Ecce homo
di Enzo Varricchio
Ecce homo, la celeberrima frase che Ponzio Pilato pronunciò mostrando alla folla Gesù flagellato, potrebbe adattarsi all’uomo d’oggi.
Più malconcio di così non si può, il maschio moderno attraversa la più grande crisi di identità della sua storia, almeno dall’era delle “Grandi Madri” di paleolitica memoria.
Nel 2010, il paleantropologo australiano Peter Mcallister, nel suo libro “Manthropology” (antropologia del maschio), concludeva che
“L’uomo moderno è la specie più inadeguata nella storia del genere umano“.

In quasi ogni categoria di virilità, si è rivelato sconfitto dai suoi antenati.
“Dall’arte della guerra al bere, dall’allevare i figli con premura agli atti di coraggio, non c’è nulla che gli uomini del passato, se non addirittura i primitivi, non abbiano già fatto: meglio, più velocemente, con più forza e, in genere, con più arguzia e intelligenza di noi.”
A parte i nostri antenati, stentiamo, piagnucoliamo e reagiamo follemente anche nel rapporto con le donne, soprattutto se volitive e in carriera.
La psicoterapeuta francese Alain Héril sostiene: “Gli uomini sono completamente disorientati di fronte alle attese paradossali delle donne. Perché esse vogliono tutto e il suo contrario. Vogliono che gli uomini le ricoprano di carezze sussurrando loro parole dolci, ma anche essere sbattute contro un muro per essere scopate selvaggiamente. Gli uomini devono dar prova di dolcezza e di un po’ di aggressività. Essere all’ascolto senza perdere la loro autorità”.
Perdiamo colpi persino nell’arte del corteggiamento. Il sessuologo Roberto Bernorio dichiara che “gli uomini oramai corteggiano una donna solo se sono certi al 99% del risultato sperato.” … “l’uomo quando si comporta in questo modo ostenta indifferenza perché non è più il cacciatore sicuro di una volta. Prima sapeva come muoversi, le tattiche di conquista, erano come dire, rodate (attenzioni, complimenti, promesse ecc..). Adesso, per giocoforza, è diventato un attento e guardingo selezionatore di proposte sessuali”.
Anche il ruolo tradizionale di padri vacilla. Lo psicologo Massimo Recalcati in “Cosa resta del padre. La paternità nell’epoca ipermoderna” (2017) evidenzia che, a partire dai movimenti di protesta del ’68, l’uomo ha perso i caratteri dell’autorità del legislatore familiare. Nella concezione psicoanalitica classica il padre rappresenta la negazione del desiderio incestuoso di Edipo, ponendosi in antitesi tramite l’utilizzo della legge che egli stesso incarna, e così facendo facilita il distacco fra la madre e le origini del proprio figlio concedendogli di scoprire la sua vera identità, in piena autonomia.

A questi radicali mutamenti stiamo reagendo nel peggiore dei modi: violenza e femminicidi sono il marchio d’infamia del maschio italiano.
A questo punto, vien naturale domandarsi: che ne sarà di noi?
Attenzione però, l’altra metà della mela non sta poi messa così bene, come le surriportate riflessioni di Alain Héril attestano.
La crisi di identità e di ruolo del maschio fa il paio con la crisi di “crescita” muliebre.
Il carrierismo frenetico rischia di bruciare i tempi del sentimento e dell’accoglienza, da sempre prezioso patrimonio femminile; il culto del bisturi e dell’eterna giovinezza minaccia di sminuire i progressi raggiunti nella considerazione prioritaria del cervello prima che del corpo femminile. Alla faccia della apparentemente superata subordinazione culturale, basta sfogliare le pagine di Instagram per raccapricciarsi di fronte alla sterminata teoria fotografica di semisvestite fanciulle, da far impallidire le famose ragazze in vetrina amsterdamiane. Per non parlare delle mamme che postano selfie alle figlie durante le lezioni scolastiche, e delle figlie che cercano maschi alfa per essere protette e ammirate dalla coetanee…
Purtroppo, il maschiocentrismo non è affatto tramontato e non è solo l’uomo a soffrire delle contraddizioni di quest’epoca di smarrimento postmoderno.
Naturalmente stiamo generalizzando molto ma, al di là degli stereotipi, generalizzare può servire per capire e affrontare i problemi.
Non possiamo dubitare, e ciò emerge anche dai recenti studi di genetica, che stiamo assistendo a una progressiva femminizzazione dell’uomo e a una mascolinizzazione della donna. Non è né un male né un bene, è un fatto con il quale fare i conti.
Il prossimo futuro sarà forse ginandrico o androgenico se preferiamo.

Recuperiamo piuttosto quei principi e valori che ci rendevano e rendono tutt’ora unici come esseri umani a prescindere dal sesso. Merito, solidarietà e impegno civile, lotta alle discriminazioni e per i diritti, rifiuto radicale dell’omologazione culturale e della disumanizzazione massificatrice delle multinazionali, accoglienza dei più sfortunati, educazione all’amore e al rispetto di se stessi e degli altri per i nostri figli.
L’elenco continuatelo voi, mettendoci parole di pace.
Mi torna in mente una frase emblematica che non ricordo più chi ha proferito.
“Forse non saremo i più adeguati secondo la storia della nostra specie, ma potremmo diventare i primi a tornare ad esserlo”.
Sull’argomento: http://www.rai.it/programmi/report/inchieste/Essere-umani-7bd12b93-f440-4b9c-9263-56ef610413be.html
Articoli di Enzo Varricchio su Ora Legale News:
https://www.oralegalenews.it/?s=Enzo+Varricchio
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