L’opinione non ci salverà
Il mistero dell’anima della giustizia non riesce più a trovare il suo archetipo. È probabile che taluni suoi sacerdoti, o per lo meno quelli più inclini a vestire i panni dei portatori insani del dogma, un qualunque dogma, possiedano un’anima sporca.
Le cronache degli ultimi tempi non sono incoraggianti e, a voler essere ottimisti, si assiste ad un progressivo sgretolamento dei gangli più importanti della nostra società. Gli snodi del sistema conservano un unico modo per autotutelarsi: offrire un dogma dietro al quale potersi rifugiare.
Ma il dogma, oltre che misterioso, finisce con l’alimentare inevitabili pregiudizi e, con i pregiudizi, si giunge alla validazione di qualunque opinione. Quindi, come sosteneva Epitteto, potremmo anche dire che
“ciò che turba gli uomini non sono le cose ma le opinioni che essi hanno delle cose”.
Dunque è assolutamente vero che l’opinione è l’anticamera di qualunque pregiudizio. Assai verosimilmente, ogni pregiudizio è figlio della negazione assoluta della esistenza -indefinita- di “molti teoremi di geometria morale” e, per continuare con John Rawls (“Una Teoria della giustizia”),
“...sebbene la società sia un’impresa cooperativa per il reciproco vantaggio, essa è tipicamente caratterizzata sia da un’identità sia da un conflitto di interessi…vi è identità di interessi poichè la cooperazione sociale rende possibile per tutti una vita migliore… c’è un conflitto di interessi per il fatto che gli uomini non sono indifferenti al modo in cui vengono ripartiti i maggiori benefici prodotti dalla loro collaborazione…è perciò necessario avere dei principi per scegliere tra i vari assetti sociali…questi requisiti definiscono il ruolo della giustizia...”.
Conciliare questo con la diffusa mistica del diritto e con la sacerdotale propensione al dogma, resta un mistero (per l’appunto!). In questo alveo non può che farsi strada la facile opinione.
A pensarci bene, siamo immersi in un pantano mediatico di opinionisti che, attraverso mirabolanti e assurde prospettazioni di verità assolute, altro non fanno che prodursi in piatte affermazioni del nulla. D’altronde, come non scordare gli sciamani del QAnon, i terrapiattisti, i rettiliani, i complottisti e gli opinionisti per ogni stagione e, infine, ultimi ma non ultimi, i no vax.
Il fenomeno è di una attualità sconvolgente e, a ben vedere, non possiede se non un solo fine: asserire qualcosa per poi smentirla subito dopo. In questo contesto, ovviamente, non occorre svolgere alcun ragionamento rigoroso e/o minimamente logico. Antinomie a profusione che creano inesorabilmente il proprio doppio. E lo scenario che si apre è disorientante per i più.
“Vivere passabilmente”, per dirla con Schopenhauer, che cita per l’appunto Epitteto in “l’arte di essere felici”, è l’unico rimedio possibile per andare avanti.
D’altronde anche io, abituato a torturarmi di continuo nella mia personalissima autocritica, appaio a me stesso, ad un tempo, come vittima e carnefice in quanto creatore di pregiudizi, rifugiandomi nel dogma misterioso della critica feroce di qualunque alterità e senza minimamente preoccuparmi di aver, contemporaneamente, detto e disdetto qualunque cosa. Un mettere e un dismettere continuo, vittima più o meno inconsapevole, del contesto in cui vivo.
Vivere passabilmente è ciò che resta.
“In questo dibattito bisognerebbe aggiungere il ruolo dei social network. La nuova colossale fuga di documenti interni di Facebook, cominciata con le rivelazioni di un’ex dipendente, Frances Haugen, conferma le responsabilità dei dirigenti di quest’azienda nel contribuire a diffondere in modo incontrollato notizie false e polarizzanti, e anzi a favorirne la circolazione per ricavare un vantaggio economico. È così che Facebook ha costruito la sua fortuna.” (tratto da “Realtà” di Giovanni De Mauro – numero 1433 di Internazionale, 29 ottobre /4 novembre 2021 “Basta scuse”).
Vivere passabilmente è il motto rimediale salvifico cui ispirarsi per vivere sia pure nel mistero pregiudizievole di ogni suo doppio.
Picture: Bascula in Blu, Massimo Corrado Di Florio, gennaio 2021
Di Massimo Corrado Di Florio, su Ora Legale News
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