Nuovi diritti per l’Europa
di Aldo Luchi (Avvocato in Cagliari)
L’Europa, per come l’abbiamo intesa negli ultimi anni, sembra sgretolarsi davanti alla crisi economica e politica causata dalla pandemia.
Il principio solidaristico si è dimostrato una formula vuota, pronta ad infrangersi a colpi di veti incrociati formulati sulle diverse soluzioni economiche prospettate dagli Stati membri, facendo emergere i nazionalismi che da tempo hanno intaccato sistematicamente le fondamenta degli ideali posti alla base dei trattati.
La stessa inevitabile sospensione di uno dei principi basilari, quello di libera circolazione, testimonia che l’idea di Europa, per come si è evoluta, non ha alcun futuro.
Perfino il dogma della cooperazione internazionale sul piano dei diritti oggi manifesta le contraddizioni che ha sempre scontato in ragione delle diversità degli ordinamenti e della rilevanza attribuita in ciascuno di essi ai beni giuridici oggetto di tutela.
Non meno gravi sono apparse la sostanziale inefficacia delle procedure di infrazione che, nei fatti, hanno consentito ad alcuni Stati membri di ratificare con grave ritardo (o non ratificare affatto) normative comunitarie o di opporre, al principio di diretta applicazione, interpretazioni nazionali che l’hanno negata. Nè va sottovalutato il gap in termini di efficienza delle macchine amministrative, alcune delle quali affette da un’eccessiva burocrazia, da un alto tasso di corruzione e da un’insufficiente trasparenza, come dimostra la evidente ritrosia alla pubblicazione degli open data.
Appare necessario, allora, interrogarsi sulla opportunità o convenienza di rifondare l’idea di Europa e su quali siano i principi irrinunciabili sui quali essa dovrà nascere. O meglio, dovremo scegliere se continuare a perseguire l’idea tecnocratica di Europa propugnata da Kalergi, che oggi manifesta apertamente tutti i suoi limiti, o invece tornare agli ideali unitari enunciati nel Manifesto di Ventotene, quella che sembra essere l’unica chance di sopravvivenza dell’Europa.
Rifondare in termini unitari e condivisi l’etica dei cittadini e delle amministrazioni statali, la cultura dei valori e dei diritti, e non soltanto gli strumenti, le infrastrutture, la fiscalità e l’economia, è l’unica strada per far nascere una Nuova Europa.
Partendo dai diritti già condivisi, quali sono quelli enunciati nella Convenzione EDU e nei protocolli aggiuntivi, è necessario individuare i nuovi diritti naturali (Ambiente, Privacy, Accesso ad Internet, Trasparenza, Accoglienza) e rafforzare l’idea comune di quelli già individuati (Salute, Ricorso alla Giurisdizione, Istruzione, Lavoro) e costruire regole comuni: un solo modello, comune a tutti gli spazi dell’Unione, di normativa sostanziale e processuale, un solo modello di welfare e di tutele, un solo modello di amministrazione e di burocrazia, un solo modello di fiscalità e di economia.
Ma più di tutto è necessaria una cultura condivisa che superi i micronazionalismi, le politiche protezionistiche interne ed i confini, in gran parte mentali, che stanno decretando la morte della Vecchia Europa.
Image credit: Viktor Popovic
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