Le libertà al tempo del COVID 19
di Fernanda D’Ambrogio (Avvocata in Caserta)
“Ma se avessi previsto tutto questo- dati, cause e pretesto-……e accetto i crucifige e così sia“, cantava Guccini nell’Avvelenata.
Mai come in questo momento di grave crisi sanitaria, che ha imposto la sospensione, mai verificatasi nella storia, di diritti costituzionali, quali la libertà di circolazione e di soggiorno, di iniziativa economica, di religione e di riunione, abbiamo accettato i crucifige imposti senza batter ciglio.
Decisioni adottate attraverso la decretazione d’urgenza dall’organo esecutivo, in assenza delle garanzie democratiche assicurate dal Parlamento e previste dalla Costituzione: il tutto in nome del diritto alla salute, fondamentale e preminente nella contingente e temporanea situazione, perché connesso al bene supremo della vita.
Le misure adottate sono del tutto anomale, perché non previste nemmeno in stato di guerra, in Italia come in altri Paesi democratici del mondo.
È emerso un nuovo sito Web, il COVID-19 Civic Freedom Tracker (https://www.icnl.org/covid19tracker/), che elenca i paesi in ordine alfabetico, fornendo anche una sintesi delle misure introdotte, il modo in cui la norma o la legge è stata creata e la data in cui è stata approvata, monitorando le risposte dei governi alla pandemia che colpisce le libertà civili e i diritti umani.
Il tracker fa parte di un progetto congiunto con il Centro internazionale per i diritti no profit (ICNL), il Centro europeo per i diritti no profit (ECNL) e Fionnuala Ní Aoláin, il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla promozione e protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali nella lotta al terrorismo.
L’ICNL rileva che la crisi può essere utilizzata come “pretesto” dai governi per violare i diritti e Ní Aoláin spiega: “gli stati e le istituzioni del settore della sicurezza troveranno interessanti i poteri di emergenza perché offrono scorciatoie”, con il risultato che i poteri ottenuti durante le emergenze potrebbero diventare permanenti.
Indubbiamente il problema si pone- e l’Ungheria ne è la prova -, ed è sicuramente aggravato dalla necessità dell’utilizzo delle tecnologie informatiche volte a raccogliere i dati sulla diffusione del virus, a monitorare le aree di contagio attraverso la tracciabilità dei movimenti dei lavoratori, al fine di garantire la ripresa dell’attività produttiva nelle aree non più infette.
È una ulteriore stretta ai diritti ed un pericolo alla protezione dei dati personali, se non si adottano misure tese a garantire la segretezza dei dati raccolti, l’utilizzo per i soli fini indicati e l’immediata distruzione al perseguimento del fine.
È evidente, dunque, che nel nostro Paese, in tempo di COVID 19 si devono far convivere i valori, costituzionalmente garantiti, su cui fonda la società, partendo dalla Carta Costituzionale, che costituisce il baluardo di tutte le libertà giuridicamente protette, nella graduazione che la situazione contingente impone.
La funzione del giurista, in questo contesto, rimane sempre quella di tenere alta la guardia, a presidio della democrazia e del rigoroso rispetto della legge.
Image credit: Stormtrooper, Andrew Martin da Pixabay
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