La forza mite della giustizia

La forza mite della giustizia

di Riccardo Greco (Presidente del Tribunale per i minorenni di Bari)

Declinate al plurale, le violenze riempiono uno spazio senza contorni, difficilmente delimitabile. E si mimetizzano come il camaleonte, riuscendo a non farsi riconoscere dietro a un’apparente invisibilità. Addirittura, giungono a ingannare chi, pur senza voler arrecare danno, si trova a praticarle. Come operatore istituzionale so, ad esempio, che le Istituzioni possono essere violente, pur restando non intenzionali le sofferenze che ne conseguono. Il fatto che l’Autorità eserciti un potere legittimo, esime da una responsabilità giuridica, ma non distoglie l’effetto lesivo, come effetto intimo e concreto della sopraffazione che l’esercizio del potere consuma verso chi lo subisce.

D’altra parte, è proprio questo il senso della spada che la Giustizia sfodera nell’impartire i suoi comandi. E’ una lama affilata, che determina soggezione. Attenzione allora, a guardare anche l’altra mano di quella figura simbolo di concreta uguaglianza, la sinistra che regge insieme il libro e il bilancino per soppesare i diritti. Il libro, come immagine della superiorità della legge ed espressione della communis opinio elevata a regola, ma anche come richiamo alla ponderazione individuale e alla moderazione nell’esercizio della funzione. La bilancia, come strumento di commisurazione dei diritti reciproci, e anche di comprensione della fallacità umana.

Con una definizione che felicemente interpreta un modello ideologico, ci si riferisce al significato di una Giustizia mite. La mitezza, assunta a principio dell’azione umana, e quindi applicata anche all’atto di condanna, per avvicinare la funzione punitiva all’umanità annichilita dalla colpa, e riscoprirla, sostenendola fino a renderla di nuovo viva.

Il principio di emenda, sancito dalla Costituzione, ha improntato di sé gli ordinamenti penitenziari che si sono succeduti, particolarmente dal 1975 in poi, e gli aggiornamenti via via approvati, all’insegna di una rieducazione del condannato valorizzata da un’operazione di supporto alle sue risorse di recupero, così come di avvicinamento nella comprensione dei suoi bisogni e quindi all’assistenza di lui in ambito inframurario e post carcerario. Non di meno si sono ampliati gli spazi dell’intervento repressivo fuori da contesti segregativi, incentivando le pene alternative.

E tuttavia, la CEDU ha gravemente sanzionato l’Italia per trattamento inumano dei detenuti, a rendere immediatamente visibile come un’idea acquisita di mitezza, si scontri con la realtà applicativa in un contesto di riduzione di interventi progettuali.
La CEDU, però, ci ha tributato anche elogi, assumendo a parametro di valutazione positiva l’esperienza tutta barese della c.d. adozione mite (cfr. sentenza Zhou c/ Italia), rivolta a preservare i legami familiari pur in situazioni di semi-abbandono permanente e di affidamento del minore a una coppia adottiva.

In effetti, se la mitezza irrompe nella Giustizia in tutti gli ambiti del diritto e si possono ascrivere a questa tendenza tutti gli esperimenti di mediazione, le risoluzioni conciliative e i metodi ormai diffusi di ADR, accomunati da una definizione concordata che sostituisce il processo quale luogo di regole spersonalizzanti e indifferenziate, la riconquista della soggettività delle parti e una libera volizione sulla gestione dei diritti contesi, è il diritto minorile a dare un immediato senso alla auto – moderazione del potere del Giudice. E c’è chi fra i giudici minorili ne ha fatto una dichiarazione di intenti (Franco Occhiogrosso, Manifesto per una giustizia minorile mite, collana Puer, Franco Angeli 2009)

Ciò non ha impedito gli eventi tremendi che le cronache ci mostrano con i fatti di Bibbiano. Al di là delle condotte di rilevanza penale, correlate a una finalità lucrativa, le quali andranno debitamente accertate, emerge l’approccio ideologico che ha improntato l’intervento di protezione del minore, stravolgendone le finalità, sulla base della scelta di radicale elisione dei legami con la famiglia biologica accusata di maltrattamento. Esattamente all’opposto di una giustizia mite.

E’ un’esperienza drammatica che impone la rivisitazione critica dell’approccio di ogni giudice minorile al tema dell’abbandono. Il fatto è che fra i diritti contrapposti minore/genitore, l’ottica di protezione espressa dal best interest of the child porta a comprimere i diritti genitoriali, quando incompatibili con una crescita ordinata del figlio, per avvantaggiare quest’ultimo, e tuttavia in una considerazione del suo “bene” nell’immediato, all’atto di una tutela “a caldo” del suo armonico sviluppo, senza poter considerare gli effetti, anche negativi a lungo termine, con riguardo alla perdita della sua storia personale e all’intromissione di una diversa genitorialità.

In ogni caso, rispetto a condizioni pregiudizievoli, tagliare è spesso una scelta obbligata, ed è più immediato e sicuro che ricucire. L’ago e il filo sono in mano ai tanti operatori del welfare (assistenti, educatori, psicologi, consultori familiari, servizi sanitari psichiatrici e di recupero delle tossicodipendenze) ciascuno portatore di proprie convinzioni e competenze, rispetto alle quali il giudice, ponendosi come soggetto dell’invio e del coordinamento, è destinatario dei feedback, in un contesto di forte contrazione delle risorse e di sovraccarico di lavoro in capo agli enti incaricati. La solitudine del giudicare ne diviene l’effetto più deteriore.

L’ancoraggio è il processo, il giusto processo, che nel contradditorio delle parti tende all’accertamento della verità. A patto che il difensore abbandoni la logica della vittoriosa affermazione della parte ad ogni costo, e faccia proprio un criterio adattativo, ugualmente mite, che aiuti il giudice a sbagliare meno.

Photocredit:gilbert-garcin

#TOPICS: ultimi articoli

Avvocati, cosa… come…?

Massimo Corrado Di Florio
Autentici depositari di una fede di libertà

Rilevanza strategica

Andrea Buti
Inquadrare il problema, individuare le opzioni, immaginare gli scenari

Trasformazione etica

Tania Rizzo
L’Avvocatura è l’ossatura dello stato di diritto

Per prima cosa, uccidiamo tutti gli avvocati

Aldo Luchi
Le battaglie per i diritti di tutti e non per il privilegio di pochi

Lo sguardo laico

Nicola Cirillo
Una funzione propulsiva del progresso e dello sviluppo sociale

Prospettiva ribaltata

Anna Losurdo
Abbiamo, non da oggi, un problema reputazionale

Dieci ragazzi per noi

Ileana Alesso
Il linguaggio del legame sociale è un linguaggio “speciale” che deve essere “normale

Sentimenti e regole

Antonio Pascucci
Le regole sono il fondamento di ogni comunità strutturata, necessarie per garantire un equilibrio tra ordine e libertà

Un fiocco di tanti colori

Paola Furini
Ai ragazzi e alle ragazze è stata garantita la possibilità di partecipare alla vita pubblica

Archivio Magazine

Indice

Rubriche: ultimi articoli

Il DNA, Persefone e gli eterni cambiamenti.

Pubblicato in

Parafrasando alcune riflessioni di qualcuno, anche il DNA invecchia .…

Nuove regole per i consulenti psico forensi

Pubblicato in |

Alessandra Capuano, Giovanna Fava, Ida Grimaldi, Andrea Mazzeo, Elvira Reale
Il malcelato tentativo di negazione della violenza domestica e di genere che si vuole mantenere fuori dai Tribunali civili e dalle cause di affidamento dei minori

Mobbing famigliare o genitoriale?

Pubblicato in |

Andrea Mazzeo
Le condotte conflittuali o di sopraffazione tra i coniugi non sono equiparabili al mobbing nel mondo del lavoro

Stato interessante in stato di diritto

Pubblicato in |

Anna Frasca
Esiste una correlazione inversa tra il lavoro domestico e il desiderio di avere figli

Diritto alla conoscenza

Pubblicato in |||

Paola Regina
La giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo ha elaborato
nozioni autonome di diritto e di legge

Trasparenza legislativa nella UE

Pubblicato in |||

Emilio De Capitani
Elementi fondanti per il diritto all’auto determinazione di ogni individuo e per il funzionamento di una società democratica

Responsabilità del linguaggio

Pubblicato in |||

Roberta De Monticelli
L’idea di trasparenza è il luogo dove la logica si salda con l’etica

Diritto di capire

Pubblicato in |||

Stefania Cavagnoli
L’importanza del diritto e della sua comunicazione come strumento di relazione e di garanzia

Distrofia sintattica

Pubblicato in |||

Massimo Corrado Di Florio
Le parole non devono essere ingannatrici

Better law making

Pubblicato in |||

Trasparenza delle leggi e strumenti di democrazia partecipativa in Italia e in Europa
Ileana Alesso
Se un linguaggio che non è possibile capire e parlare è un linguaggio che rende muti, ferisce le persone e la comunità, occorre la bussola di una lingua comune per l’orizzonte disegnato dalla Costituzione

Ifigenia

Pubblicato in

Povera, si direbbe.Che già ad essere figlia di Agamennone e…

Sospensione feriale: si/no

Pubblicato in ||||

Giovanna Fava
Le richieste di provvedimenti in materia di famiglia sono tutte urgenti