La via della salvezza

La via della salvezza

di Paola Perchinunno (Avvocata in Bari)

Viviamo in tempi nichilisti e narcisisti. Ma…. la via della bellezza è la via della salvezza.

Perché ci viene spontaneo raccogliere sulla spiaggia del mare le conchiglie e i sassolini più belli?
Perché rimaniamo incantati davanti a un volto umano o a un dipinto, o avvertiamo un’inesprimibile dolcezza interiore ascoltando musica, o ci soffermiamo con gli occhi spalancati a contemplare un’alba o un tramonto e anche un piatto stellato?
Perché, in altre parole, ricerchiamo quella rivelazione, quell’epifania che definiamo bellezza?
Superando l’aspetto esteriore dei nostri corpi (che pure è essenziale, sublima i sensi ove espressione di stile e di perfezione) per approfondire il senso dell’interiorità della nostra anima fatta di armonia e fascino, eleganza e grazia, questa riflessione diventa un’avventura alla ricerca delle sorgenti della bellezza.

Strumenti preziosi per la nostra ricerca sono le emozioni innate in ciascuno per realizzare il passaggio dai sensi alla rivelazione.
Immaginiamo di vedere un uomo che ci corra incontro da una collina di fronte a noi.
Non sappiamo cosa ci sia al di là della collina.
Ma se l’uomo corre verso di noi con un’espressione di paura, probabilmente anche noi inizieremo a correre insieme a lui, allontanandoci da qualcosa che non conosciamo neanche.
Se corre verso di noi con un’espressione di rabbia, probabilmente ci prepareremo a combattere contro di lui o a fuggire da lui.
Se, invece, corre con un’espressione di gioia forse inizieremmo ad andare verso la cima della collina per scoprire cosa lo ha reso così contento.

Questo esempio illustra sia la funzione adattiva-reattiva, sia la funzione sociale delle emozioni; per questo motivo le emozioni sono un vero e proprio valore, sia per l’individuo, sia per la comunità sociale.

L’unico problema è che questo dono chiamato emozione è il frutto di una programmazione neurologica durata milioni di anni e, pertanto, essa necessita di un allenamento mentale altrettanto duraturo e continuativo, di una ricerca proattiva a sviluppare i sensi come motorino di avviamento verso tutto ciò che è bellezza giacché ci procura Gioia con le sue declinazioni nei sentimenti di appagamento, serenità, quiete: gentilezza in una sola parola.

Quando la Gioia si unisce allo Spirito, ovvero alla dimensione del Bene (F. M. Dostoevski, L’Idiota), impinge nella tela del razionale e ne muove i contorni in una sinergica relazione tra i due emisferi cerebrali: sviluppa la creatività e l’elasticità, ci rende liberi da ogni dipendenza terrena per proiettarci in una dimensione eterna e profonda.

La Bellezza è in grado di indicarci quali pratiche concrete possiamo mettere in atto per rendere quotidiano il nostro rapporto con essa: solo in questo modo infatti potremo superare ogni indifferenza e tornare, o addirittura iniziare, a gioire al cospetto di quelle opere e di quegli eventi capaci di stringerci il cuore.
Perché ricercare e custodire la bellezza è la via privilegiata per onorare il compito che attende la nostra vita.

Neuro-software emotivo:

“Praticate gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso.”
(Anne Herbert)

Image credit: InspiredImages da Pixabay

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