o a qualcos’altro, difficilmente potrà dipendere da quello che io faccio o non faccio oggi, domani, tra qualche mese o qualche anno.
Ma definire come farò l’avvocato nello stesso arco temporale, forse si.

Identità

Per semplicità provo a ridurre un discorso invero assai complesso, in una riflessione take away, che spero potrai dunque portare con te, per svilupparla ed approfondirla.
Prendo spunto dal libro dell’antropologo Francesco Remotti, dal titolo abbastanza evocativo “Contro l’identità”.
Nel testo di traccia una interessante differenza concettuale: l’identità in senso “aristotelico” e statico, qualcosa che è così come è, naturalmente, e che deve essere solo scoperta e l’identità in senso dinamico e “costruttivista” come qualcosa che viene realizzato ed anche in più tempi.
Un esempio pratico per chiarire: cosa intendiamo per identità di un avvocato?
Ad un certo livello, decisamente elevato di astrazione, tutti gli avvocati sono uguali, giacché tutti devono avere ottenuto una laurea in giurisprudenza e superato l’esame di abilitazione. Ma questo è solo l’inizio.
Scendendo da un piano astratto a quello concreto infatti, potremmo trovare diversi modi di fare le stesse cose, cose diverse, o cose nuove.

Le differenze personali e invisibili

Da qualche mese ho preso l’abitudine di non guardare il telegiornale la mattina mentre faccio colazione: ci sono tante (troppe) non-notizie, svariate opinioni superficiali e l’utilità in generale per la mia attività è davvero poca roba. Molto meglio i documentari, per me.
Quello di stamattina riguardava il grande attore Daniel Day-Lewis e nei 15/20 minuti che l’ho seguito, mi sono ritrovare a riflettere sul fatto che quello che ti viene insegnato, come una tecnica (che sia di recitazione o diritto) da sola non fa la differenza.
Non parlo di talento in generale, ma anzi di declinazioni di talento: usiamo spesso questa parola come se fosse un punto di arrivo, qualcosa che risolve i discorsi, invece potrebbe essere un punto di partenza.
Tra gli aspetti che hanno contribuito a fare grande l’attore c’era ad esempio (parole sue) il fatto che fosse “particolarmente esigente nello scegliere le persone con cui lavorare”. Una sua caratteristica, non qualcosa di insegnato o appreso, che ha avuto un gran peso nel chiedersi se i provini fatti in quel modo (con alcune “persone che ti osservano mentre reciti come se fossi un animale allo zoo”) avessero – per lui – senso.
La cosa strana è che chiunque può avere un talento, ma senza saperlo o senza saperlo declinare.
Sta di fatto che come professionisti veniamo scelti da alcuni clienti e non da altri, per cui con qualcuno c’è qualcosa che risuona e funziona.
Non con tutti, in ogni caso: il tempo di vendere tutto a tutti è finito, nel terzo millennio.

Contaminazioni

Oltre al talento ci sono poi le competenze o le meta-competenze.
Un avvocato ad esempio dovrebbe occuparsi di etica, di strategia, di processi decisionali invece che solo giurisdizionali?
Il cliente che si viene a lamentare della siepe lasciata crescere troppo dal vicino porta solo un problema giuridico che può essere con più o meno facilità essere sussunto (per i più classici) in una fattispecie giuridica astratta?
Spesso quel problema mette (non esplicitamente e talvolta senza la necessaria consapevolezza) sul tavolo anche questioni che riguardano l’opportunità di promuovere un giudizio nei confronti di un soggetto che il cliente non potrà comunque ignorare (salvo traslochi) e con quale sarà costretto in qualche modo a confrontarsi o relazionarsi.
Oppure potrebbe anche suggerire di ricostruire il percorso decisionale del cliente.
Talvolta infatti l’incapacità di gestire in maniera efficace i propri conflitti può essere dovuto ad una non sviluppata intelligenza emotiva: il problema legale é dunque la spia di problemi che hanno anche altra natura o struttura.
O addirittura potrebbe avere bisogno di un aiuto diverso, giacché lo studio legale talvolta diviene una sorta di “pronto soccorso” di problemi personali o sociali che le persone non sanno bene come risolvere: si potrebbe allora avviare quel cliente da una professionista diverso (con il quale magari si collabora all’interno di un moderno ecosistema professionale)?

Una non-conclusione

I problemi complessi non possono avere soluzioni semplici: è una questione di fisica.
Solo le opere complicate (come costruire un aereo o un orologio) possono essere semplificate con l’esperienza e le competenze.
I problemi complessi, non possono essere “scomplessati”: dobbiamo dunque imparare a diffidare di ricette semplici e facili, di consigli apparentemente meravigliosi, ma che in in realtà non risolvono un bel nulla ed anzi peggiorano pure le cose, nei casi più sfortunati.
Dove inizia e finisce allora l’identità forense?
Quali i suoi confini?
Teniamo solo le questioni strettamente giuridiche o ci facciamo anche carico del (di tutto il) resto? Di una certa parte?
La mia idea di identità coincide con quello che l’ordinamento esplicitamente prevede o posso apportare integrazioni, o addirittura sostituzioni?
Un avvocato che abbia deciso di non fare giudiziale, é ancora un avvocato?
Siamo la nostra toga?
Siamo uguali a come eravamo 10 o 15 anni fa e a come saremo tra altri 15?

Credits: Saturno con la Luna

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