supplemento d'anima

Supplemento d’anima

di Anna Paola Lacatena (Sociologa c/o Dipartimento Dipendenze Patologiche ASL TA)

“Ogni alba ha i suoi dubbi”
(A. Merini)

Il dubbio non è mai piacevole e in tempi indefiniti, come e più della certezza, appare pericoloso.
In Filosofia si distingue tra dubbio metodico, ossia l’irrinunciabile esitazione dinanzi a ciò che appare assoluta verità, e dubbio scettico, come consapevolezza dell’impossibilità di trovare la verità intesa come unica.
Socrate, tra i maggiori sostenitori del dubbio metodico, consapevole di non sapere, di frequente ha messo in discussione il pensiero di chi riteneva di possedere la verità, riducendola ad assurdo.
Se il dubbio è verità, infatti, allora l’unica possibile, essendo il binomio stesso una contraddizione, è che siamo destinati all’errore.

Per contro, se per Cartesio l’attività del dubitare è ciò che permette di giungere all’essere, il filosofo e matematico francese, non sarebbe per nulla contento di ciò a cui assistiamo negli ultimi anni: nessuno dubita in merito alla possibilità di essere in torto e, men che meno, nel farlo sospende il giudizio.

Nella frequente contrapposizione di certezze e verità assolute, dalla realtà virtuale e rinunciabile di un social alla vita vera, la pace è fatta ostaggio. Quella del nessuno escluso, con tutti i suoi possibili e umani dubbi, soccombe.

Bum!

Se uomini, donne e bambini rischiano l’espulsione dalla vita sotto l’egida dell’individualismo e del mito del potere, allora in dubbio finisce la vita dell’umanità, territorio, dell’ambiente e del mondo intero.
Prima di ogni possibile e auspicabile pace, e proprio per poter arrivare alla stessa, l’essere umano dovrebbe fare pace con sé stesso e con i propri simili a cominciare da chi gli è più vicino, assumendosene l’imprescindibile interdipendenza.
E invece desideriamo la barbarie quando dovremmo essere portatori di riparo e vita per l’Altro, ci facciamo guidare dall’interesse personale e dall’utilitarismo capitalistico che ci allontana dal sentirci responsabili soprattutto di ciò che non abbiamo scelto.

Bang!

Se la persona si assume la propria fragilità, desumendo attraverso il dubbio di non essere causa sui, l’individuo non lo fa mai.
Se non si tratta di essere pacifisti in teoria e militaristi nella pratica ma abdicare ai propri interessi personali, l’Ego non lo fa mai.

Bum!

«È ridicolo e inutile tentare di dimostrare che il contenuto del delirio è delirante (…) La vocazione della potenza come attività di creazione, di legame di vita, non è certo quella di divenire potere. Al contrario, la potenza si moltiplica attraverso la creazione di reti e luoghi di contropotere. Non si tratta dunque tanto di attaccare la seduzione del male, quanto di creare motivi positivi per amare nuovamente il bene.» (Benasayang M., 1998, p.152 -Le mythe de l’individu, trad. it. Il mito dell’individuo, a cura di F. Checchia e G. Lagomarsino, MC Editrice, Milano, 2002).

Forse abbiamo solo bisogno di un supplemento d’anima per sfuggire all’attrazione esercitata dall’orrore e dalle sue assolute (e assolutistiche) certezze.
Figlio del tempo, il “né né” è molto più spesso, sebbene non del tutto, l’anche anche per dirla à la Simmel: “comprendere” (Simmel G.,1903, tra it., p.57 – Die Grosstädte und das Geistesleben, trad. it. Le metropoli e la via dello spirito, a cura di P. Jedlowski, Armando, Roma, 1995. ) anziché ergersi a giudicare gli eventi e chi gli stessi vorrebbe comprendere.

Preoccupati di poter perdere dominio, continuiamo invece a fare i conti con un futuro che esiterà senza il recupero del presente. Per ognuno di noi, Itaca è già qua, se solo avessimo la capacità di riconoscerla.

Credits: Nandhu Kumar da Pixabay

Di Anna Paola Lacatena, su Oa Legale News

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