E il giudice sorrise

E il giudice sorrise

di Elisabetta Rosi (Consigliera della Corte di cassazione)

Alla domanda, che spesso mi rivolgono, su quali siano state le ragioni che mi spinsero a scegliere la professione di magistrato, rispondo che l’idea nacque ancor prima di iniziare il liceo, dopo la lettura di un libro dal titolo “…. e il giudice sorrise” di Annamaria Ferretti (Ed. Capitol, 1969): un libro per ragazzi, uscito alla fine degli anni sessanta del secolo scorso, dove la giudice-donna ristabiliva la verità dichiarando l’innocenza di un ragazzino accusato di un furto.

L’immagine della protagonista descritta dall’autrice del libro suggerisce ancora oggi uno dei valori fondamentali, a mio avviso, per svolgere le funzioni di giudice. La benignità, ossia l’interesse sincero per le sorti del prossimo sia esso accusato o vittima, rende il processo penale qualcosa di più che una sequenza di regole volte ad accertare la eventuale responsabilità penale, e caratterizza così la funzione della giustizia in una condivisione empatica con quel popolo nel nome del quale la stessa è amministrata.
Il giudice sorridente, insomma, è anche quello di cui ti fidi, perché ne percepisci l’umanità, più che il potere.

Ma del giudice ti fidi quando sai che è preparato e competente.
Ed anche a tale proposito mi torna alla mente la prima indicazione utile che ebbi a ricevere da giovane neolaureata, praticante in uno studio legale di Ancona, la mia città, da parte dell’Avvocato Renato Sparapani, professionista da poco scomparso che voglio qui ricordare: «Per essere buoni avvocati – mi disse – serve la diligenza».
Quel suo consiglio mi apparve allora riduttivo, come poteva pensare che tale regola fosse sufficiente? Ma mi colpì così tanto che introitai quel monito dentro di me e ne feci costanza quotidiana sin da allora, anche quando diventai magistrato. A mia volta, ho trasmesso lo stesso consiglio ai tirocinanti ed ai giovani laureati, molti dei quali hanno scelto la professione forense.

L’avvocato aveva, in effetti, ragione. Infatti, che cosa significa diligenza? Non solo studio diligente di dottrina e giurisprudenza e rigorosa applicazione della legge, ma anche organizzazione del proprio lavoro con certosina precisione dell’agenda, lettura attenta degli atti a noi sottoposti, annotazione di una sintesi dei contenuti di maggiore rilevanza, ascolto attento delle parti, redazione tempestiva dei provvedimenti con puntuale risposta a quanto richiesto, tenendo conto che il nostro iurisdicere deve rappresentare una decisione “giusta”, in quanto assunta nel rispetto delle regole del diritto processuale e sostanziale.
La diligenza è anche umiltà, consapevolezza dei propri limiti conoscitivi e della difficoltà di questo lavoro, così incisivo nelle vite degli altri e rilevante per il benessere della società.

La diligenza è soprattutto impegno, impegno nei confronti dei cittadini che hanno chiesto allo Stato una risposta di giustizia che solo il giudice nello svolgimento della propria funzione giurisdizionale può dare.
Come suggeriva il magistrato coordinatore del tirocinio a noi giovani “uditori giudiziari”, il collega Umberto Zampetti, si deve trattare con cura ogni processo, come se fosse l’unico processo da trattare, perché è unico per chi lo vive, sia esso vittima od accusato.

Ma del giudice ti fidi davvero quando sai che è indipendente e, quindi in posizione di terzietà. Quando indossa un solo abito: la toga, e non altre casacche, più o meno visibili.
Ho sempre pensato che oggi per il giudice l’indipendenza sia, innanzitutto, un esercizio e che sia necessario esercitarsi continuamente per restare indipendenti, senza abbassare mai la guardia, tenendo sempre presente che la funzione del giudice è una funzione essenziale e che la “sete di giustizia” deve animare innanzitutto chi la esercita. Il giudice non dovrebbe avere altri obiettivi oltre questo.

Vorrei, da ultimo, tornare al “giudice che sorride” per richiamare una altra qualità che dovrebbe sempre caratterizzare l’esercizio dell’attività di giustizia: l’eleganza, da intendere nel significato etimologico, quale stile comportamentale, da “scegliere”, tra i molti comportamenti possibili a seconda delle circostanze, in quello più consono alla funzione esercitata, che dovrebbe essere caratterizzata dalla sobrietà dei modi, dal rispetto per le parti, dalla gentilezza e cordialità, e così via.
In questi tempi di aggressione verbale nei rapporti interpersonali reali, o virtuali sui social, il voler vivere nell’eleganza potrebbe essere una strada percorribile, per uscire dal degrado comportamentale, per ciascuno di noi, anche per chi non sia investito di funzioni giudiziarie.

Photo credit: guidasicilia.it
(Quaroni – Chiesa madre – Ghibellina)

#TOPICS: ultimi articoli

Diritti in musica

Aldo Luchi
La condanna all’ergastolo di Hurricane dopo un processo ingiusto nel pezzo storico di Bob Dylan

Leggi l'articolo

La voglia di capire il mondo

Luisa Torsi
Le determinazioni, prese a maggioranza in tutti i consessi decisionali, vedono le istanze delle donne soccombere quasi inevitabilmente

Leggi l'articolo

Ricerca ecologica di lungo termine

Alessandra Pugnetti
Lontani come siamo dal fitoplancton nella nostra struttura fisica e percezione del mondo

Leggi l'articolo

Essere ricercatrice

Ilaria Ferrando
L’accidentato, avventuroso e gratificante cammino che è il mestiere del ricercatore

Leggi l'articolo

Dalla solitudine scientifica ai brevetti

Sara Invitto
Era un’impresa folle credere di costruire strumenti per sé non essendo né ingegnere né fisica

Leggi l'articolo

Una vita da scienziata

Patrizia Caraveo
Ho cominciato la mia carriera su un treno in corsa e, da allora, non mi sono mai fermata

Leggi l'articolo

La chimica mi ha folgorato

Angela Agostiano
L’abitudine alla disciplina e al ragionamentomi ha suscitato un profondo amore per la bellezza delle formule

Leggi l'articolo

Una strada a forma di sé

Cristina Mangia
Studiare la relazione tra inquinamento atmosferico e salute significa oltrepassare i limiti disciplinari

Leggi l'articolo

Un lavoro che mi piace molto

Vincenza A.M. Luprano
Studiare fisica dello stato solido mi ha entusiasmato tantissimo

Leggi l'articolo

Archivio Magazine

Indice

Rubriche: ultimi articoli

Minorenni e vaccini: una minoranza senza diritti

Pubblicato in ||||

Alessandra Capuano Branca
La maggiore età ha poco a che fare con le capacità cognitive e molto invece con l’idea di libertà e di democrazia che sta alla base delle Leggi di un Paese

I trasferimenti immobiliari nelle procedure di separazione e divorzio

Pubblicato in ||||

Giovanna Fava
È stata depositata, in data 29 luglio 2021 la sentenza della Cassazione a sezioni unite, n.21761/2021

Brandelli di giustizia

Pubblicato in

I giudici, che della giustizia ne sono i rappresentanti, non…

Storie dal 41 bis

Pubblicato in |||

Maria Brucale
I 41 bis non hanno prospettive visive. Il loro sguardo è interrotto dal cemento, in ogni direzione, a tutta altezza

Et de hoc satis!

Pubblicato in

E posso continuare così. Vox populi vox dei. Ma non…

Famiglie e non discriminazione

Pubblicato in |||

Rosa Chieco
La famiglia continua ad essere considerata come formazione fondativa della società alla luce di nuovi e diversi criteri

La risoluzione della crisi on line

Pubblicato in ||||

Lucia Legati
I conflitti familiari portano con sé una quantità ed una qualità di emozioni e di affetti destrutturati

Io negozio, il giudice separa

Pubblicato in ||||

Roberta Valente
In un mare di disagi e incertezze noi Avvocati di famiglia continuiamo a negoziare e a scrivere accordi

Un paio di ali sulle spalle

Pubblicato in ||||

Luca Trapanese
Dovremmo iniziare a considerare famiglia il luogo dell’amore, della condivisione, dell’accoglienza

Le rose e il pane

Pubblicato in ||||

Giovanna Fava
Non è questo il significato di parità all’interno della famiglia che pensavano i nostri costituenti

Famiglie in giudizio

Pubblicato in |||

Alessanda Capuano Branca
Osservate dall’interno dei Tribunali, sono l’evoluzione mostruosa di quelle che la società dei consumi ci propina

L’amore è un accidente

Pubblicato in |||

Anna Losurdo
Ciò che crea il legame familiare tra le persone che compongono una famiglia è il progetto che esse condividono