Un segnale di clemenza

Un segnale di clemenza

di Maria Brucale (Avvocata in Roma)

È ormai trascorso un anno da quando le vite di tutti noi sono state stravolte da un’impietosa pandemia, un virus potenzialmente letale ha preso in ostaggio le nostre abitudini quotidiane attraversandole con la paura.

Il Covid-19 si è impadronito di ogni canale di trasmissione mediatica in un tam tam ininterrotto di suggestioni spaventose: i numeri del contagio, dei decessi; l’inadeguatezza dei presidi di assistenza sanitaria, dei reparti di terapia intensiva.

Ospedali al collasso che non garantiscono più le cure per tante, gravissime, patologie. Virologi più o meno improvvisati alimentano una condizione generale di smarrimento e di confusione.

Unico dato che viene offerto come certo è la necessità di distanziarsi, di adottare presidi igienici che non permettano al virus di diffondersi, come mascherine di tipo chirurgico; lavarsi frequentemente con prodotti ad alto contenuto alcolico; disinfettare le superfici; aerare spesso i locali.

Non si conoscono appieno le caratteristiche del virus ma si sa che si espande a velocità inaudite e che si può morire e si muore soli, in strutture ospedaliere intasate e senza il conforto dei propri cari.

Il governo reagisce attivando coattivi meccanismi di protezione, chiudendo attività, scuole, cinema, teatri, vite in un martellante progredire di DPCM, convulso, a volte illogico e incomprensibile, sempre opprimente per chi, da libero, affronta, gestendola, la contrazione dei propri spazi.

E in carcere?

Per chi è recluso la pandemia ha solo messaggi di terrore senza ristoro.
Le celle sono tarlate da muffe insalubri, hanno areazione insufficiente e superfici anguste.
Distanziarsi è impensabile, si dividono respiri e umori in ambienti promiscui in cui assai spesso bagno e cucina occupano la stessa lingua di spazio e calzini e mutande si lavano nello stesso lavello delle stoviglie.
I medicinali per pulire li compra chi può e le mascherine sono una chimera.

Intanto arriva l’annuncio che nessuno può più entrare dall’esterno. Vengono interrotte attività didattiche, ludiche e di volontariato, impedite le visite dei familiari.
Un silenzio assordante cattura le anime dei ristretti, rotto soltanto da quel tam tam di paura e di morte.
I detenuti non hanno risposte né aiuto.
Patiscono una condizione strutturale e mai risolta di sovraffollamento. Ricavano mascherine strappando parti dalle lenzuola in dotazione.
Sentono esasperante e struggente una solitudine improvvisa e imposta e la preoccupazione per la salute dei propri cari e per sé stessi si traduce in disperazione.

Esplodono le rivolte e la violenza è sedata nella violenza.

Farmacie e aree sanitarie sono prese d’assalto, indice leggibile della ricerca di aiuto, di pace, il sonno dei calmanti. Tredici persone muoiono nelle rivolte e attendono che sia fatta piena luce. Tredici vite spente in un luogo di custodia che fa capo allo Stato.

Si alza da più parti la voce sulla necessità, sulla improcrastinabile urgenza di provvedimenti di contenuto deflattivo per ridurre le presenze nelle carceri e limitare le assai alte probabilità di contagio in istituti di pena in cui è impossibile il rispetto delle indicazioni di cautela imposte.

Le misure normative ed amministrative stabilite (il decreto c.d. “Cura Italia”; la possibilità di contattare i propri congiunti con chiamate skipe o videochiamate) si sono rivelate del tutto inadeguate a superare un problema ad oggi insormontabile che vede di nuovo crescente il dato numerico dei ristretti negli istituti di pena ed in continua progressione i contagiati, e tra i ristretti e tra le persone del personale penitenziario (polizia, educatori, dirigenti, sanitari).

I rimedi individuati, peraltro, si rivolgono soltanto a detenuti in astratto non pericolosi.

Sanciscono il diritto alla salute come valore da concedere ad alcuni soltanto.
La vita, da valore assoluto, diviene valore relativo da cui sono da escludere le persone detenute per i reati più gravi, i “non emendabili“, i cattivi per sempre, anche se hanno espiato quasi per intero la loro pena e, dunque, nel giro di pochi mesi saranno perdonati dallo Stato di Diritto, pronti al reinserimento ed alla restituzione piena in società, titolari del diritto all’oblio.

E, invece, è fin troppo evidente che, in ragione delle cautele imposte dalla pandemia, i reclusi, tutti, hanno visto ledere la loro aspettativa legittima di accesso alle opportunità trattamentali; alla fruibilità alle cure, alla solerte trattazione delle istanze di libertà da parte degli uffici e dei tribunali di sorveglianza. A una vita detentiva non connotata da una afflizione psicologica in sé violenta, dettata dal rischio della pandemia in condizioni di impossibilità di protezione nella patologica e coatta convivenza, in luoghi infimi e fatiscenti di stretta contiguità e hanno patito e patiscono la percezione di un muro invalicabile che si traduce in isolamento, impotenza, abbandono.
È tempo di un segnale di clemenza, di speranza.

Image credit: Jody Davis da Pixabay

#TOPICS: ultimi articoli

Arte e Giustizia, filo rosso tra due mondi

Giulia Reina
Favorire le sinergie tra due mondi diversi ma da sempre collegati e collegabili

Leggi l'articolo

Al servizio dei giovani artisti di talento

Nicola Cea
La Fondazione Michele Cea persegue come scopo principale il sostegno ad artisti, giovani e non, in condizioni economiche disagiate

Leggi l'articolo

Arti e processo

Roberto Oliveri del Castillo
Pensare il diritto e il suo limite significa anche pensare il diritto a partire da ciò che eccede i suoi rassicuranti perimetri disciplinari

Leggi l'articolo

Le imprese tra diritto e letteratura

Umberto Apice
Sembra un destino ineludibile quello di tutta la storia del fallimento a seconda che prevalga l’interesse del ceto imprenditoriale creditorio o quello della comunità nel suo complesso

Leggi l'articolo

Famiglie e non discriminazione

Rosa Chieco
La famiglia continua ad essere considerata come formazione fondativa della società alla luce di nuovi e diversi criteri

Leggi l'articolo

La risoluzione della crisi on line

Lucia Legati
I conflitti familiari portano con sé una quantità ed una qualità di emozioni e di affetti destrutturati

Leggi l'articolo

Io negozio, il giudice separa

Roberta Valente
In un mare di disagi e incertezze noi Avvocati di famiglia continuiamo a negoziare e a scrivere accordi

Leggi l'articolo

Delitto d’autore

Massimo Corrado Di Florio
Nulla sarà più come prima.
Il delitto d’autore incombe. Meravigliosa odissea dell’arte e mirabolante pornografia della luce.

Leggi l'articolo

Un paio di ali sulle spalle

Luca Trapanese
Dovremmo iniziare a considerare famiglia il luogo dell’amore, della condivisione, dell’accoglienza

Leggi l'articolo

Archivio

Indice

Rubriche: ultimi articoli

Et de hoc satis!

Pubblicato in

E posso continuare così. Vox populi vox dei. Ma non…

Famiglie e non discriminazione

Pubblicato in |||

Rosa Chieco
La famiglia continua ad essere considerata come formazione fondativa della società alla luce di nuovi e diversi criteri

La risoluzione della crisi on line

Pubblicato in ||||

Lucia Legati
I conflitti familiari portano con sé una quantità ed una qualità di emozioni e di affetti destrutturati

Io negozio, il giudice separa

Pubblicato in ||||

Roberta Valente
In un mare di disagi e incertezze noi Avvocati di famiglia continuiamo a negoziare e a scrivere accordi

Un paio di ali sulle spalle

Pubblicato in ||||

Luca Trapanese
Dovremmo iniziare a considerare famiglia il luogo dell’amore, della condivisione, dell’accoglienza

Le rose e il pane

Pubblicato in ||||

Giovanna Fava
Non è questo il significato di parità all’interno della famiglia che pensavano i nostri costituenti

Famiglie in giudizio

Pubblicato in |||

Alessanda Capuano Branca
Osservate dall’interno dei Tribunali, sono l’evoluzione mostruosa di quelle che la società dei consumi ci propina

L’amore è un accidente

Pubblicato in |||

Anna Losurdo
Ciò che crea il legame familiare tra le persone che compongono una famiglia è il progetto che esse condividono

Bigenitorialità falso mito

Pubblicato in |||

Ida Grimaldi
Il fanciullo, nelle procedure che lo riguardano, deve essere considerato soggetto di diritti e non oggetto di diritti

Criteri ambientali minimi

Pubblicato in |||

Vincenzo Arbore
Lo sguardo alla cura del pianeta, sebbene affetto da un leggero strabismo verso gli interessi finanziari, appare comunque una necessità

Una questione democratica

Pubblicato in ||||

Stefania Cavagnoli
Il linguaggio giuridico è una varietà linguistica di prestigio, che può esercitare un grande potere e spesso perfino forza normativa

La grammatica dell’imputato

Pubblicato in ||||

Giorgia Fusacchia
Alla “grammatica della non agentività” dell’imputato si contrappone la “grammatica dell’agente inefficiente” della parte offesa