Delirio del bello

Delirio del bello

di Massimo Corrado Di Florio

Per ogni notte che passa insonne e per ogni giorno di veglia che passa, mi arrendo a me stesso.
Ogni notte necessito di sognare di me per rendermi bello e levigato come certa carta patinata e senza bisogno di ritocchi.
Per ogni notte che passo a sognare di me, per rendermi bella e levigata come certa carta patinata e senza bisogno di ritocchi. E così, durante le veglie sofferte di ogni giorno, sopporto me stessa e sopporto chi mi sta accanto

E così per ogni giorno che passa sopporto me stesso e sopporto chi mi sta accanto.

Due morti che insieme sopportano se stessi e sopportano i tanti se stessi. Purchè nelle loro notti possano sognare di sé senza le distorsioni della vita quotidiana.

Sogni pubblicitari in cui rispecchiarsi senza i confini di una ruga profonda e senza la secchezza di una pelle che si scompagina e si defolia con la costanza tipica di una lancetta dei secondi (sì, dei secondi, di quei secondi che se ne fregano delle ore e perfino dei minuti).

Il punto di approdo è un mero sognare che faccia fuggire da loro stessi la loro cruda realtà epidermica che li rende semplicemente non belli.
Delirio del bello che non c’è, di un photoshop gratuito e senza app da scaricare. È sufficiente una pillola per dormire.

Piccole inquadrature in close-up, singole pose oniriche che acconciano questi due disgraziati, come tanti altri dis-graziati dalla vita dura, difficile, solitaria che soverchia e sovrasta. E che passa.
Vittime del bello che sfiora la pelle e che non è sostanza.
Delirio del bello. Che passa e che nulla lascia.

Nel primo piano del volto lo sfondo sfuma completamente, e ciò porta a una perdita di mondo. L’estetica del close-up rispecchia una società diventata essa stessa una società-close-up.
Byun-Chul Han “La salvezza del bello“, pag. 22

Mai più nulla di sublime tra questi due estranei nello stesso letto e nella stessa casa -orrida come un pertugio profondo scavato nella terra-. Niente più come prima, poiché perfino il prima cerca di sognare se stesso per rendersi gradevole a sé e sperare in un dopo, più bello di prima. Somma contraddizione tra un momento che c’era e uno che sarà.
Sogni senza bisogni.

Delirio del bello. Che passa prima e ancora prima e ancora più di prima. E che nulla lascia. Non più. Una perdita di mondo, per l’appunto.

Fine della storia e di qualunque altra storia fatta di ricorsi e di ricorsi e di ricorsi e di ricorsi. Che stanchezza. Così gira il mondo. Così gira pure quello del principe Myškin che non fu mai un idiota ma soltanto un innamorato del Bello.

Image credit: David Mark da Pixabay

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