La bollinatura della RGS
di Donata Grottola (Dirigente SAUR Puglia)
La “bollinatura”, che negli ultimi anni è venuta spesso in rilievo nel dibattito politico italiano, è l’atto finale dell’attività di controllo e vigilanza espletata dalla Ragioneria generale dello Stato nell’ambito delle politiche di finanza pubblica, nei processi e negli adempimenti di bilancio, per la corretta gestione e la rigorosa programmazione delle risorse pubbliche, in funzione di supporto del Parlamento e del Governo, nonché del Ministro dell’Economia e delle Finanze.
Tale attività della RGS, supportata da un adeguato strumentario normativo, si inserisce in un quadro molto interessante dei rapporti in materia di finanza pubblica tra Governo, Amministrazione finanziaria, Parlamento, Presidenza della Repubblica, Corte dei conti, Corte costituzionale, in quanto l’intero assetto ordinamentale non può che fondarsi sull’equilibrato apporto delle sue varie componenti.
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Nella foto:
Il “palazzone” sorto come Ministero delle Finanze e divenuto poi sede del Ministero del Tesoro e del Bilancio, attuale Ministero dell’Economia e Finanze, primo dei palazzoni ministeriali di Roma capitale.
Fu voluto da Quintino Sella, che pensò di ospitare qui i 2.200 dipendenti del ministero delle Finanze del Regno d’Italia (compreso il personale della Corte dei Conti e delle direzioni generali del Tesoro, del Demanio, del Debito Pubblico e della Cassa depositi e prestiti).
Ospitò per un periodo anche il Consiglio dei Ministri, nella cosiddetta Sala della Maggioranza, mentre la Sala del Parlamentino fu storicamente sede delle udienze pubbliche della Corte dei Conti, fino al suo trasferimento nel palazzo di viale Mazzini nel dicembre 1962.
Fu realizzato in cinque anni su progetto di Raffaele Canevari ed i lavori vennero compiuti dalla società Breda tra il 1872 ed il 1877, anche se l’edificio fu consegnato al demanio soltanto nel 1881 per una serie di ostacoli di natura archeologica.
Furono rinvenute, infatti, tracce delle Mura Serviane (in particolare qui si apriva l’antica “porta Collina”), resti di edifici culturali di età repubblicana, aule di culto mitraico e cristiano, edifici termali di età imperiale.
Durante i lavori rimasero vittime di incidenti, alcuni anche mortali, ben 70 operai, ragion per cui l’edificio fu denominato “palazzone delle disgrazie”. L’assetto è quello tipico neorinascimentale, su due piani, oltre al pianterreno bugnato e l’ammezzato sopra il cornicione con frontone, sul quale è posto un bel gruppo marmoreo costituito dallo stemma sabaudo e da varie figure allegoriche
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