Glottologia della guerra
di Paola Furini (Avvocata in Milano – FronteVerso Network)
Dopo la caduta del muro di Berlino e la fine della guerra fredda ci eravamo illusi di essersi lasciati alle spalle il terrore dell’Apocalisse nucleare. Ora invece, dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, sono sempre di più gli articoli e i dibattiti sul possibile uso delle armi atomiche.
Sarebbe opportuno che chi è in grado di parlare alle masse e a chi detiene gli ordigni nucleari alzasse la voce e si facesse sentire, come accaduto in passato, quando eravamo sull’orlo del precipizio.
Ricordiamo Einstein, genio ed inventore della bomba atomica, cui è stata attribuita una affermazione agghiacciante “non so come sarà combattuta la terza guerra mondiale ma posso dirti cosa si userà nella quarta: pietre e bastoni“.
La frase è stata pronunciata dopo la fine della seconda guerra mondiale.
In quegli stessi anni alcuni scienziati dell’Università di Chicago, per semplificare il concetto, hanno inventato un orologio metaforico, l’orologio dell’apocalisse (Doomsday clock) che misura il tempo che manca alla fine del mondo, immaginata a mezzanotte. I minuti che la precedono indicano la distanza dall’evento e le lancette vengono spostate avanti o indietro, a seconda del pericolo, una volta all’anno. Mai come ora siamo vicini alla mezzanotte.
In passato anche la musica ha contributo ad allertare le persone.
Tra le tante canzoni ricordo la meravigliosa ed inquietante “Noi non ci saremo” di Francesco Guccini. L’incipit preannuncia “Vedremo nel cielo una sfera di fuoco più grande del sole e più vasta del mondo”. L’immagine potentissima richiama alla mente la palla di fuoco che il cui diametro si allarga in maniera esponenziale vista nei documentari su Hiroshima e Nagasaki. La prima strofa prosegue preannunciando che dopo l’esplosione nemmeno un grido risuonerà … per mille secoli almeno.
Silenzio per millenni. Autoannientamento. Ecco, secondo il cantautore, cosa aspetta la nostra terra.
Imprescindibile il contributo del cinema. Tra i tanti film assai significativo è l’americano The day after – Il giorno dopo, diretto da Nicholas Meyer nel 1983.
Il film descrive un reciproco attacco con armi nucleari tra Stati Uniti e Unione Sovietica e le sue conseguenze.
Il trailer italiano diceva “se questo giorno dovesse venire sarebbe la fine di tutti i giorni”.
Noi occidentali non eravamo più abituati ad avere paura e le voci di chi denunciava le minacce nucleari si sono spente o non le abbiamo più ascoltate.
Bisogna assolutamente che si alzino di nuovo e che gridino, nel linguaggio loro più congeniale, NO alla guerra, NO all’autodistruzione.
Di Paola Furini, su Ora Legale News
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