Nuovo pluralismo religioso

Nuovo pluralismo religioso

di Mariarita Stilo (Avvocata in Reggio Calabria)

Natale e Santo Stefano, giorni di festa per molti, giorni di angoscia e afflizione per altri, giorni in cui provare a raggiungere l’Europa, in un tentativo disperato di salvezza.
Non si fermano, infatti, gli sbarchi nemmeno in queste giornate.

È notizia di pochi giorni orsono di tre sbarchi, due sulle nostre coste di Roccella Ionica, poco meno di trecento persone, dopo essere state intercettate e soccorse da una motovedetta della Guardia Costiera a largo delle coste calabresi.
I migranti di origine siriana, afgana e iraniana, erano in balia delle avverse condizioni meteomarine. Tra loro donne e molti minori.
Lo sbarco della GeoBarents, la nave di ricerca e soccorso in mare di Medici Senza Frontiere approda a Salerno.
La gioia dei 248 passeggeri è stata ripresa dai media nazionali, salvati in mare, cui è stato assegnato loro il porto sicuro.

Questa volta e per fortuna, aggiungerei, nessuno sbarco “selettivo”.
Ma cosa è cambiato in così pochi giorni?
Il Viminale ci tiene a precisare che non vi è “sull’immigrazione, nessun dietrofront“, che la linea non cambia. Chiarisce che è stata data la possibilità alle imbarcazioni di approdare in porti italiani esclusivamente per le cattive condizioni meteo e perché, in caso contrario,

le ong come già accaduto precedentemente, ne avrebbero tratto un pretesto per dichiarare lo stato di emergenza a bordo e avrebbero così fatto ingresso nei porti della Sicilia, i cui centri di accoglienza sono già congestionati di presenze, rimanendo peraltro in prossimità dei loro scenari operativi”.

Bruxelles, però, ci ha richiamato perché, salvare le vite in mare, è un dovere «legale e morale» e, in base alle norme internazionali, bisogna tenere le persone su quelle navi «il minor tempo possibile».

In questi giorni di festa così sentita e importante per noi cattolici come il Santo Natale, sovviene un’ulteriore riflessione in tema di immigrazione, sulle trasformazioni che, a volte, sono giudicate inattese.
Forse ciò che spaventa di più dell’immigrazione è che essa sia fonte di grandi cambiamenti sociali e culturali che, volenti o nolenti, dobbiamo accettare.
Non parliamo di aspetti fondamentali del nostro vivere quotidiano ma di novità importanti che si affacciano nel nostro Paese, quasi totalmente mono-religioso. Il progressivo radicamento di altre comunità di fede ci ha, invero, definitivamente traghettato dall’enoteismo dell’evo moderno a un effettivo pluralismo religioso.

Bisognerebbe, forse, prestare più attenzione alla stabilizzazione di importanti comunità religiose, per dare maggior consistenza ai processi di integrazione. Tali comunità hanno sicuramente un ruolo fondamentale, perché favorendo l’integrazione, e nel contrastare i radicalismi, promuovono la legalità. E così possono diventare luoghi ove rafforzare la coesione sociale, nella promozione di una società multietnica, verso la quale dobbiamo tendere, ultimi forse tra i Paesi fondatori della UE.

La nostra storia, prima che la ragionevolezza, lo esige.

Non voglio scomodare l’impero romano che raggiunse la sua grandezza proprio grazie alla tolleranza etnica, alla multi-confessionalità e all’apertura al nuovo e diverso. Ma non possiamo coltivare “affinità elettive” con paesi, quale l’Ungheria di Orban (per citarne uno), che perseguono, neanche troppo sottotraccia, malsani rigurgiti identitari anche in campo confessionale e religioso, epigoni inconsapevoli di radicalismi mascherati da idee pseudo-conservatrici.

Ognuno di noi ha un proprio credo spirituale; ciò costituisce la vera energia che consente agli immigrati di resistere alle difficoltà del cammino migratorio, difficile, doloroso e molto spesso fatto di sofferenza.
L’associazionismo religioso, già perseguito da associazioni islamiche come, per esempio, l’UCOII, ma mutuabile per altre confessioni religiose, può essere uno strumento per non ghettizzare e promuovere l’integrazione, garantendo spazi pubblici per il culto, nella convinzione che la “difesa dei confini”, oggi invocata, sia, per usare una metafora, come svuotare il mare con una conchiglia, di fronte alla ineluttabilità del fenomeno migratorio.

Credits: congerdesign da Pixabay

Di Mariarita Stilo, su Ora Legale News

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