Sette uomini d’oro

Sette uomini d’oro

di Enzo Cianciotta (HR Specialist – Milano)

Qualche giorno fa, in occasione dei 20 anni dalla morte di Vittorio Gassman, la RAI ha trasmesso “L’audace colpo dei soliti ignoti”. Lo fa periodicamente e ogni volta è una gioia che si ripete.
Il film, di Nanni Loy, è del 1959 e rappresenta il sequel de “I soliti ignoti”, capolavoro di Monicelli uscito l’anno prima.

La narrazione è leggera, ironica e veloce, senza passaggi a vuoto; non si tratta della parodia dei grandi film polizieschi d’oltreoceano ma di un film che trae ispirazione ed è fortemente radicato nell’Italia del dopoguerra, lanciata nel boom economico ma popolata da poveri sbandati che, con stratagemmi e scorciatoie, provano a sedersi al banchetto opulento di una società che, però, li costringe ancora ai margini.

La storia è quella della realizzazione di un piano che li avrebbe portati a fare soldi facili, rapinando il corriere di una ricevitoria del Totocalcio di Milano senza sparare un colpo.
L’organizzazione è “scientifica” (come sottolinea Gassman-Peppe er Pantera), nulla è lasciato al caso, dalla simulazione dell’assalto al portavalori alla preparazione degli alibi.
Il bianco e nero fa sì che nella mente le immagini del film si sovrappongano ad un’altra storia, vera quest’ultima, avvenuta nella stessa città. Anche qui l’organizzazione è scientifica.

Siamo nel 1958. Alle 9,23 del 27 febbraio all’incrocio tra Via Osoppo e Via Caccialepori un furgone portavalori della Banca Popolare di Milano viene bloccato da una Fiat 1400 che gli taglia la strada, mentre un camion OM Leoncino lo sperona violentemente. Sette uomini, tutti rigorosamente in tuta blu, mettono subito fuori gioco con una botta alla testa dell’agente di scorta presente sul portavalori. Uno simula con la bocca il rumore di un mitra: TATATATATATATATATA!!!
Una signora lancia un vaso da un balcone ma manca l’obiettivo. Un’altra grida “andate a laurà”. Un bandito le risponde “e secondo lei che cosa stiamo facendo?”

Si impossessano di contante per 114 milioni di lire e assegni per 500 milioni. È il colpo del secolo. I rapinatori scompaiono a bordo di un furgone (su cui sono caricate le valigie con i valori) e di una iconica e non casuale Alfa Romeo Giulietta Sprint rubata a Bergamo.
Sembra il colpo perfetto. Tutto ha funzionato a meraviglia. I rapinatori scompaiono.
Tra gli altri, si occupa delle indagini il mitico commissario Nardone, temutissimo dai fuorilegge e noto per disporre di auto di grossa cilindrata che guidava personalmente (a lui è ispirata una omonima recente serie televisiva).

Ora, chi conosce bene Milano sa che la città era un tempo attraversata da fiumi e navigli e che molti di questi continuano a scorrere sotterranei, “intombinati” sotto le arterie principali della città.
Ebbene, in quel periodo avevano luogo alcuni lavori di sistemazione idraulica del fiume Olona. Ecco, abbassandosi il livello del fiume, dopo solo un mese dal colpo emergono delle tute blu. Proprio come quelle dei 7 rapinatori.
La polizia indaga e fa presto a risalire alla ditta modenese che le produce. Raccoglie anche la testimonianza di un droghiere che ha venduto all’autista del furgone due panini col taleggio poco prima della rapina.

I sette uomini d’oro vengono presi subito. Qualcuno si è già dato alla bella vita spendendo a profusione senza timore di essere individuato. Rimediano fino a 20 anni di carcere. Ma si sente ancora parlare di loro dopo molti anni: nel 2002 uno di loro viene arrestato ancora, a 74 anni, nel tentativo di fare una rapina. Jess il bandito, invece, muore il 19 aprile scorso.

Termina così nel 1960 la fase della mala milanese detta ligéra, un po’ stracciona e un po’ romantica, quella cantata da Ornella Vanoni nelle sue canzoni d’esordio (Ma mi, Hanno ammazzato il Mario ecc.).

Da quel momento nulla sarà più come prima. Arrivano tempi molto cupi, quelli della delinquenza violenta e crudele, quella dei Vallanzasca, Turatello, Epaminonda.
Poi, in tempi a noi più vicini, la delinquenza silenziosa dei colletti bianchi, quella che non ha bisogno di azioni sanguinarie.

Ma torniamo al film. Come uno dei rapinatori, il protagonista, Vittorio Gassman, è un ex pugile; esilarante il riflesso condizionato di mettersi in guardia ogni volta che sente un rumore che ricorda quello di un gong; memorabile l’interrogatorio in Questura: per provare che all’ora della rapina era allo stadio racconta puntualmente quello che è avvenuto momento per momento durante la partita, lo fa recitando a memoria (!) il resoconto giornalistico pubblicato su un quotidiano.

Data per scontata la bravura dei protagonisti principali – oltre a Gassman, Nino Manfredi, Renato Salvatori e Riccardo Garrone – è sorprendente come in questo film si elevino alcune figure in teoria secondarie:
su tutti, Carlo Pisacane è nel film “Capannelle”, famelico vecchietto che indossa pantaloni da fantino, unico capo che aveva mia potuto rimediare e che lo rende drammaticamente riconoscibile dai testimoni; Pisacane, napoletano di nascita, viene mirabilmente doppiato in Bolognese. Mario Feliciani è, invece, il maresciallo di P.S. che cura le indagini ed interroga gli indiziati. La sua non è recitazione, Feliciani nel film è un maresciallo vero, con tutta l’astuzia del mestiere e l’umanità di un tutore della legge che sa di avere a che fare con gente che – in fondo – delinque per fame. Ultimo, ma non ultimo, Tiberio Murgia, che interpreta il ruolo di Ferribbotte; sardo, ma più siciliano di qualunque siciliano.

Completano il cast altri nomi notissimi: Toni Ucci, Gianni Bonagura, Elena Fabrizi (la sora Lella), Gastone Moschin, Vicky Ludovisi e Clara Bindi. Infine, una bellissima e rigorosa Claudia Cardinale.

Ancora una volta questo film diverte e convince. Chi non vuole attenderne la riprogrammazione, può trovarlo in Raiplay: https://www.raiplay.it/video/2016/06/Audace-colpo-dei-soliti-ignoti-ff3be90a-9baa-4a5f-9892-e2c31e81b9a4.html

Image credit: https://www.facebook.com/photographizemag

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