La cicala e la formica

La cicala e la formica

di Enzo Cianciotta (HR Specialist – Milano)

Cogli l’attimo”.
È il suggerimento che ci risuona nelle orecchie da quando eravamo liceali.
Questa semplice ma potentissima frase ci faceva sentire Orazio dalla nostra parte perché sembrava darci ragione quando preferivamo passare un pomeriggio in libertà piuttosto che affaticarci per risolvere equazioni di secondo grado. L’entusiasmo giovanile trova giusta dimora nella frase del poeta di Venosa e l’impazienza adolescenziale viene così accettata e legittimata.

Meglio godersi la vita o preoccuparsi per il futuro?

Il dilemma è vecchio come l’uomo, basti ricordare la favola della cicala e della formica, scritta da Esopo 600 anni prima di Orazio.
La questione è la stessa e la favola, la cui funzione didascalica è manifesta, vuole dimostrare la necessità di preoccuparsi per tempo per poter affrontare serenamente i momenti difficili.
Certo, Esopo ci condiziona fortemente e ci fa sentire a disagio quando sollecita il nostro “senso del dovere” ma non modifica radicalmente il nostro approccio “mediterraneo” alla vita, gaudente e un po’ fatalistico.
Per quanto portiamo rispetto alla formica, in realtà il più delle volte ci sentiamo più simili alla cicala. Anche Gianni Rodari si sottrae a fatica al disagio e dichiara con una sua “brevissima”:

Chiedo scusa alla favola antica se non mi piace l’avara formica io sto dalla parte della cicala che il più bel canto non venderegala!

A dirla tutta, la formica a molti stava già sullo stomaco per il suo atteggiamento da prima della classe, di quelle antipatiche, che non passano mai il compito.

Tuttavia, la faccenda è seria.

È giusto – o no – patire oggi di rinunce certe a fronte di una possibile (ma non sicura) utilità futura?
La risposta è: “dipende”. Dipende dall’entità dell’utilità futura.

Chi conosce la storia di Pietro Mennea sa quanto sia stata dura la vita di questo campione: per superare i limiti di un fisico con cui la natura non era stata particolarmente generosa, Pietruzzo si allenava tutti i giorni dell’anno.
Ne è valsa la pena? Certo che sì!
Mennea diceva che la vita è come un viaggio, in cui bisogna darsi obiettivi.
Si era allenato per 6 ore al giorno per decenni e, a chi gli chiedeva se ne fosse valsa la pena, rispondeva che, potendo tornare indietro, lo avrebbe fatto per 8 ore.
Nonostante sia scomparso a soli 61 anni, avendo pianificato ogni giorno della sua vita, ha portato a casa non solo i noti trionfi sportivi ma anche 4 lauree, la professione di commercialista e avvocato, la docenza universitaria ed altro ancora. Tante vite in una.

Ma forse la questione è mal posta.

Vivere con pienezza l’oggi non significa necessariamente non preoccuparsi per il domani. Facciamo, dunque, qualche riflessione su uno dei film più riusciti dell’indimenticabile Robin Williams: Dead Poets Society.
La pellicola reca nella versione italiana un titolo che sembra firmato direttamente da Orazio: L’attimo fuggente. Già in esso, sembra essere esposta in maniera netta la filosofia sottostante.
Vediamo più in dettaglio.
Sulle prime, appare come un invito di natura epicurea, volto a spingere ad agire per il soddisfacimento dei propri bisogni e al godimento del piacere; in realtà tutto il film è un inno all’arricchimento dello spirito, alla ricerca di contenuti e di valori, alla gioia di vivere, a “rendere straordinaria la propria vita”.
Questo film sembra avere la forza di abbattere il dualismo manicheo tra la posizione della cicala e quella della formica, tra chi si gode la vita e chi si adopera per raggiungere obiettivi più alti e nobili; riesce a conciliare due prospettive così distanti e a mettere tutti d’accordo.

Numerosi brani della sceneggiatura fanno ormai parte dell’immaginario collettivo, in particolare quando il Prof. Keating (Robin Williams) incita i suoi studenti a fare della propria vita un percorso che valga la pena di essere vissuto.
Il film, a distanza di anni, merita di essere rivisto.
Senza addentrarsi in approfondimenti di natura religiosa sul senso della vita, sull’anima, sull’esistenza dell’aldilà, la pellicola commuove e – facendo luce da una prospettiva pragmatica di impostazione anglosassone – invita a “vivere la vita intensamente prima che tutto finisca… perché dopo saremo cibo per i vermi e concime per i fiori”.

Credits: Federica Sala, The Happy Hammock

Riferimenti:
L’attimo fuggente (Dead Poets Society) regia di Peter Weir. 1989 USA.
Mennea – La freccia del Sud, regia di Ricky Tognazzi – miniserie RAI. 2015.
Intervista Pietro Mennea 1 parte – YouTube
Intervista Pietro Mennea 2 parte – YouTube

Di Enzo Cianciotta, su Ora Legale News

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