facciamoci del mare

Facciamoci del mare

di Nicky Persico (Avvocato in Bari e poeta)

Ebbene sì.
Il conto è arrivato, infine.
Come siamo sciocchi, noi esseri umani, quando crediamo di essere furbi.
Come siamo illusi, di fronte al mare. Convinti che possa portare lontano ogni cosa, disintegrarla, far sì che non esista più.
Esattamente come coprirsi gli occhi e pensare che se noi non vediamo nessuno, nessuno ci vedrà.
Perché, appunto, siamo furbi. Già. Dei veri geni, quasi oserei dire.
Per poi, un giorno, ritrovarci sommersi di quel che abbiamo ‘buttato via’.
Ha solo fatto un lungo giro, e poi è tornato tutto: ogni singola bottiglietta, ogni busta, ogni tappo.
Ma in fondo chissenefrega: possiamo sempre prendere il sole, no?
Ah, vero, da quello ormai bisogna praticamente difendersi, per via del buco nell’ozono o cose del genere.
Ma un po’ d’aria fresca, sulla riva, è sempre pronta, giusto?
Uhm, no: c’è il riscaldamento globale, e a volte il caldo è talmente insopportabile che si soffre anche in spiaggia.
Ragazzi, sapete che vi dico: una bella mangiata di pesce , però, non ce la leva nessuno!
Ah sì? C’è un altro problema?
Cavolo, ogni rifiuto, ridotto in minuscoli frammenti, finisce nei nostri piatti. E così, secondo recenti ricerche – ed era intuitivo, in verità – mangiamo ogni settimana l’equivalente di una carta di credito.
Ma allora, cosa ci resta?
Un mare di plastica, mangiando un gelato al gusto di fragola, all’ombra di un telo che ci difende dal sole, facendo attenzione alle schegge di vetro che spuntano dalla sabbia.
E un tuffo refrigerante tra le alghe tossiche, le meduse urticanti e i pesci tropicali, tra colibatteri, nafta, e altri regali.
Se proprio non fossimo capaci di non gettare rifiuti in mare, foss’anche con vie traverse, per salvare pesci, uccelli, tartarughe e quant’altro, dovremmo almeno esserlo per salvare noi stessi: ma l’ottusità può più dell’egoismo. E ci facciamo del mare.
Infine lo troveremo pure, un angolo visuale adatto, scansando nell’inquadratura una bottiglia vuota, un sacchetto nero, e una lattina arrugginita, lo spazio per uno scatto da esibire con orgoglio incontaminato. Per far vedere al mondo intero che è arrivata ancora una volta l’estate.
Non è colpa nostra, in fondo. Sono malefatte del passato, quelle che si manifestano adesso.
Noi stiamo acquisendo una coscienza sociale, su questa plastica maledetta. Noi il sacchetto lo conferiamo come si deve.
Poco ci importa, al fresco dell’aria condizionata, quel che d’altro stiamo combinando. Si scioglieranno i ghiacciai, per questo: ma tanto, tanto lontano.
Il mare, dal canto suo, ci osserva perplesso. E si consola, pensando che siamo biodegradabili, almeno noi, nel giro di qualche anno.
A parte l’equivalente di qualche carta di credito, naturalmente.
Perché ormai, reciteranno, plastica siamo, e plastica ritorneremo.

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