Tutto è granulare

Tutto è granulare

di Massimo Corrado Di Florio

Anche l’imbecillità umana lo è e, perfino, l’intelligenza degli uomini. Una grandiosa massa di microgranuli infinitesimali che compongono il tutto. Un tutto “democritamente” (sì, avete letto bene, non democraticamente) ammassato. E Tutto, ma proprio tutto, non sta mai fermo.

Ma allora com’è possibile che la roccia sia così compatta? e che dire del globo terrestre visto da lontano? Ad esempio dalla luna? Un’illusione mi assale. Insieme ad essa, anche le poche certezze che mi hanno accompagnato in questi sessantuno anni di vita: si sgretolano, si fanno granuli irrequieti in perenne movimento. Siamo piccoli con dentro piccoli atomi e sempre più piccole particelle che ci compongono. L’illusione di essere i protagonisti assoluti di una danza planetaria ci àncora alle poche, ultime, certezze di una grammatica di vita ingarbugliata.

“..Ci si abitua. Sì, tante volte sentiamo dire, o lo diciamo noi stessi, Ci si abitua, lo diciamo, o lo dicono, con una serenità che sembra autentica, perchè in realtà non esiste, o ancora non si è scoperto, altro modo di manifestare all’esterno con tutta la dignità possibile le nostre rassegnazioni, quello che invece nessuno domanda è a costo di cosa, ci si abitua…”

Ah, questa “rassicurante amarezza” del Grande Saramago, con la sua impareggiabile maestrìa nell’uso delle interpunzioni, quanto è lucida nella sua assoluta verità. Un falso Universo di certezze costruito dal più incerto degli elementi dell’Universo stesso – il nostro pensiero claudicante e impaurito – che ci spinge, timidi e rassegnati, a disegnare confini, mutevoli, grazie alla mano stessa che li ha creati, Noi.

Un imbroglio colossale che ci consente di essere un “oltre” quando ancora osserviamo la linea di quello stesso “oltre” solo apparentemente lontano. In realtà è la funzionalità dell’oltre, di ciò che sta ben al di là di noi, che ci rassicura. Guai a chi indugia sulla granularità dell’universo mondo! La aspra critica delle convenzioni (spettacolari invenzioni della finitezza umana) è vietata poichè è nichilismo allo stato puro.

Il rimedio? credere al dogma, uno qualsiasi. E vaglielo poi a raccontare al fisico quantistico di turno o, se proprio si vuol volare più basso, all’esperto informatico che gioca con l’intelligenza artificiale. E, visto che ci siamo, andiamo a raccontarglielo anche all’intelligenza artificiale. A patto che non le abbiamo ancora insegnato il concetto di confine e non l’abbiamo tramortita con le nostre mutevoli convenzioni sui confini stessi. Altrimenti, è assai probabile che riderebbe di gusto…disprezzandoci.

Il primo uomo che, avendo recintato un terreno, ebbe l’idea di proclamare questo è mio, e trovò altri così ingenui da credergli, costui è stato il vero fondatore della società civile. Quanti delitti, quante guerre, quanti assassinii, quante miserie, quanti orrori avrebbe risparmiato al genere umano colui che, strappando i pali o colmando il fosso, avesse gridato ai suoi simili: «Guardatevi dall’ascoltare questo impostore; se dimenticherete che i frutti sono di tutti e che la terra non è di nessuno, sarete perduti! ” Nemmeno vi dico chi l’ha scritto. Dovrebbe essere assai noto.

In questa mia personalissima voglia di raccontare, se solo fossi un animista convinto, proverei a intessere una narrazione verso chi se ne è letteralmente fottuto di qualsivoglia confine o di qualunque altro “oltre“.

Essì, proprio a lui mi rivolgerei, a quel virus maledetto codificato con un numero primo. Anche il virus 19 è granulare. Sta un po’ qui e un po’ lì. Senza confini, per l’appunto, e visto che c’è, senza un briciolo di intelligenza. Noi, poveretti che siamo, circondati da acclamati idioti, sballottati, un po’ qui e un po’ lì, in un crogiolo di mezze verità, ci stiamo perdendo. Loro, invece, inafferrabili, come mister covid.

Ci si abitua a tutto, persino all’idiozia più folle. E’ più facile crederle.

Image credit: Jacques Henri Lartigue; Zissou contre le vent de lhélice,1911
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