thinking futures

Thinking futures

di Giuseppe Artino Innaria (Giudice del Tribunale di Catania)

Oggi viene facile declinare in inglese il futuro. Future, è la parola che lo designa in quella lingua.
Eppure, nella lingua dei miei avi, il dialetto siciliano, non esiste il tempo futuro dei verbi.
Per loro evidentemente l’orizzonte temporale era molto più breve, non andava oltre la giornata, e se dovevano riferirsi al domani utilizzavano l’indicativo presente oppure ricorrevano ad un escamotage molto suggestivo, una perifrasi del verbo dovere, in italiano simile a “avere+da+infinito”, cioè “aviri+a+infinito”, paragonabile alla perifrastica passiva in latino.

Ciò ha alimentato il luogo comune che quello siciliano fosse un popolo senza futuro: non contemplandolo nella propria lingua, sarebbe pure incapace di immaginarlo. Invece, l’aspetto interessante è costituito dal fatto che il siciliano concepisce la proiezione nel domani in termini di doverosità.

Il domani non è un meccanico scorrere del nastro del tempo, uno scivolamento involontario negli attimi che si susseguono. O quello che verrà è una mera riproposizione del presente (così ricorro all’indicativo presente) o l’azione nella dimensione futura, laddove getta un ponte tra l’oggi ed il domani, prende i connotati dell’impegno.
Il futuro, in Sicilia, quando diventa una cosa seria, assomiglia ad una promissio boni viri, ad un obbligo assunto, vincolante per la volontà di chi vi allude come orizzonte del proprio operare.
Alla fin fine, è lo stesso modo in cui vedono il futuro l’etica ed il diritto, come il tempo in cui si avvera il comportamento oggetto di un dovere pubblico o di una obbligazione privata o in cui si compie l’atto prescritto da un imperativo categorico.

Mi spingo oltre.
Usare il verbo presente per accennare al futuro non è affatto sintomatico di una mentalità che ne respinge l’idea. Anzi, penso sia esattamente il contrario. Mette in mostra la consapevolezza che ogni azione di oggi condiziona il domani, che il domani non può essere altro dall’oggi. Ogni nostro passo odierno instrada la vita in una traiettoria che segna il giorno venturo. Ciò che sarà è sempre figlio di ciò che adesso è.
Sbagliato concepire il futuro solo come il regno dei desideri, delle fantasie, dei sogni e delle velleità, come un dominio che si pone al di fuori della realtà vissuta. Il futuro è un territorio fatto di attualità, di concretezza, di immediatezza, è uno scenario determinato dal presente, modificabile unicamente se la volontà si fa impegno.

Future in inglese evoca anche un contratto di borsa, una scommessa speculativa sull’andamento di un titolo o di una merce sui mercati. Un gioco, un azzardo.
Meglio leggerla quella parola in italiano, forse. Future. Le future cose. Res futurae, in latino, la lingua amata dal diritto. Meglio ancorarlo alla realtà delle cose, l’avvenire. Meglio viverlo nella dimensione del presente, come agire che plasma le cose che verranno. Meglio concepirlo come una assunzione di responsabilità, piuttosto che come un salto nel buio.
Il Future all’inglese evoca rischi, paure, catastrofi climatiche, precarizzazione lavorativa, crisi finanziarie, algoritmi informatici, mutamenti tecnologici epocali, intelligenze artificiali e robot. Tanta insicurezza, probabilmente. Disumanizzazione.
Il compito del diritto, invece, è fornire certezze. Proteggere, custodire, tutelare. Essere al servizio dell’uomo. Omne ius hominum causa constitutum est. Dare risposta alla domanda di sicurezza delle persone, renderle meno vulnerabili.
Prendersi cura sempre di più delle vite “future”.

Image credit: Pino Verrastro – Thinking futures, 2014

#TOPICS: ultimi articoli

L’anno nuovo della giustizia

Franco Cassano (Presidente della Corte d’Appello di Bari)
Non rimanere nella solitudine rassicurante di se stessi, ma rischiare l’avventura, aprendosi con fiducia agli altri

Leggi l'articolo

Il ruolo politico del giudice

Roberto Oliveri del Castillo (Consigliere della Corte d’Appello di Bari)
La Costituzione è il canale attraverso il quale la giustizia è penetrata nell’ordinamento giuridico ed è stata realizzata quella saldatura fra giustizia e diritto che ha cambiato il volto della legalità

Leggi l'articolo

Questione di genere in magistratura

Carla Marina Lendaro (Consigliera della Corte Appello di Trieste e presidente dell’A.D.M.I.)
Imparare a “riconoscere la differenza” è un’esigenza che risponde ai bisogni della Giustizia, un fattore di funzionamento ed una risorsa del sistema

Leggi l'articolo

C’è un grande passato, davanti a noi

Nicky Persico (Avvocato in Bari e scrittore)
Il pianeta giustizia appare in fiamme: e in fiamme sono le coscienze, brucianti le domande

Leggi l'articolo

Vecchie mappe e nuovi scenari

Maurizio Pacchiani (Archivista storico in Bolzano)
Pensare in “modalità futuro” non ha una scala, è innanzitutto una forma mentis prima ancora che una metodologia scientifica

Leggi l'articolo

Si chiamerà Pace

Paola Furini (Avvocata in Milano – Fronteverso network)
Come Lucio Dalla, molti altri artisti, attraverso le loro opere hanno veicolato messaggi di amore e concordia contro tutti i muri

Leggi l'articolo

Il cambiamento che fa paura

Fabio Millevoi (Noi di Spoiler)
Contrastare il cambiamento non ci fa recuperare il passato ma perdere il futuro

Leggi l'articolo

Basta immaginare

Carla Broccardo (Avvocata in Bolzano – Noi di Spoiler)
Per creare il futuro è necessario prima saperlo immaginare. Gli “studi di futuro” intersecano ogni aspetto del vivere sociale

Leggi l'articolo

La ruota dei futuri

Radman Khorshidian (Futurista in Teheran- Noi di Spoiler)
la Ruota dei Futuri fa emergere conseguenze, interazioni e relazioni complesse; aiuta a pensare in modo creativo e divergente

Leggi l'articolo

Archivio

Indice

Rubriche: ultimi articoli

Infezioni

Pubblicato in

Cerco di farla breve. Durante la lunga guerra di Troia…

Scherzare col fuoco

Pubblicato in

Mettiamola così: c’era un tipo, tale Prometeo, che s’era messo…

Meraviglie dell’impossibile

Pubblicato in

Italia, anno 2222. La temperatura globale del pianeta è in…

Zen attitude

Pubblicato in ||||

Cecilia Manganelli e Daniele Valeri (Avvocato in Ancona – A.S.G.I.)
Mi chiedo se avessimo visto i campi di sterminio cosa avremmo fatto, perchè ora che li vediamo e li sappiamo,ora che facciamo?

DUEMILAVENTI (di guerra)

Pubblicato in

La buona fine, tutto sommato, non s’è vista. Sull’ottimo inizio…

Parlo da Solo. Solo, solo.

Pubblicato in

Tolo Tolo. Dopo i primi quaranta minuti, il film non…

Befana col botto

Pubblicato in

L’uomo con la martora gialla in testa ha deciso di…

Scaramanzie di fine Anno

Pubblicato in

Tra me e tutto ciò che è fuori da me…

Elemento PSYCO del reato

Pubblicato in

“Il delitto: è doloso, o secondo l’intenzione…è preterintenzionale, o oltre…

Romanzo Popolare di Bari

Pubblicato in

Una banca. Un corso cittadino. Scene domestiche a profusione. C.d.A.…

Dalla festa della luce allo spegnimento dell’ILVA

Pubblicato in

Oggi, 13 dicembre si festeggia la santa della luce. Quella…

Libere dall’autorizzazione maritale

Pubblicato in |||

Maria Grazia Rodari (Avvocata in Verbania)
Il principio giuridico della parità va inteso come l’assenza di ostacoli alla partecipazione economica, politica e sociale della persona