violenze #11
di Carmela Formicola (Giornalista)
Come “il bambino che morde il cane” la notizia di Nancy Lucente, 29 anni, che uccide suo marito Francesco Armigero con un’unica coltellata, ha fatto clamore per il rovesciamento (apparente) dei ruoli.
“Non solo femminicidi“, hanno commentato (entusiasti) certi osservatori poco inclini ad accettare che viceversa gli omicidi delle donne SONO un fenomeno. Un fenomeno drammatico che cresce a dismisura.
Ma torniamo ad Acquaviva delle Fonti, a quella palazzina orrida di intonaci scrostati e balconi abusivi in una periferia urbana e sociale che cova violenza. Qui Nancy avrebbe sì inferto una coltellata fatale al proprio marito, presumibilmente dinanzi agli occhi di uno dei loro bambini, ma va indagato e compreso il contesto nel quale l’omicidio dell’uomo si è consumato.
Sotto lo stesso tetto abitavano l’uomo, la moglie, i loro due figli piccoli e l’amante di lui. Situazione grottesca, se vista dall’esterno, una di quelle scene cinematografiche da bruttisporchiecattivi che ipotizziamo possa essere “normale” e codificata a certe latitudini sociali.
Ma è ben chiaro, piuttosto, che in questa sconnessa rete di relazioni pseudoaffettive, i ruoli siano ancora evidenti tra chi predomina e chi subisce. La violenza divampa in maniera molteplice: quella fisica, quella economica, quella psicologica.
La vicenda di Acquaviva delle Fonti testimonia il persistere del gioco dei ruoli: una figura maschile egemone, due figure femminili subalterne. E’ lui ad infliggere, all’una e all’altra, una convivenza forzata e l’inevitabile aria irrespirabile della lacerazione e della tragedia annunciata. Inevitabile, forse.
O forse no, perché il tema sullo sfondo è la totale assenza di aiuto e di prevenzione, ad ogni latitudine sociale e geografica.
La latitanza dei servizi sociali, certo scetticismo da parte delle forze dell’ordine, agenzie educative inadeguate.
“Insegniamo alle donne a difendersi dagli stupri, non agli uomini a non stuprare”, l’osservazione di fondo che, per estensione, ci rimanda a una società che non ha alcuna volontà di affrontare il tema CULTURALE della violenza di genere.
Va affrontata, in quest’ottica, anche certa sterile retorica. Un esempio? A breve faremo i conti con convegni, dibattiti e simposi del 25 novembre, la fatidica Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Un nuovo “ottomarzo” sotto forma di impegno ma con l’identica matrice narcisista di alcuni organismi femminili.
Cambiamo linguaggio, forma e sostanza, cambiamo la nostra rabbia e la nostra forza. Altrimenti, oltre alle parole, ancora una volta conteremo i lutti.
photo credit: anankenews.it
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